Alzi la mano chi non ha mai fatto lo screen di un libro visto in un film per poi andarselo a comprare su Amazon. Ok, manine alzate non pervenute.
Eppure questa pratica può portare benefici effetti alla nostra cultura visiva e non solo a quella. Perché oltre agli screen c’è di più: c’è chi quel libro lo scrive proprio, lo scrive e poi lo pubblica. Lo può fare perché quel libro non esiste, appartiene alla schiera degli oggetti che la nostra Sara Biffi chiama “libri apocrifi, un po’ come il Necronomicon in Lovecraft“.
E Lovecraft ci sta tutto, perché stiamo parlando di “Fantasmi di oggi e leggende nere dell’età moderna”, il libro fittizio dell’altrettanto fittizia scrittrice Amanda Righetti impersonata da Giuliana Calandra nel film cult del 1975 “Profondo Rosso” di Dario Argento e che Mario Gazzola e Andrea Carlo Cappi hanno trasformato in un’antologia di racconti reali scritti da autori italiani, penne fantasma che si rivelano solo alla fine del libro (ma siccome siamo sadici eccovi l’elenco dei magnifici 10: Claudio Bovino, Claudia Salvatori, Enrico Luceri, Andrea Carlo Cappi, Paolo Di Orazio, Giada Trebeschi, Roberta Guardascione, Gian Luca Margheriti, Mario Gazzola, Luigi Cozzi).

Ciò è stato possibile perché effettivamente nel film si vedono sia la copertina che l’indice (ed è inutile aggiungere che si vede effettivamente anche il volto dell’omicida, ma questa è un’altra storia e non vogliamo rovinare la sorpresa ai 4 gatti che il film non l’hanno ancora visto) e questo è bastato per accendere la miccia nella fantasia di Mario Gazzola e Andrea Carlo Cappi, che hanno deciso di conferire una vera e propria dignità esistenziale, fisica, storica, a questo libro di Amanda Righetti, ovviamente facendolo pubblicare dalle Edizioni Profondo Rosso di Roma.
“Rien ne va plus, les jeux sont faits”: “Fantasmi di oggi e leggende nere dell’età moderna. Il libro perduto del film «Profondo Rosso»”, 214 pagine per una scorribanda storica, còlta, letteraria, sospesa a mezz’aria fra realtà e fantasia, che non solo costruiscono i resoconti a metà fra leggenda e reportage còlto, ma ricostruiscono la biografia di Amanda Righetti, una biografia romanzata ovviamente, facendole firmare le introduzioni per ogni racconto, attribuendole la ventura di una prima pubblicazione dell’opera negli anni 50 e la successiva riedizione nel 1975, anno di Profondo Rosso. Questa la cronistoria, a metà fra realtà cinematografica e fantasia letteraria:
Nata a Roma nel 1931, Amanda Righetti rimane orfana ventenne, studia antropologia e vive grazie ai proventi dei suoi libri e articoli sui misteri.
Il contesto: il caso “Profondo rosso” (1975)
- L’omicidio Ulmann: Nel marzo 1975 a Roma viene assassinata la sensitiva tedesca Helga Ulmann, subito dopo aver percepito una presenza omicida tra il pubblico durante una conferenza teatrale. È l’inizio di una catena di efferati delitti.
- L’indizio sonoro: Un superstite rivela che sulle scene dei crimini risuonava una canzoncina infantile registrata, la stessa udita nel 1954 nei pressi di una villa ritenuta infestata.
La figura di Amanda Righetti e il libro scomparso
- Il saggio d’esordio: Di quella “casa maledetta” si era occupata la studiosa di misteri Amanda Righetti nel suo libro d’esordio Fantasmi di oggi e leggende nere dell’età moderna (Sgra Editore, Perugia, 1956). Poco dopo la serie di omicidi del ’75, anche la Righetti viene assassinata.
- I misteri irrisolti: Perché la Righetti è stata uccisa quasi vent’anni dopo la pubblicazione del libro? Il saggio conteneva indizi compromettenti o la scrittrice aveva scoperto un nuovo segreto legato al “fantasma della villa”?
- La ricerca del testo: Il libro della Righetti era introvabile: la casa editrice Sgra aveva chiuso da quarant’anni e l’unica copia nota in biblioteca a Roma era stata mandata al macero nel 1976.
La scoperta del materiale inedito
- Il colpo di scena: I curatori rintracciano a Perugia una ex redattrice della casa editrice (rimasta anonima). La donna non solo possedeva la copia del 1956, ma anche i materiali per una nuova edizione riveduta, corretta e ampliata (con un undicesimo capitolo inedito) a cui la Righetti lavorava nel 1975, poco prima di essere uccisa.
- La lettera rivelatrice: Dai documenti e da una letterata inviata alla casa editrice prima di morire, emerge che la Righetti aveva scoperto ulteriori dettagli sul mistero della villa, ignorando però il legame con il caso Ulmann che in quei giorni dominava i media.
Il resto, come si suol dire, è storia, anzi antologia letteraria: 11 racconti scritti da altrettanti scrittori italiani, fra cui gli stessi Gazzola e Cappi, più la special guest cioè il mitico Luigi Cozzi. Fra tutti spiccano “La strega di Pordenone”, “Il mistero del bosco di betulle”, “La danza nel cimitero” e “Daria e la chiesa” (e crediamo che qualunque riferimento alla bravissima e bellissima Daria Nicolodi sia puramente voluto, ce la ricordiamo in tutto il suo splendore in “Shock” di Mario Bava), ma citare solo loro sarebbe fare un torto a tutti gli altri, perché il risultato finale di questa “rianimazione” letteraria è eccellente.
Ci piace però appuntare una piccola glossa a uno di questi racconti, dove riappaiono come trasfigurati nella finzione letteraria i quadri di Enrico Colombotto Rosso, che nel film avrebbero dovuto arredare la casa di Clara Calamai e che in realtà, cioè nella finzione cinematografica del film, vennero sostituiti da delle copie, pare perché Colombotto Rosso aveva scazzato con la produzione del film.
Dopotutto, del cortocircuito estetico tra Argento e l’artista torinese ne avevo già ampiamente parlato in occasione della grande rassegna torinese, nell’articolo dedicato alla mostra di Profondo Rosso e Colombotto Rosso a Torino.
E qui ci fermiamo, sia perché siamo in zona spoiler sia perché in queste scatole cinesi dove vero e falso e verosimile e storia e fantasia si mescolano l’un nell’altro non ci raccapezziamo più. Per citare il mitico John Trent eroe di un canale YouTube, questo libro è “da leggere, da leggere, da leggere”.














