Ferrara, il Festival delle Città Identitarie fa centro

0
Festival delle Città Identitarie a Ferrara il punto sulla cultura e l'arte nel focus editoriale su ilgiornaleoff.it diretto dal critico d'arte Emanuele Beluffi

La sciabolata del direttore editoriale — Quando c’è da dare spazio alla cultura che argina il politicamente corretto, OFF risponde “presente!”. Il debutto del Festival a Ferrara dimostra che le battaglie culturali sul territorio lasciano il segno e azzerano i soliti, anacronistici livori di quelli che ben pensano (vedi l’articolo originale pubblicato su CulturaIdentità e che qui vi riproponiamo).
— Emanuele Beluffi

Ferrara riscopre le proprie radici e fa il pieno di pubblico. Piazza Municipio e la Sala Estense hanno registrato il tutto esaurito in occasione del debutto della XII edizione del Festival delle Città Identitarie. Due ore fitte di spettacolo, cultura e dibattito d’alto livello, sapientemente orchestrate dal direttore artistico Edoardo Sylos Labini. Sul palco è andato in scena un mix perfetto di narrazione storica, teatro e grande musica: dagli approfondimenti della storica Roberta Iotti alle riflessioni del Presidente del Vittoriale, Giordano Bruno Guerri, fino alle incursioni attoriali di Stefano Muroni, il tutto impreziosito dalle arie liriche interpretate da una straordinaria Maria Rita Combattelli, accompagnata al pianoforte dal Maestro Sergio Colicchio.

Il riscatto della cultura 

L’entusiasmo tra le poltrone si è respirato fin dalle prime battute, quando il vicesindaco di Ferrara, Alessandro Balboni, ha dato ufficialmente il via a una kermesse culturale destinata a lasciare il segno in città. 

«Per noi è essenziale dare valore alla storia e all’identità ferrarese», ha dichiarato dal palco un emozionato e soddisfatto Balboni, che ha fortemente voluto l’arrivo del Festival in città con il sostegno del Ministero della Cultura. «Dobbiamo essere fieri di vivere in una città così ricca di tradizione e cultura. Questo progetto serve proprio a risvegliare e a incoraggiare in noi l’orgoglio profondo di essere ferraresi».

Giordano Bruno Guerri sdogana il “revisionismo” e racconta Balbo

In una Sala Estense trasformata per una sera in quel laboratorio di bellezza che rese Ferrara la vera capitale del Rinascimento, le note del Maestro Colicchio e la voce della Combattelli (impegnata in “Tornami a vagheggiare” dall’Alcina di Haendel) hanno dialogato con le immagini sul maxischermo. Ma il momento più atteso era l’intervento di uno dei massimi storici e intellettuali italiani, Giordano Bruno Guerri, che non ha tradito le aspettative. Pungolato da Sylos Labini, lo storico ha risposto da par suo ai mal di pancia della sinistra locale, infastidita dalla presenza in programma della figura di Italo Balbo.

«Revisionismo? Guardate che non è una parolaccia», ha scandito con chiarezza Guerri. «Se i medici non fossero stati revisionisti, oggi non avremmo la medicina moderna. E se gli architetti non avessero revisionato il passato, adesso vivremmo ancora nelle capanne. Nella vita di Balbo ci sono state, come in ogni figura storica complessa, luci e ombre».

Il Presidente del Vittoriale ha quindi ripercorso la genesi delle camicie nere, ideate proprio dal trasvolatore ferrarese, ricordando come la violenza politica in quegli anni tragici appartenesse a entrambi i lati della barricata, prima dello scontro finale. Balbo, forte dell’esperienza come ardito nelle trincee della Grande Guerra, formò militarmente le sue squadre. Eppure – ha sottolineato Guerri – lo stesso Balbo fu il geniale inventore dell’aviazione italiana, l’uomo che osò criticare Mussolini, che si oppose fermamente alle leggi razziali nel Gran Consiglio e che attaccò duramente il Duce per la folle alleanza con Hitler. Negare la complessità di questi fatti storici, ha concluso il professore, quello sì che è vero, cieco revisionismo.

Lucrezia Borgia, una “manager” del Rinascimento

Festival delle Città Identitarie a Ferrara il punto sulla cultura e l'arte nel focus editoriale su ilgiornaleoff.it diretto dal critico d'arte Emanuele Beluffi

Dalla storia del Novecento ai fasti della corte estense: la storica Roberta Iotti ha guidato la platea in un viaggio nel tempo per riabilitare un’altra figura troppo spesso mitizzata in negativo: Lucrezia Borgia. «Non fu affatto la donna cupa della leggenda nera», ha spiegato la Iotti. «Lucrezia fu una straordinaria donna di potere, capace di governare Ferrara con rigore e competenza, una vera e propria sapiente imprenditrice di se stessa».

La Iotti ha ricordato come la Borgia pretese le nozze estensi proprio per legarsi a un consorte di rango e autorità, e come gestì lo Stato con acume politico durante le assenze del marito, garantendo eredi maschi alla casata. Una parabola conclusasi nel segno di una profonda spiritualità: da potente e ricchissima figlia del Papa a terziaria francescana, che scelse di essere sepolta indossando il saio del “poverello” di Assisi.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here