Libertà e disciplina, il dialogo impossibile tra Kossuth e Kokocinski

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Alcune mostre nascono dall’incontro tra opere, altre da un incontro tra artisti, più raramente, alcune prendono forma da un’assenza. “Libertà e Disciplina: un dialogo necessario”, progetto ideato e curato da Matteo Pacini tra Città della Pieve e Tuscania, appartiene a questa categoria più rara: quella delle esposizioni che costruiscono una conversazione tra artisti che non possono più parlarsi, ma che continuano a interrogarsi attraverso il linguaggio che hanno affidato alle loro opere.

Wolfgang Alexander Kossuth e Alessandro Kokocinski non condividono una poetica, né un’estetica, né un medesimo modo di guardare il mondo. Eppure, qualcosa li unisce. È una tensione profonda, una domanda che attraversa in modi diversi il loro lavoro: che cosa significa essere liberi?

La mostra non cerca risposte definitive. Piuttosto costruisce uno spazio di confronto in cui la libertà smette di essere uno slogan e torna a essere un problema. Un tema da abitare, da mettere in discussione, da osservare nelle sue contraddizioni.

Le esposizioni, di durata annuale,  si sviluppano in due luoghi che sono anche due geografie interiori. Da una parte lo Spazio Kossuth di Città della Pieve, che dal 30 maggio ospita una selezione di opere di Alessandro Kokocinski. Dall’altra lo Studio e Archivio Kokocinski di Tuscania, dove dal 6 giugno sarà presentata una grande installazione di Kossuth dedicata a Salomè. Due sedi, due percorsi, un unico racconto.

Il progetto assume un significato ulteriore perché all’interno dei luoghi che hanno custodito la loro ricerca e la loro memoria, grazie all’impegno di Giovanna Velluti Kokocinski e Giuliana Alzati Kossuth, che hanno reso possibile questo confronto oltre il tempo.

Entrando nello spazio pievese ci si trova immersi nell’universo teatrale di Kokocinski. Un mondo popolato da clown, acrobati, figure erranti e creature sospese tra sogno e memoria. Al centro emerge Petruska, il celebre burattino della tradizione russa che accompagna da anni la ricerca dell’artista. Non è una scelta casuale. Petruska è una figura paradossale: vincolata ai fili che la muovono, ma capace di esprimere una propria irriducibile verità. La sua apparente dipendenza diventa metafora di una libertà che non coincide con l’assenza di regole, ma con la capacità di attraversarle senza esserne annientati.

Nelle opere esposte la materia sembra trattenere il tempo. Le superfici sono scavate, consumate, attraversate da stratificazioni che restituiscono l’impressione di qualcosa che emerge e contemporaneamente si dissolve. Le figure di Kokocinski non si impongono mai allo sguardo: appaiono. Affiorano come ricordi o presenze interiori, portando con sé una fragilità che diventa forza poetica.

A Tuscania il registro cambia radicalmente. Qui è la figura di Salomè a occupare la scena. La grande installazione di Wolfgang Alexander Kossuth accoglie il visitatore con la forza di una presenza monumentale. La perfezione anatomica, la pulizia delle forme, la precisione della costruzione plastica raccontano una ricerca fondata sul rigore e sulla misura.

Ma dietro la bellezza si apre una domanda inquieta. Salomè non è soltanto un soggetto biblico. Diventa il simbolo di una libertà che, smarrito ogni limite, rischia di trasformarsi in arbitrio. La tensione drammatica dell’opera nasce proprio da questo cortocircuito: la perfezione formale convive con una profonda ambiguità morale. Il corpo seduce e al tempo stesso mette in guardia.

È qui che il dialogo tra i due artisti trova il suo punto più interessante. Kokocinski e Kossuth sembrano procedere in direzioni opposte. Il primo lavora sulla ferita, sull’instabilità, sull’umanità fragile delle sue figure. Il secondo ricerca la sintesi, l’equilibrio, la costruzione rigorosa della forma. Eppure, entrambi finiscono per convergere sullo stesso nodo: la libertà non può esistere senza una relazione con il limite.

In un presente che tende a identificare la libertà con la possibilità di fare qualunque cosa, la mostra introduce una sfumatura diversa. Suggerisce che la disciplina non sia necessariamente una costrizione, ma una forma di responsabilità. Non una negazione della libertà, bensì la sua condizione.

Forse è proprio questo l’aspetto più attuale del progetto. “Libertà e Disciplina” ci ricorda che ogni autentica possibilità di scelta nasce da un equilibrio fragile e continuamente da costruire. Un equilibrio che Kossuth e Kokocinski, ciascuno con il proprio linguaggio, hanno cercato per tutta la vita.

Oggi quel dialogo continua, non tra due artisti, ma tra le loro opere e il nostro sguardo.

 

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