
Ci sono icone che entrano nell’immaginario collettivo con la forza di un tormentone estivo e vi rimangono impresse, fresche e intatte, per decenni. Era il 2001 quando una giovanissima Luisa Ranieri, accanto a un altrettanto dirompente Edoardo Sylos Labini, pronunciava quel fatidico «Antò, fa caldo!» sotto la sensibile regia di Alessandro D’Alatri. Uno spot che ha fatto epoca, certo, ma che per la Ranieri è stato solo il trampolino di lancio verso una carriera straordinaria, costruita su una gavetta vera, fatta di polvere di cantine teatrali, palcoscenici off e incontri folgoranti con i giganti del nostro cinema.
Sulle colonne di CulturaIdentità, l’attrice si mette a nudo in una conversazione intima e senza filtri con lo stesso Sylos Labini. Un viaggio a ritroso che tocca le corde della sensualità, della memoria artistica e di quel pizzico di inevitabile “follia” che accompagna chiunque scelga di fare dell’arte il proprio mestiere. Noi di IlGiornaleOFF abbiamo selezionato i passaggi più caldi e sorprendenti di questa confessione.
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La gavetta “Off”, le cantine e il debutto a Napoli
Prima del grande schermo e dei successi televisivi, c’è stata la polvere del palcoscenico. Luisa Ranieri ricorda con affetto gli esordi al Teatro Colosseo di Roma con lo spettacolo Donne di una certa classe, dopo le primissime esperienze off nella sua Napoli: «Andavamo in scena subito dopo Fiesta di Fabio Canino che, a differenza nostra, riempiva la sala. E noi speravamo che qualcuno di quel pubblico pazzesco restasse a vedere anche noi!». Una gavetta vissuta come una fase di pura sperimentazione, dove partire da zero era l’unico modo per essere liberi di osare.
La sensualità secondo Antonioni: “L’eros è vedo-non-vedo”
Nel 2004 Luisa Ranieri viene diretta dal maestro Michelangelo Antonioni nell’episodio Il filo pericoloso delle cose del film collettivo Eros. Alla domanda su cosa sia per lei la sensualità sul grande schermo, l’attrice non ha dubbi:
«Il vedo-non-vedo. Mi piace molto di più una scena di attrazione rispetto al sesso esplicito. […] La sensualità è innata, non può essere interpretata. È un modo di essere fatto di piccoli dettagli. Può essere sensuale una donna che si tocca i capelli, che si siede, che parla…»
Niente cliché da sex symbol vuota: per la Ranieri, il vero fascino risiede in uno sguardo intelligente, talvolta venato di malinconica umanità.
Il demone dell’artista e il “terrore” di diventare Maria Callas
Nel 2002 interpreta la Divina in una celebre miniserie TV per la regia di Giorgio Capitani. Un ruolo da far tremare i polsi: «Ero terrorizzata e per avvicinarmi al personaggio ho iniziato col prendere lezioni di canto». Uno scavo psicologico che l’ha portata a comprendere le profonde fragilità e il disperato bisogno d’amore della Callas, aprendo una riflessione più ampia sulla psicologia dell’attore:
«Noi artisti abbiamo una voglia di riconoscimento molto forte che sicuramente risale all’infanzia. Io dico sempre: per fare questo lavoro bisogna essere matti. Mettersi con serietà in gioco ed essere sempre pronti a farsi giudicare da qualcuno dimostra come di fondo ci sia qualcosa di anormale!»
Il corteggiamento di Luca Zingaretti sul set di Cefalonia
Il set di Cefalonia è stato galeotto per l’unione con il marito Luca Zingaretti, ma la Ranieri confessa con ironia di non avergli reso le cose facili fin da subito: «In realtà è stato solo il set che ci ha fatto conoscere. Lui mi corteggiava ed io facevo la finta ritrosa. L’ho fatto suda’ un bel po’». Una complicità che resiste al tempo, preservando gelosamente il segreto della loro frase d’amore più bella: «Non te la dirò mai».
Spaccati di vita quotidiana: tra stalker e sputi scaramantici
L’intervista scivola anche su aneddoti decisamente insoliti e squisitamente “off”:
- La stalker donna: La Ranieri rivela di aver affrontato con fermezza una stalker che si spacciava per bisognosa di aiuto fingendo di occuparsi di bambini disabili, arrivando a pedinarla prima di essere definitivamente allontanata con la minaccia di una denuncia.
- Il rito scaramantico inconfessabile: Prima di salire sul palcoscenico teatrale, l’attrice ammette di ricorrere a un gesto decisamente poco ortodosso: «Tutti gli attori in compagnia sputavano sul palco, e così ho cominciato a farlo anche io. Visto il successo dello spettacolo, da allora sputo sempre».
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