Quelle “prospettive dal mirino” così pittoriche e così cinematografiche

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L’occhio fotografico ma anche l’occhio cinematografico: le foto di @prospettivedalmirino ricordano i dettagli su cui si soffermano (o si soffermavano?) i registi nel girare certe scene. Ad esempio, nei gialli, il riflesso dell’indizio definitivo nella lente degli occhiali da sole (Concerto con delitto, di John Cassavetes e Peter Falk). O il movimento di una collana che si imprime nella retina dell’occhio (Quattro mosche di velluto grigio di Dario Argento e con questo chi non lo ha visto si becca anche lo spoiler del film). Vedi Siena reflex, ad esempio. O anche scorci fissati in un ben preciso punto di vista, come da…un mirino, appunto, come 𝑴𝒐𝒐𝒏 𝒓𝒆𝒇𝒍𝒆𝒙.

Oggetti, ma anche movimenti (sia umani, come in Food, friends and view, che di Madre Natura, come il frangersi delle onde in 𝙒𝙖𝙫𝙚𝙨). Non solo: talvolta gli scatti di @prospettivedalmirino hanno una certa aura di pittoricità, quasi alla Franco Fontana verrebbe da dire se non ci facessero pensare anche a Andreas Gursky, il tutto con le debite proporzioni s’intende; lo si vede specialmente nelle serie di alcuni scorci urbani – meglio, rurali – vibranti di colore intenso, come Spring reflex o anche Ho tanta voglia di infinito. A volte sono situazioni che durano lo spazio di qualche ora o qualche minuto, quasi dei set non voluti come nella foto semplicemente intitolata Beers and friends o in Sea view for two. Quello che disinvoltamente potremmo chiamare “effetto pittoricità” lo ritroviamo anche in scatti come Sunset memories, con quei cromatismi del cielo che fanno tanto Romanticismo tedesco, anche se il mood denota tutt’altro che le fredde lande teutoniche. @prospettivedalmirino sono prospettive semplici ma sincere: non vogliono cogliere l’attimo bellissimo e irripetibile faustiano (“Fermati! Sei bellissimo!”) nel pieno dell’ebbrezza dell’ispirazione, ma quell’ “esserci” dell’oggetto, del movimento, del visibile, colto dall’occhio ancora incontaminato di chi non cerca sofisticherie estetiche. Il risultato è la semplicità, come era senza pretese quell’ American Girl in Italy di Ruth Orkin, una posa spontanea durata 30 secondi che sarebbe diventata iconica. Anche gli scatti di sembrano pose spontanee, cioè ossimori che stanno in piedi benissimo.

Una nota: @prospettivedalmirino predilige il colore, ma non manca il bianco e nero, anche se in assoluta minoranza. Anche qui le reminiscenze cinematografiche sono forti: Essential, questo il titolo degli unici due scatti ad ora visibili, è sì “essenziale”, ma il bianco e nero rievoca l’intensità di un bianco e nero cinematografico poco conosciuto e che pur tuttavia è un capolavoro a livello di fotografia, appunto: La donna del lago, tratto dal romanzo di Comisso, dove spicca quel bianco e nero (verrebbe da dire “quel chiaroscuro”) così potente nella sua forza tranquilla. Cosa non scontata, nell’una e nell’altra arte.