La fotografia non è più soltanto un’immagine da osservare. È linguaggio che cambia forma, dispositivo capace di intrecciare memoria, tecnologia, racconto e sperimentazione. Da questa consapevolezza prende avvio DFB Studio, il nuovo spazio fondato da Daniela Ferrante Bernasconi che apre a Milano, in via Ruggero Boscovich, restituendo una nuova vocazione culturale a un’area storicamente legata al commercio tessile.
L’inaugurazione del 23 giugno è affidata a una mostra collettiva curata da Francesco “DEMO” De Molfetta, che riunisce tredici artisti – Alice Re, Daniela Ferrante Bernasconi, Elia Festa, Emanuele Scilleri, Federica Balliano, Federica Palmarin, Giuliano Grittini, Lucrezia Roda, Margareta Moen, Martina Pavloska, Pierluigi Bernasconi, Pino Pipoli e Sante D’Orazio – appartenenti a percorsi e sensibilità differenti. Non una semplice rassegna di autori, ma un progetto costruito per raccontare quanto la fotografia contemporanea abbia ormai superato i propri confini tradizionali.
«Mi interessava mettere in dialogo approcci molto diversi tra loro e costruire accostamenti inattesi», spiega De Molfetta. «In mostra convivono immagini quasi impalpabili e immagini dense di memoria, lavori che sembrano appartenere a mondi opposti ma che trovano un punto di incontro nella capacità della fotografia di reinventarsi continuamente».
Il percorso espositivo attraversa molte delle direzioni in cui il medium si sta evolvendo. Accanto alla fotografia costruita e alla tradizione del ritratto, rappresentata da autori come Giuliano Grittini, trovano spazio ricerche che dialogano con l’universo della moda, come quelle di Federica Palmarin, o pratiche che trasformano l’immagine in un processo di stratificazione e riscrittura, come accade nei lavori di Emanuele Scilleri. In altri casi la fotografia diventa il punto di partenza per opere che sconfinano nell’installazione, come nel percorso di Pino Pipoli, dimostrando come il mezzo possa assumere forme sempre nuove senza perdere la propria identità.
La collettiva affronta anche temi legati al corpo e alla costruzione dell’identità. Margareta Moen indaga le sottoculture urbane e le comunità LGBTQ+, trasformando dettagli e frammenti in superfici visive cariche di significato, mentre Federica Balliano affida all’autoritratto una riflessione intima sul rapporto tra esperienza personale e rappresentazione. Alice Re, invece, porta in mostra una ricerca nata dall’utilizzo quotidiano dello smartphone, capace di trasformare il flusso incessante delle immagini digitali in una narrazione contemplativa.
Il progetto espositivo accompagna la nascita di uno spazio che non vuole limitarsi all’attività espositiva. DFB Studio è stato concepito come un laboratorio permanente dedicato alla fotografia, dove produzione, ricerca, formazione e incontro possano convivere. Nei suoi 170 metri quadrati troveranno spazio mostre, shooting, attività culturali e, nei prossimi mesi, anche “Opificio delle Meraviglie”, un percorso esperienziale dedicato alla cultura dell’immagine.
«Il vero tema della mostra», racconta Daniela Ferrante Bernasconi, «è mostrare quanto il medium fotografico sia oggi versatile, aperto e attraversabile. Non più soltanto fotografia di studio o fotografia di ritratto, ma uno strumento capace di generare narrazioni, installazioni, visioni e nuove forme di esperienza».
È proprio questa idea di fotografia come linguaggio in continua trasformazione a definire l’identità del nuovo spazio milanese. Un luogo in cui la tecnica incontra la ricerca artistica e dove l’immagine torna a essere terreno di confronto, sperimentazione e dialogo con il presente.















