Il tesoro giapponese di Ungaretti: un ponte d’oro e poesia tra Oriente e Occidente

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Il tesoro segreto di Giuseppe Ungaretti a Roma nell'analisi culturale del critico Emanuele Beluffi

La riscoperta del nucleo giapponese della Collezione Ungaretti non è solo un evento d’archivio, ma la conferma di come la vera grande poesia e l’arte di sostanza sappiano superare ogni barriera geografica. Riceviamo e pubblichiamo questo importante aggiornamento culturale, che si inserisce perfettamente nel lavoro di ricognizione e valorizzazione che portiamo avanti da sempre su queste colonne.

– Emanuele Beluffi

In occasione del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, riemerge nella Capitale un nucleo di capolavori dal valore inestimabile appartenuto al grande poeta e a Bruna Bianco.


Roma – Ci sono intersezioni dell’anima che superano i confini della geografia e del tempo, muovendosi su binari invisibili tracciati dalla parola poetica e dalla bellezza visiva. Una di queste straordinarie convergenze è stata svelata a Roma: la riscoperta di un autentico tesoro artistico e letterario, una selezione di opere giapponesi di inestimabile valore appartenenti alla Collezione Giuseppe Ungaretti e Bruna Bianco.L’annuncio, giunto in concomitanza con le celebrazioni per il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, non è una semplice operazione d’archivio. Si configura, piuttosto, come un vero e proprio viaggio filologico e spirituale in grado di restituire al pubblico un patrimonio che unisce la storia all’enigma letterario.

Un tesoro d’oro e di parole indecifrabili

Il cuore pulsante di questa collezione è ambiguous dal patrimonio di raffinatissimi dipinti su fondo oro, realizzati in un arco temporale che va dal XVI al XVIII secolo. Opere di dimensioni contenute (50×30 cm) ma dalla potenza espressiva monumentale, che incarnano i vertici della tecnica esecutiva nipponica dell’epoca. Nelle trame di questi capolavori si riconoscono metodologie preziose e complesse: il Moriage, rilievo pittorico capace di donare una tridimensionalità quasi scultorea alle superfici; il Karazuri, la raffinata tecnica dell’impressione a secco; e il Kirazuri, l’uso sapiente della polvere di mica per conferire effetti di lucentezza unici.

Ma a rendere queste opere uniche al mondo è un elemento di assoluta rarità: la presenza di testi tratti dall’Ise Monogatari. I versi sono vergati in una calligrafia giapponese antica, un codice segreto accessibile oggi solo a pochissimi specialisti. Uno studio scientifico attualmente in corso sta finalmente decifrando questi caratteri, trasformando ogni pezzo in un dialogo serrato e aperto tra l’immagine e la parola.

“Un ponte culturale che supera le distanze geografiche nel nome della poesia assoluta.”

La fratellanza segreta tra Ungaretti e Nishiwaki

Oltre al valore storico-artistico, la collezione porta con sé un’aura simbolica straordinaria, legata a doppio filo all’incontro intellettuale tra Giuseppe Ungaretti e Junzaburō Nishiwaki, indiscusso maestro del modernismo giapponese. Le opere, che un tempo facevano parte della raccolta del Cardinale Paolo Marella — figura diplomatica chiave nei rapporti tra il Vaticano e l’Impero del Sol Levante — testimoniano la nascita di un legame spirituale tra due mondi apparentemente distanti, ma uniti dalla medesima urgenza lirica.

Il gotha della cultura per un annuncio storico

La presentazione ufficiale del progetto e dello studio scientifico si è tenuta a Roma, cornice ideale per l’incontro tra la tradizione classica occidentale e quella nipponica. Il tavolo dei relatori ha visto alternarsi le massime autorità istituzionali e culturali coinvolte in questo ponte internazionale: dal Consigliere Angelucci (Presidente della Commissione Turismo, Moda e Relazioni Internazionali di Roma Capitale), all’Ambasciatore del Giappone in Italia Hikariko Ono, fino all’Ambasciatore Umberto Vattani, Presidente della Fondazione Italia Giappone.

Accanto a loro, l’Exhibition Manager e CEO di Hexisart Loris Innocenti, il curatore della collezione Paolo Linetti e, visibilmente emozionata, Bruna Bianco, storica musa di Giuseppe Ungaretti e custode fiera di questa straordinaria eredità.

L’evento, promosso dalla Città metropolitana di Roma Capitale, ha visto la sinergia proficua di istituzioni come l’Ambasciata Giapponese, l’Istituto Giapponese di Cultura, la Fondazione Italia Giappone, Hexisart e l’Associazione Mnemosyne. Un gioco di squadra per celebrare un “enigma” che, finalmente, inizia a svelare i suoi lati più splendenti.

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