Detassiamo la cultura: tax credit per lo spettacolo dal vivo

0

Se l’Italia vuole davvero uscire dalla crisi, la strada maestra si chiama detassazione, ed è una direzione a senso unico. E’ un percorso che non ammette inversioni di marcia, perché le vie alternative tentate fino ad oggi si sono rivelate più lunghe, più lente e non hanno portato da nessuna parte. Ma per fare questo viaggio bisogna rendere la macchina Italia più veloce, e quindi stimolare le attività ad alta crescita, che offrono un forte valore aggiunto, che ci vedono ancora leader nel mercato. Quindi, in concreto, bisogna sostenere le attività culturali. E la detassazione è il modo più efficace e diretto per far sì che la cultura produca vantaggi per tutti.

A Milano c’è stato il No Tax Day di Forza Italia contro l’aggressione fiscale alla casa. Bisogna, a mio parere, estendere lo stesso messaggio a difesa della cultura, perché soprattutto in questo settore le troppe tasse soffocano lo sviluppo e la nascita di posti di lavoro.

In tal senso è opportuno ricordare che la paternità delle agevolazioni fiscali e dei tax credit per la cultura è del proprio del governo Berlusconi nel 2009, ma bisogna anche riconoscere all’attuale ministro Franceschini l’intenzione di continuare in questa direzione. L’iva al 4% sugli i-book è un buon segnale, ma non è sufficiente. Il regime agevolato dell’art bonus è temporaneo e le soglie di deducibilità sono ancora troppo basse. Il tax credit non può essere confinato solo al cinema, e i benefici fiscali vanno estesi a tutti i campi della cultura, dallo spettacolo dal vivo fino all’arte contemporanea. La nuova rivoluzione liberale italiana deve essere ispirata al principio che ogni euro di investimento privato in cultura deve poter essere dedotto dal reddito, perché la cultura moltiplica ricchezza e lavoro solo se liberata davvero dalle tasse.