Hamlet Project: provini al buio per il classico di Shakespeare

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Con le preselezioni anonime si trovano volti nuovi per il teatro.

di Laura Mancini

Interpretare un monologo riprendendosi con uno smartphone, spedirlo via e-mail con un account di posta anonimo da creare sul sito dello spettacolo “Hamlet Project”, senza fare alcun riferimento alla propria identità o al proprio curriculum. È stata questa la proposta misteriosa del regista, autore e interprete Patrizio Cigliano agli attori italiani. Un’impresa controtendenza, in tempi in cui dei provini teatrali si viene a conoscenza per sentito dire e per raccomandazione. «Facendo questo mestiere da venticinque anni – spiega Cigliano – ho constatato come sono cambiate in peggio le cose per i validi attori professionisti del nostro Paese, i quali, spesso, non riescono ad accedere ai provini che non vengono più ufficializzati come una volta. Questo accade in buona parte per via del fatto che di attori, o presunti tali, ce ne sono troppi: c’è tanta approssimazione nel nostro ambiente di lavoro e si vorrebbe che il teatro fosse alla portata di tutti, ma per fortuna non è così». Da qui la scelta di fare le preselezioni anonime del cast e non lasciarsi condizionare da curriculum, esperienze, “appoggi” e via dicendo.

Ai partecipanti è stato proposto anche di finanziare la produzione del progetto, ricalcando il concetto di cooperativa degli anni ‘70. E se gli interpreti scelti per la messa in scena di Hamlet Project – Alessandro Parise, Marco Manca, Daniele Sidro Sirotti, Daniela Cavallini, Gianni Giuliano, Marco Montecatino, Domitilla D’Amico, Cristiano Priori, Biagio Musella, Andrea Cannucciari – sono stati entusiasti di investire in questo lavoro, di certo c’è un motivo. Il testo utilizzato per lo spettacolo, infatti, è la prima versione dell’Amleto, ancora mai portata in scena in Italia: nel 1623 tale Sir Henry Branbury rinvenne un vecchio volumetto datato 1603 che presentava un Amleto antecedente le due versioni conosciute (quella pubblicata in edizione in quarto nel 1604-1605 e quella apparsa nell’edizione in folio del 1623), molto più breve, diverso nei nomi di alcuni personaggi e nella sequenza delle azioni ma più incalzante e rozzo nel linguaggio. Questa versione è stranamente sconosciuta alla maggior parte degli stessi teatranti nostrani, nonostante sia stata regolarmente pubblicata anche in Italia e offra una messa in scena di sole due ore che, privata degli orpelli letterari aggiunti nelle stesure successive, avvicina il testo alla fruizione popolare per cui è nato.

Poco conosciuto al grande pubblico ma artista di talento ed esperienza invidiabili, Patrizio Cigliano – come dice lui stesso – a un certo punto della propria carriera non è riuscito a “fare il botto”: «Le difficoltà che ho riscontrato sono comuni ad altri colleghi e dovute al fatto che in Italia il teatro sta morendo: ci sono solo le mega produzioni, gli spettacoli fatti su commissione per far stare sul palco il vip del momento e infine il teatro off. Posso definire questo spettacolo rigorosamente “off” ma è un lavoro realizzato con criteri “in”. Ho una formazione classica e mi sono orientato verso il teatro off perché i grandi teatri mi sono, appunto, preclusi». A dimostrare la validità del progetto c’è la fiducia che vi hanno riposto numerose maestranze del teatro italiano che hanno prestato il loro contributo gratuitamente: la voce registrata del fantasma, che si ascolta durante lo spettacolo, è quella di Gigi Proietti; i costumi sono stati disegnati da Andrea Viotti, Presidente dell’Accademia di Moda e Costume e realizzati dalla più importante sartoria italiana, Fiorani; Fabiana De Marco si è occupata delle scenografie e Pietro Sperduti si è offerto di realizzare il disegno luci.

Dopo quattro anteprime al Teatro di Tor Bella Monaca, Hamlet Project sarà in scena al Teatro dell’Orologio di Roma dal 18 marzo al 6 aprile 2014.