Il gesto contro il pixel: Claudio Verganti porta a Parigi la resistenza della materia

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L’artista Claudio Verganti vola a Parigi: un elogio del gesto umano e della materia contro l’illusione virtuale.

La poetica di Verganti è caratterizzata da una forte ricerca plastica che si avvale di materiali poveri, quali plastica, bitume, polveri e pezzi di giornale, mescolati ed impastati con il colore ad olio. Se la componente materica lo avvicina al dadaismo, l’espressione che ne risulta è governata dall’impulsività del gesto, per la quale l’astrazione stessa si sfalda in virtù di un linguaggio decisamente informale.

Il Maestro mette in discussione la bidimensionalità della tela soffermandosi sulla potenza del solco. Ne risulta una predilezione per il segno che rimanda agli esperimenti di Juan Mirò: la scelta di tonalità chiare e l’utilizzo della sabbia per coprire la superficie trova un corrispondente negli sfondi tenui dell’artista catalano, grazie ai quali linea e colore hanno piena libertà creativa. La tecnica si carica di forza fisica, simbolica e spirituale: le incisioni si impongono come graffi sulla superficie corposa, che non perforano, ma feriscono. È in questa impulsività che si rivela la capacità di ogni composizione di comunicare in modo diretto all’osservatore la bellezza ferita dal mondo

Mentre il mondo si barrica dietro gli schermi e si illude di trovare la bellezza negli algoritmi dell’intelligenza artificiale, c’è chi sceglie la via più difficile, antica e rivoluzionaria: quella della carne, dell’atomo, della materia. Quella del corpo che si fa corpo a corpo con l’opera. A guidare questa silenziosa rivolta contro l’appiattimento virtuale c’è anche un pezzo di Italia che non rinuncia a graffiare: Claudio Verganti. L’artista è stato infatti chiamato a Parigi all’Espace Sylvia Rielle, nella storica e prestigiosa cornice di Place des Vosges, per la mostra collettiva internazionale Transmatire (Transmatière), curata da Stefania Carrozzini e organizzata da MyMicroGallery. Dal 2 al 15 luglio 2026, lo spazio nel cuore del Marais diventerà una vera e propria trincea culturale. E Verganti sarà lì, a dimostrare che l’arte, prima di essere concetto, è anzitutto presenza fisica e trasformazione. La pittura come corpo a corpo: la lezione di VergantiIn un panorama contemporaneo spesso anestetizzato da speculazioni filosofiche astratte che dimenticano la forza visiva del quadro, il lavoro di Claudio Verganti si impone con la forza della sua identità. Laddove la tecnologia pretende di calcolare e replicare ogni sfumatura, l’opera di Verganti risponde rivendicando l’improducibilità del gesto umano: quel segno unico, imperfetto e pulsante che nessuna macchina potrà mai codificare o sostituire.Se la tendenza dominante per anni ha cercato di confinare l’espressione artistica nel recinto del puro pensiero, l’appuntamento parigino capovolge la prospettiva. Per Verganti, la materia non è un semplice supporto passivo, ma un territorio vivo di metamorfosi e di possibilità. Le sue superfici diventano uno spazio aperto dove il colore, la stratificazione e la consistenza dialogano direttamente con i sensi di chi guarda, costringendo lo spettatore a riscoprire il proprio peso specifico nel mondo.Una scommessa di libertà all’ombra del MaraisTransmatire si configura così come un manifesto di resistenza poetica in un’epoca di transizione digitale. La partecipazione di Verganti a Parigi non è solo un traguardo personale, ma la conferma di una necessità sacrale collettiva: quella di sporcarsi le mani, di plasmare e di restituire all’arte quella fisicità viscerale che il virtuale ci sta rubando. Non si tratta di creare dal nulla, ma di esercitare l’antico e nobile potere di trasformare la realtà attraverso lo sguardo e l’azione.Per chi si troverà a Parigi, il vernissage del 7 luglio (dalle 18:00 alle 20:00) sarà l’occasione per toccare con mano questa trincea artistica e per riscoprire, attraverso la ricerca di Claudio Verganti, che la vera avanguardia oggi è tornare a sentire la sostanza delle cose.

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