In una città abituata a grandi eventi e spazi istituzionali c’è ancora il desiderio di sperimentare formati più intimi e indipendenti. Grazie a un artista che ha deciso di mettersi in gioco in maniera…”viscerale”….
A Milano, lontano dai circuiti più patinati dell’arte contemporanea, c’è , quindi, chi ha deciso di fare un passo diverso: Alessandro Baffigi, si è messo in gioco aprendo non una galleria nel senso tradizionale del termine, ma un ambiente attraversato da opere, incontri e sperimentazioni. Da questo spirito nasce Maledetta Primavera, mostra collettiva che riunisce dodici artisti italiani attorno a un tema tanto evocativo quanto ambiguo: la stagione della rinascita vista dal suo lato meno rassicurante.
L’idea è semplice e, proprio per questo, radicale: portare l’arte fuori dalle logiche più istituzionali e inserirla in un contesto quotidiano: insomma, a suo modo…”off“!
E’ questo il progetto di Viscerale, dove la distanza tra opera e spettatore si riduce e il dialogo diventa inevitabilmente più diretto. Le pareti, i mobili, la luce naturale contribuiscono a costruire un’esperienza che non ha nulla della neutralità del white cube.
La mostra, curata da Paola Martino, si muove attorno al concetto di riflesso e inversione – sintetizzato nel sottotitolo “21 allo specchio” – e propone una lettura della primavera non come momento idilliaco, ma come fase di trasformazione, in cui ciò che riemerge porta con sé anche tensioni e fragilità.
Le opere in mostra attraversano linguaggi diversi. Le opere in mostra attraversano linguaggi e sensibilità differenti, ma alcune emergono per la loro relazione più diretta con l’immaginario primaverile e con i processi di metamorfosi che la stagione porta con sé.
Nel lavoro tessile di Jesse Doll, ad esempio, la materia sembra letteralmente prendere forma sotto gli occhi dello spettatore. Le cuciture a vista e le forme organiche evocano qualcosa che sta nascendo o cambiando stato, come un corpo o una pelle in trasformazione.
Con Ilaria Del Monte la primavera irrompe invece nello spazio domestico. La scena della giovane che suona la chitarra è attraversata da presenze animali e frammenti naturali che sfuggono al controllo, trasformando un interno ordinario in un luogo instabile, quasi onirico.
Il risultato complessivo non è una celebrazione idilliaca della primavera, ma un percorso che ne mette in luce la complessità: la rinascita come processo fragile, a volte violento, sempre trasformativo.
In un contesto domestico che rompe le distanze del white cube, Maledetta Primavera dimostra come l’arte contemporanea possa trovare nuove forme di relazione con il pubblico proprio nei luoghi meno convenzionali, dove la visione si mescola alla vita quotidiana e la stagione del cambiamento smette di essere un’immagine retorica per diventare esperienza concreta.
Gli altri artisti in mostra – Stefano Banfi, Marianna Bussola, Antonella Casazza, Annika Geigel, Jacopo Ginanneschi, Gabriella Kuruvilla, Marta Mez, Alessandra Pierelli, Lorenzo Porzano e Alfonso Umali – contribuiscono a costruire un percorso eterogeneo, dove la primavera diventa pretesto per parlare di identità, memoria e cambiamento.









Maledetta Primavera dimostra come, anche in una città abituata a grandi eventi e spazi istituzionali, esista ancora il desiderio di sperimentare formati più intimi e indipendenti. E forse è proprio in questi contesti laterali, lontani dalle logiche del mercato e dalle inaugurazioni affollate, che l’arte riesce a ritrovare una dimensione più diretta, meno mediata, più vicina alla vita reale.
La mostra è visitabile fino al 3 aprile: una primavera che non si limita a fiorire, ma che mette in discussione ciò che credevamo stabile.













