Con la Venezi i compagni sempre fuori tema, cambiassero spartito

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C’è qualcosa di profondamente ipocrita nel modo in cui certa intellighenzia musicale italiana tratta Beatrice Venezi. La giovane direttrice d’orchestra, colpevole di non piegarsi al pensiero unico progressista, viene costantemente messa sotto esame, criticata, analizzata con il microscopio. Ogni scusa è buona per sollevare dubbi sulla sua preparazione, sulla sua esperienza, persino sul suo talento.

Eppure basta fare un salto indietro di qualche anno per scoprire che gli stessi critici, gli stessi giornalisti specializzati, gli stessi custodi del tempio della musica colta, non ebbero nulla da ridire quando a dirigere importanti teatri d’opera italiani arrivò Diego Matheuz, ventisettenne venezuelano che di esperienza operistica ne aveva zero.

Ma Matheuz aveva dalla sua parte il pedigree giusto. Era il protetto di Abbado (è stato il musicista «che in assoluto ha inciso più di tutti sul mio essere artista. Ricordo il nostro primo incontro, a Bolzano. Io suonavo il violoncello nell’orchestra Mozart. Abbado mi diede la bacchetta e disse: dirigi. Era l’ultimo movimento della Settima Sinfonia di Beethoven. Andai con l’incoscienza del ragazzo», il Giornale, 17 luglio 2019), il maestro che non faceva mistero delle sue simpatie castriste.

In quel caso, miracolosamente, la giovane età non fu un problema. Qualcuno notò notare l’anomalia, come si legge in un articolo del Corriere musicale dell’epoca. Ma la macchina del consenso era già partita e guai a mettersi di traverso.

Oggi invece con Venezi è tutto diverso. Ogni sua mossa viene scrutinata, ogni sua dichiarazione sezionata. Il motivo? Non serve essere dei geni per capirlo. Venezi ha commesso il peccato capitale di non genuflettersi davanti all’altare del politicamente corretto. Ha osato dire che preferisce essere chiamata “direttore” invece che “direttrice”. Ha accettato incarichi da un governo di centrodestra.

È questo il doppio standard che governa il mondo della cultura italiana. Con le entrature giuste e le parole d’ordine corrette tutto ti è permesso.

Ma se osi pensare con la tua testa, se non ti allinei al mainstream, ecco la gogna mediatica. Ogni tuo successo verrà minimizzato, ogni tuo errore amplificato.

La verità è che Beatrice Venezi dà fastidio. Dà fastidio perché è giovane, talentuosa e libera. Dà fastidio perché dimostra che si può fare cultura di altissimo livello senza chiedere il permesso ai soliti noti. Dà fastidio perché il suo successo internazionale smentisce la narrazione secondo cui senza l’imprimatur della sinistra culturale non si va da nessuna parte.

E allora giù con gli attacchi, le insinuazioni, i distinguo. Mentre per Matheuz andava tutto bene, per Venezi nulla va mai bene abbastanza. È la solita musica, in tutti i sensi. Ma forse è arrivato il momento di cambiare spartito.