Darwin aveva ragione? (con un botta e risposta Fratus – Odifreddi)

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Se c’è una teoria scientifica assimilata anche dal famoso “uomo della strada”, ebbene questa è l’evoluzione delle specie per selezione naturale di Charles Darwin. La elaborò 150 anni fa e tutti, ma proprio tutti, la danno per buona, anzi di più: è un dogma di feda e anatema lo colga chi osa contraddirla. Eppure c’è qualcosa che non va, in questa teoria. Ma poi: siamo sicuri che sia una teoria scientifica e non, piuttosto, un’interpretazione, una visione del mondo?

Chi siamo e da dove veniamo? (StreetLib Write, 2021) di Fabrizio Fratus e Lorenzo De Bernardi scuote le nostre certezze: abbiamo accettato, sulla base anche e soprattutto delle affermazione degli scienziati, che un’interpretazione diventasse una spiegazione, un’ipotesi una teoria suffragata dai fatti. Ma qui casca l’asino: non ci sono i fatti. Gli autori di questo agile ma profondo libro (318 pagine per tutti, ma senza sacrificare il rigore) ci dicono che il re è nudo: mancano le prove sperimentali dell’evoluzione. Dove sono i segni del passaggio? Dove gli anelli di congiunzione?

E, si badi, non lo “dice” Fabrizio Fratus o Andrea De Bernardi, ma lo disse per primo Charles Darwin!: “devono essere esistite innumerevoli forme di transizione, perché non le troviamo in grandissima quantità? Perché non ne sono piene tutti gli strati e le formazioni geologiche? Questa è forse l’obiezione più ovvia e seria che si possa fare contro la teoria dell’evoluzione” (“Sull’origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita”, 1859).

Insomma, i fossili dovrebbero confermare questa teoria, ma non la confermano affatto! Il punto è che o si decide di “piegare” la realtà alle nostre ipotesi, oppure abbiamo due strade: 1) le consideriamo non come ipotesi scientifiche, ma come interpretazioni, filosofia, visione del mondo, affermazioni comunque extra-scientifiche. Oppure 2) sosteniamo una teoria alternativa.

E qui entrano in gioco gli antievoluzionisti. Sia chiaro: se sono proprio i fossili a negare la prova empirica della trasformazione da una specie all’altra, allora o forziamo l’ipotesi fino a farla diventare un dogma di fede ateo, oppure troviamo altre strade. Il punto è proprio questo: l’accettazione aprioristica di una teoria può diventare una moda intellettuale (gli autori citano a tal proposito i rischi paventati dal filosofo della scienza Karl Popper), una presa di posizione totalitaria che ripropone quello stesso principio di autorità che la scienza vuole spodestare dal proprio ambito d’azione (l’ipse dixit). Diranno: “lo dicono le prove!” Ma, come sottolineano Fratus e De Bernardi, se le prove vengono fabbricate apposta, allora è inutile: proprio come accadde con i reperti dell’uomo di Piltdown e con “il caso Lucy“.

Riguardo all’evoluzionismo, in ambio scientifico è stata infatti messa in moto una vera e propria macchina comunicativa di marketing e persuasione. Si prendono le affermazioni degli scienziati vip, le si applica alla scoperta appena avvenuta, si diffonde la notizia con florilegio di foto, disegni, grafici, testimonianze e si aspetta che la news si sgonfi: come quei naturalisti che da un dente ricostruirono un ominide.

Ripetiamolo, non ci sono le prove dell’evoluzionismo, non v’è testimonianza di transizione e le prove fossili fino adesso si sono rivelate inutili. Coloro che contestano la teoria dell’evoluzione sono scienziati essi stessi, ma sono screditati e turlupinati dalla comunità che ha fatto il “cerchio magico” intorno alla teoria dell’evoluzione: se non sei dei nostri sei un poveraccio, sei un ignorante.

Ma è possibile o non è possibile , come è sempre stato nella storia delle idee, contrapporre un’ipotesi a un’altra nel solco del dibattito? Fisicalismo contro mentalismo, materialismo contro spiritualismo e così via.

E’ chiaro, l’evoluzione si basa su una visione materialista e atea, le mutazioni sarebbero avvenute per caso e il resto lo fa l’evoluzione naturale, ma è possibile, senza timore di venir tacciati d’oscurantismo o peggio, contrapporre all’evoluzione un’ipotesi né materialista né atea? Sia chiaro: gli antievoluzionisti non sono necessariamente tutti creazionisti, ma di base tutti sono accomunati dal fatto di criticare gli evoluzionisti in quanto non dispongono di prove a sostegno della loro teoria.

Nel libro un’interessante sezione è dedicata al botta e risposta fra Fabrizio Fratus e Piergiorgio Odifreddi, forse il più famoso “fustigatore” di asserzioni non scientifiche. Ma che cosa significa allora la parola “scientifico”?

Il libro di Fratus e De Bernardi forse non darà le risposte ultime e definitive che noi tutti vogliamo (le risposte alle eterne domande: chi siamo? dove andiamo? E, soprattutto, da dove veniamo?), ma sicuramente ci dà una sveglia: non è tutto scienza quel che riluce.

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Nato a Milano, vivo e lavoro a Milano. Giornalista pubblicista. Laurea in Filosofia. Coordinatore di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale e presso CulturaIdentità (RG Produzioni, Milano). Scrivo di macchine e moto su Drive'n'Ride. Ho curato cento mostre di arte contemporanea in Italia, in collaborazione con svariate gallerie d'arte; i relativi testi critici sono tutti pubblicati a catalogo e online. Ho scritto una monografia pubblicata da Skira. Nel 2016/17 sono stato coordinatore del gruppo Cultura del movimento politico di Stefano Parisi Energie PER l'Italia, candidato sindaco di Milano alle elezioni 2016. Ho prodotto un magazine cartaceo d’arte contemporanea a colori su carta patinata, presentato a diverse fiere internazionali d’arte contemporanea e di cui una copia è conservata al Centre Pompidou di Parigi. Attualmente sono conservatore della Biblioteca della casa-museo Fondazione Giancarlo Sangregorio di Sesto Calende (Varese). Profilo completo qui: https://www.linkedin.com/in/emanuele-beluffi/

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