“Leonardo Sciascia, eretico della libertà”

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ilgiornale.it

Leonardo Sciascia si sentiva a disagio quando lo chiamavano garantista, perché per lui garantismo era sinonimo di Stato di Diritto e, forse soprattutto, perché intendeva smarcarsi da quella categoria di “garantisti” che erano giustizialisti con gli avversari politici e garantisti con gli amici.

Queste e altre acquisizioni sulla figura di Leonardo Sciascia nel centesimo anniversario che ricorre oggi, in occasione della Conferenza stampa “I 100 anni dell’onorevole Leonardo Sciascia”, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati e trasmessa su Radio Radicale insieme a Federico Mollicone, fondatore dell’Intergruppo Arte, Cultura e Spettacolo: “Quella di Sciascia è stata una figura di livello internazionale, poteva guardare alla pari Borges con il quale aveva molti punti di similitudine. Aveva la capacità di intuire da letterato quello che stava accadendo netta politica italiana. Sentì il bisogno di liberarsi dal vincolo, che un artista non può avere, dei ‘partiti chiesa come il Pci. Scelse quindi il Partito Radicate per avere la libertà di parlare e fare le sue ricerche”.

Visse abbastanza per assistere al crollo del Muro di Berlino (quando vene giù disse un laconico: “Mah…”), fu linciato per il suo notissimo editoriale sui “professionisti dell’antimafia” e dimostrò che l’affaire Moro (per citare un suo celebre libro) andava inquadrato nell’ambito della Guerra Fredda

“Sciascia intuì che la guerra fredda italiana è esistita, inserita nello scontro Est-Ovest mondiate e che anche l’affare Moro ne ha fatto parte. E´ stato un eretico detta libertà, un cercatore e un inquisitore della verità, certificò che oltre duemila italiani legati all’estremismo di sinistra andarono ad addestrarsi in Cecoslovacchia”

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