Seguiamo i cervelli in fuga (e riportiamoli qui)

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“Ciao Italia! 101 storie di cervelli in fuga” è il titolo del nuovo libro di Enzo Riboni per Mind Edizioni, disponibile anche in versione ebook, il che ne permette la lettura anche in questi periodo di chiusura delle librerie. Le storie raccolte in questo libro, che vanta la prefazione di Paolo Iacci, raccontano i movimenti nel mondo di giovani che si sono sentiti limitati dal “local” e hanno scelto il “global” come teatro per i loro studi e per il loro lavoro. Off ha incontrato Enzo Riboni.

Come nasce il libro “Ciao Italia! 101 storie di cervelli in fuga”, disponibile anche in versione ebook, il che ne permette la lettura anche in questi periodo di chiusura delle librerie?

Nasce dalle storie pubblicate sul Corriere Della Sera nella mia rubrica “Giovani all’estero”, a partire dal 2015. Il libro non è però una riproposizione statica di quelle vicende: ho ricontattato tutti i 101 ragazzi arrivando così ad aggiornare le loro storie fino alla fine del 2019. Il quadro finale permette quindi di capire quali siano stati gli sviluppi delle loro avventure professionali e fornisce di fatto fotogrammi in movimento, “filmati” che descrivono il cammino di ciascuno, tratteggiando nell’insieme uno scenario inedito dello stato dei cosiddetti cervelli in fuga.

Quali sono i vantaggi che i giovani trovano nelle altre nazioni e che mancano in Italia?

All’estero hanno incontrato occasioni professionali più sfidanti, progressioni di carriera più rapide e, non ultimo, livelli retributivi decisamente migliori. Parecchi, tra l’altro, dicono di aver sperimentato un “worklife balance”, l’equilibrio tra vita e lavoro, più garantito. “Fuori dall’Italia – sostengono infine diverse donne – ho trovato più parità di genere e un soffitto di vetro, cioè ostacoli alla carriera, più sottile”.

Qual è stata la storia del “cervello in fuga” che ti ha colpito di più?

C’è da dire che tutte le storie descrivono percorsi di studio (sono al 99 percento almeno laureati, molti con master e dottorati) e di lavoro coinvolgenti, frutto della voglia di sfidare i propri limiti spingendo all’estremo la curiosità intellettuale: veri e propri “nomadi postmoderni”. Certo, tra tutti suscitano ammirazione i giovani del Capitolo “Globetrotter”, ragazzi che hanno già girato mezzo mondo. Emblematica, per esempio, è la storia della catanese Chiara Liardo che, a 25 anni, ha fatto esperienze di studio o lavoro in Giappone, Canada, Spagna, Gran Bretagna e Danimarca. “Ho cominciato a 16 anni – racconta – quando con una borsa di studio ho studiato a Niigata in Giappone. Ora lavoro a Londra”.

Qualcuno di loro è rientrato nel nostro paese?

In cinque anni solo 11 su 101 sono rientrati. La maggior parte non ha ricevuto dall’Italia proposte di lavoro o, comunque, se le ha trovate si è trattato solo di impieghi inadeguati rispetto al loro status professionale attuale. Sono soprattutto i maschi (82%) a ritornare in Patria per allettanti offerte di impiego, a conferma che, da noi, per le donne persiste una difficoltà maggiore di chance di carriera.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

In questo ambito raccogliere altre storie, questa volta però ribaltando la prospettiva: giovani stranieri che hanno scelto l’Italia per studio o lavoro. Per il resto sto per pubblicare un romanzo, ma questa è un’altra storia.