Nancy Brilli: “La femminilità? Non è solo una calza autoreggente… “

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fonte @nancynicoletta.brilli pagina FB

Nancy Brilli oggi compie 56 anni. Nata a Roma il 10 aprile del 1964, è stata una delle attrici più famose tra gli anni ottanta e novanta. Il suo ingresso nel mondo del cinema è stato un vero e proprio colpo di fortuna: alle superiori aveva come compagna di classe Vittoria Squitieri, figlia del regista Pasquale Squitieri, che la fece debuttare nel 1984. Dopo quella prima esperienza, i ruoli per Nancy Brilli non sono mancati: dalla protagonista di “Demoni 2” di Dario Argento all’interpretazione in “Piccoli equivoci” nel 1989 che le è valsa un David di Donatello e un Nastro d’argento. La sua popolarità è cresciuta di pellicola in pellicola con anche esperienze nel mondo televisivo. Noi le facciamo gli auguri proponendovi questa bella intervista della nostra Giulia Cherchi (redazione).

Ha iniziato giovanissima al cinema con Pasquale Squitieri in Claretta, per poi approdare a teatro con Pietro Garinei e in numerose fiction di successo, dove, oltre alla bellezza, è emersa la sua verve ironica. Ma ora è tornata al suo primo amore: l’11 dicembre è partita la tournée di A che servono gli uomini? (fino al 6 gennaio al teatro Quirino di Roma, per poi proseguire fino ad aprile in altre città italiane), commedia di Jaja Fiastri, con la regia del Premio Oscar Lina Wertmuller, dove l’attrice romana interpreta la protagonista.

Teo, il suo personaggio, è una donna stufa del genere maschile. Lo è anche lei?

«No, decisamente no. Lei ha avuto solo delusioni e non ne può più. Decide di vivere da sola perché ha incontrato solo bugiardi, vili e mascalzoni. Non è il mio caso. Io ora desidero vivere da sola, ma le motivazioni sono diverse. Non è una situazione che mi auguro duri per sempre, però in questo momento sto bene così. Mi sto godendo mio figlio, i miei animali, la mia libertà, la mia casa».

Come sono cambiati gli uomini?

«In alcune cose sono migliorati: quando ero piccola i papà non erano così presenti in famiglia. Adesso vedo che i papà seguono molto i loro figli. E questo è un segnale importante. Però noi donne dobbiamo fare ancora un po’ di lavoro per essere considerate uguali».

Pensa questo sia anche colpa delle donne?

«In parte sì. Se alcune donne smettessero di pensare all’uomo come ad una sistemazione e pensassero a sistemarsi con se stesse, sarebbe molto meglio. Inoltre, dobbiamo imparare a fare più gruppo».

C’è qualcosa del suo personaggio che le somiglia?

«No, è differente da me. Teo all’inizio è una donna che si è dimenticata di essere femminile. Non si prende cura del suo aspetto e fa il maschiaccio, perché è convinta che, per essere presi in consoderazione, si debba comportare così. Poi piano piano scopre la femminilità, fino ad arrivare al massimo livello, quando diventa madre. Da quel momento acquisisce dolcezza ed accoglienza. Per me la femminilità è questo: la capacità di accogliere e di dare. Non è la calza autoreggente».

Come è nato in lei il desiderio di fare questo mestiere?

«Non è nato, me l’hanno chiesto e l’ho fatto. Io me ne volevo andare da casa. Ho avuto questa opportunità e ho fatto il primo film. La decisione di fare l’attrice invece è nata, tempo dopo, a teatro, al Sistina, in Se il tempo fosse un gambero. Anche lì mi hanno scelto per uno strano caso del destino. Una volta dentro il Sistina, ho capito che era quello il lavoro della mia vita.
Appena salita sul palcoscenico mi sono sentita a casa. Ho avvertito un senso di protezione e quella sensazione di stare nel posto giusto».

Ci sono stati episodi OFF agli inizi della sua carriera?

«Ero con un mio amico, stavamo passando per via Sistina e c’erano un sacco di ragazze. Lui, incuriosito, entrò nel teatro e una volta uscito mi disse che mi aveva fissato un appuntamento per il provino. All’inizio mi arrabbiai, poi la presi come una sfida. Lui mi aveva detto: “sono convinto che quel ruolo lo farai tu e se ti danno la parte tu mi devi comprare uno smoking firmato”. La sera della prima lui stava col suo smoking firmato…».

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2 Commenti

  1. Nemmeno lei è una vera donna. Non basta un visino simpatico per dar retta alle sue palle. Ha vissuto e vive in un mondo a parte che non ha nulla a che vedere con la realtà di tutti i giorni e quindi non sa neppure cosa sia essere spontaneamente femminili pur nel travaglio quotidiano che logora e avvilisce. Invece le donne che sanno mantenere quella loro intima compassione e al tempo fierezza e dignità pur nelle mille difficoltà di questa società di merda, quelle sì, che sono vere donne! Altro che una saltimbanco come lei! Guardale e amale, le vere donne, che sanno attrarre non solo per il loro culo o il bel viso, ma per l’universo che hanno dentro di sé, universo fecondo di fascino e rispetto per l’uomo che amano, e gelose della propria dignità lontana dal mostrare il culo per far carriera o dal darla allegramente a destra e manca, ma dignitose e intelligenti, lungimiranti e compassionevoli, e vere madri e mogli! Vaffanculo Nensibrilli , grazio a Dio, c’è di meglio di te!

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