Un prog contaminato per il ritorno di Marco Ragni

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A due anni dal doppio Mother From The Sun, Marco Ragni torna con Land Of Blue Echoes (Melodic Revolution Records), un lavoro tra prog-rock, psichedelia e West Coast, passando per i Pink Floyd. Non è un caso che tra gli special guests spicchi Durga McBroom, dal 1987 corista per il gruppo britannico (“Mi innamorai della sua voce vedendo i filmati del tour di Momentary lapse of reason”). “A parte i grandi gruppi prog degli anni ‘70 e qualche stella come Battisti, Gaber o Rino Gaetano, non ho mai amato particolarmente la musica di casa mia”.
Una dichiarazione che è una chiave di lettura immediata per comprendere il sound dal respiro internazionale del musicista veneto. E’ nel 1975, a sei anni, che scopre la musica iniziando a suonare una Farfisa regalatagli dalla madre. Oggi, titolare di cinque album in proprio e due live, immagina un progressive moderno e accattivante, una “terra dagli echi blu” in cui possano esprimersi svariate suggestioni, rielaborate alla luce della propria personalità: “Suono e scrivo canzoni per liberarmi dalle costrizioni della vita e per enfatizzare tutto il bello che mi circonda. Ho sempre cercato di rielaborare tutte le mie influenze mettendoci quello che ho nella testa non come musicista, ma come persona”.