Dalle “Strisce” alle stelle passando per Cesare Cremonini

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Le StrisceMilano, Bologna, Roma e Napoli. Da metà dicembre. Sono queste le prossime tappe live de Le Strisce. Le ultime prima di una pausa dai concerti, necessaria per lavorare al nuovo album, il quarto. “Abbiamo pronte una cinquantina di canzoni, ora ci tocca scegliere” anticipa Davide Petrella, il frontman della band. Una band che, come lui dice, “nasce alla vecchia maniera”. Il luogo è Marano di Napoli, l’anno il 2004. Oltre a Davide ci sono Francesco Zoid Caruso (Basso), Enrico Pizzuti (Chitarre), Andrea Pasqualini (Chitarre), Dario Longobardi (Batteria). “Ci siamo conosciuti tramite amici e abbiamo cominciato a suonare insieme nelle cantine, nei garage. All’inizio ci chiamavamo i Goya e facevamo musica molto più educata, con tanti falsetti. Ma in quello stesso periodo emersero i Negramaro, che di falsetti ne sono pieni, e decidemmo che quella non era la strada giusta”. Decidono anche di cambiare nome. Dopo una vacanza ad Amsterdam i Goya non esistono più, ci sono Le Strisce. Usano My Space per far conoscere “Marta” e “Revolver”. L’idea funziona, come la loro musica: arrivano i primi contatti ed il contratto con la Emi, con cui pubblicano l’ep “Fare il cantante (2008), “Torna ricco e famoso” (2010) e “Pazzi e poeti” (2011). “Non sono particolarmente contento di quei lavori. Oggi sono un artista, all’epoca ero un ragazzino. In quei pezzi ci sono tante ingenuità nella scrittura”. Il rapporto con la Emi finisce perché “una major guarda ai numeri più che alla qualità dei prodotti”, e ne inizia uno con Suonivisioni “lavorare con un’etichetta indipendente ci ha permesso di fare un disco molto più bello dei primi due”. Davide si riferisce a “Hanno paura di guardarci dentro”, uscito lo scorso anno.

Quei testi che raccontano in modo nuovo, fresco, di una generazione disorientata, della vita di tutti i giorni, non sono sfuggiti a Cesare Cremonini. “Dopo il primo Ep, ascoltò un nostro pezzo in radio e ci scrisse una email per farci i complimenti. Ci sembrava un fake, pensavamo ad uno scherzo!” Invece era proprio il cantautore di Bologna, che suona il piano per il loro singolo “Are you ok?”, gli fa aprire il suo tour del 2012 e sceglie Davide come co-autore dei singoli “Logico#1”, “Greygoose”, “Io ed Anna” e “Lost in Weekend”. “Io e Cesare siamo topi da studio, ci rinchiudiamo intere giornate finché non troviamo cose brillanti. Lui è molto bravo a vestirsi su misura le canzoni”.

Scrittore compulsivo, Davide è anche ascoltatore onnivoro. “Sono un divoratore di musica, ascolto di tutto, da Tom Waits a Bob Dylan. L’importante è che ci siano idee da cui rubare e assorbire. Ora Stromae mi fa impazzire. Confesso che, ultimamente, ascolto tanta musica straniera e poca italiana perché da noi c’è questo fenomeno delle scimmiette: appena esce qualcosa di figo all’estero, piuttosto che prendere ispirazione, si tende a copiare. Questo non è gratificante e utile per la scena musicale italiana, che ha una tradizione straordinaria. Noi con le parole ci mettiamo in tasca tutti, non abbiamo bisogno di fare i cloni di Ed Sheeran”. Nonostante nuove collaborazioni (“Sto cominciando a scrivere per altri artisti, ma non posso svelare ancora per chi”) al primo posto c’è sempre la sua band. “Le canzoni di Cesare sono state nelle radio per mesi, vuol dire che le hit le so scrivere. Ora mi auguro di riuscire a portare la stessa fortuna anche a Le Strisce”.