
Isabella andò sposa a Francesco II Gonzaga, rampante marchese di Mantova, all’età di sedici anni il 15 febbraio del 1490, imponendosi fin da principio alla corte virgiliana per le straordinarie doti intellettuali, che la resero ben presto una delle più lucide protagoniste delle vicende politico-culturali non solo italiane ma dell’Europa intera. Donna di gusto finissimo, fu per tutta la vita un’appassionata intenditrice di lettere e arti e, in generale, un’estimatrice entusiasta di tutte le cose belle, eleganti o anche solo originali, di cui fu sempre un’insaziabile collezionista; insomma, una sorta di Peggy Guggenheim del XVI secolo. Nel volgere di pochi anni surclassò inequivocabilmente il marito, il quale del resto ne apprezzava, con una certa esasperata irritazione, le rare doti politiche e intellettuali; al punto che Isabella diede anche ai suoi contemporanei l’impressione di essere il vero signore di Mantova, come sembra lei stessa suggerirci con queste orgogliose parole tratte da una sua lettera:”Etiam nel nostro sesso si ritrovano animi virili”.
Di carattere fermo e ambizioso, ma anche capricciosa e non di rado impulsiva (anzi, l’irruenza fu forse il suo lato più caratteristico, pur temperato da un’avvedutezza tutta “mazzarinesca”), la Marchesana fu un vero genio politico, rotta com’era a tutte le astuzie, le sottigliezze e le funamboliche arti del mestiere. Per ottenere ciò che voleva non si fermava di fronte a nulla: accorate suppliche e feroci minacce, terribili sfuriate e sottili manovre diplomatiche, abili lusinghe e velenose insinuazioni giocate con perizia sopraffina le permisero di destreggiarsi, in genere con successo, nelle intricate vicende in cui Mantova si trovò coinvolta durante il suo lungo dominio.
Senza parlare poi del chiacchieratissimo “plotone volante” di disinibite e ben addestrate donzelle, che l’aiutò a dirimere non poche spinose questioni: esso prefigurò ed anticipò l’analoga “scuderia”, che – forse proprio imitando la signora di Mantova – anche Caterina dei Medici si compiacque più tardi di utilizzare alla corte dei Valois, per l’ottenimento dei suoi fini politici.












