Il teatro Eliseo, non sia un altro Valle okkupato

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Non c’è pace per i teatri romani. Dopo i nefasti anni dell’occupazione dello storico Teatro Valle, appena sgomberato, arriva l’annuncio-minaccia dell’occupazione dell’altrettanto storico Teatro Eliseo. Le motivazioni sono diverse, ma il risultato sarebbe lo stesso. Fine della legalità e inizio di un periodo di sconcezze pseudoartistiche, utili solo a far parlare, malamente, di sé.

Cosa sta accadendo, fra i velluti dell’Eliseo? Un enorme bailamme, fatto di società, quote da stabilire, debiti da ripianare, fondi pubblici da gestire, compagnie da pagare, artisti e tecnici da dichiarare e chissà quanto altro ancora. E, giusto per non farsi mancare nulla, di sospetti da cronista per le gestioni passate, tutti da verificare. La cronaca racconta di uno sfratto per insolvenza (mezzo milione di euro di affitto), che doveva essere operativo dal 30 ottobre, e che è stato rinviato al 20 novembre. 

Sul tavolo, la disponibilità di un artista bravo e attento alle sorti della cultura e dell’arte, che, con la sua società di produzione, ha non solo annunciato, ma, addirittura, messo nero su bianco il proprio interesse a rilevare il Teatro.

Apriti Cielo! Luca Barbareschi faraone del Teatro Eliseo? Uno di Destra fra le mura che hanno ospitato Sinistra e sinistri per decenni? Il cinico Barbareschi chiamato a dirigere quel luogo che ospitò, nel 1977, anche e persino l’intoccabile san Berlinguer, quando l’Enrico nazionale pronunciò il suo discorso sull’austerità? Non se ne parli nemmeno. E cominciano ad arrivare le dichiarazioni degli esponenti di partito. Di quale, non si sa. Perché, di eredi politici, il citatissimo a vanvera Berlinguer non ne ha lasciati. Men che meno a casa sua.

In realtà, non di impegni propagandistici di politicastri l’Eliseo necessita. Ma di un passo indietro dei rappresentanti della vecchia gestione, che, dalle carte, sembra non abbiano eccelso nel proprio compito. Se il teatro romano è al collasso, l’Eliseo è in sala rianimazione, in attesa di miracolo. Quel miracolo, oggi, potrebbe essere proprio l’interesse di Barbareschi, disposto a ripianare i debiti e a verificare la bontà delle scelte per la stagione in atto. Appunto.

Ma un tira e molla fatto di percentuali, societarie e monetarie, rischia di vanificare ogni buona volontà. Probabilmente, chi è in malafede spera più nei titoli delle prime pagine che nella soluzione dei problemi. Noi ci auguriamo di poter scegliere, un domani, fra le proposte del Valle e quelle dell’Eliseo. Spettacoli veri, con interpreti bravi, pagati, dichiarati. Di inutili banchetti leonkavallari fra le poltrone e sulle sacre tavole ne abbiamo già digeriti abbastanza. Liberandocene il giorno dopo…

4 Commenti

  1. Okkupano adesso? direi di no,è dal 1946 che “okkupano” e sono democraticamente intoccabili.

  2. parlano di cultura ma l’unica cultora che conoscono è la coltura della droga

  3. Un teatro roamo a Barbareschi? Figuriamoci! La cultura è di sinistra! E Barbareschi non mi pare si collochi in tale area. Questo, e non solo questo, è ciò che ci portiamo dietro dal mitico ’68. Che si riesca a far prevalere il cervello sulle emozioni? Non credo sia ancora arrivato il momento, basta sentir parlare i giornalisti televisivi delle varie reti durante i dibattiti politici e vedere come vota il popolo italiano per capire che i mali di 50 anni fa li dovremo scontare ancora per diverse generazioni!

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