La casa come archivio della memoria

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Quadro del maestro Karam Cannarella per la rubrica Saper guardare su Il Giornale OFF
Sebastiano Karam Cannarella, La stanza che trattiene, Tecnica mista su tela, 70×70 cm, 2026

L’archivio delle stanze vuote: perché le case ricordano ciò che gli uomini dimenticano

Con questo primo appuntamento inauguriamo ufficialmente “Imparare a guardare”, di Sebastiano Karam Cannarella. Uno spazio d’autore fisso, in uscita ogni venerdì, nato per guidare i lettori dietro le quinte del processo creativo e per esplorare, attraverso la voce di uno dei protagonisti della pittura contemporanea, quell’archeologia dello sguardo che trasforma l’ordinario in opera d’arte

Esistono luoghi che non finiscono mai di parlarci. Anche quando sono vuoti, anche quando il tempo sembra essersi fermato, continuano a custodire qualcosa di invisibile.

La casa è uno di questi luoghi.

Non parlo della casa come semplice edificio, ma della casa come deposito di vite, di gesti, di affetti. Ogni stanza conserva tracce. Un tavolo, una sedia, una tenda mossa dal vento, una bottiglia dimenticata su una mensola possono raccontare una storia più di molte parole.

Nella mia ricerca artistica la casa è diventata negli anni un luogo della memoria. Non un museo del passato, ma uno spazio in cui il tempo continua a essere presente. Le persone scompaiono, gli oggetti restano. E proprio in questa permanenza nasce il sentimento che cerco di dipingere.

Molte delle mie opere più recenti nascono da stanze vuote. Non vi sono figure umane. Non vi sono eventi da raccontare. Eppure qualcosa accade. Lo spazio trattiene una presenza. La luce sembra custodire un ricordo.

Forse oggi abbiamo paura del silenzio. Riempiamo ogni momento di immagini e informazioni. Ma la memoria ha bisogno di lentezza. Ha bisogno di luoghi in cui fermarsi.

Quando entro nella Casa dell’Artista a Portopalo di Capo Passero non vedo soltanto muri e mobili. Vedo una vita che continua a parlare attraverso le cose rimaste. Ogni oggetto è una testimonianza. Ogni stanza è una pagina.

La pittura, per me, nasce proprio da questo ascolto.

Dipingere significa dare forma a ciò che non si vede più, ma che continua a esistere nella memoria dei luoghi.

La casa diventa così un archivio silenzioso del tempo. E l’artista non fa altro che cercare di renderne visibile il respiro.

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