Alla Galleria Vik Milano restano pochi giorni per incontrare un’immagine che, con apparente leggerezza, insiste nel tempo. Sempreverde, la personale di Gigi Tarantola, in arte GGT, chiude il 20 aprile 2026 e si offre ora in una condizione particolare: quella dell’ultima possibilità, quando lo sguardo si fa più attento e il gesto artistico più nitido.
Non è una mostra che chiede tempo, almeno non all’inizio. Le figure che popolano le opere di GGT, silhouettes senza identità, buffe e quasi infantili, sembrano fatte per essere colte in un lampo. Tre secondi, suggerisce l’artista, sono sufficienti per entrare nell’immagine. Ma è proprio in questa economia visiva che si gioca il paradosso del suo lavoro: ciò che appare immediato trattiene, ciò che sembra semplice si stratifica.
I personaggi-ombra abitano paesaggi ridotti all’essenziale, dove elementi naturali e segni primari costruiscono un lessico visivo accessibile, quasi universale. Eppure, dietro la superficie ludica, si apre una riflessione puntuale sul presente: il rapporto tra uomo e ambiente, la fragilità degli equilibri naturali, la responsabilità individuale di fronte al cambiamento climatico. Non c’è retorica, né compiacimento; piuttosto, una forma di ironia trattenuta che rende il messaggio più incisivo.
Come osserva il curatore Alessandro Riva, il lavoro di GGT oscilla tra immaginario pop, design contemporaneo e richiami arcaici, fino a evocare le silhouettes delle pitture rupestri. È in questa oscillazione che si definisce la sua forza: un linguaggio capace di attraversare epoche e registri senza perdere coerenza. “Sempreverde”, allora, non è soltanto un titolo, ma una dichiarazione di metodo.
GGT si muove da sempre ai margini dei circuiti più istituzionali, costruendo una ricerca indipendente che trova nella sintesi il proprio strumento critico. Dipinti, animazioni, oggetti: ogni supporto diventa occasione per ribadire una stessa urgenza, quella di comunicare senza filtri, mantenendo aperta la possibilità di una lettura più profonda. L’accessibilità, in questo senso, non è semplificazione ma scelta etica.
In un sistema visivo dominato dalla velocità e dall’obsolescenza, Sempreverde introduce una frizione sottile. Le immagini funzionano subito, ma non si esauriscono. Restano, come restano certe icone che sembrano sempre esistite. È qui che il lavoro di GGT trova una sua misura: nel tentativo, riuscito, di sottrarsi al tempo breve delle mode per aderire a una durata diversa, più incerta ma più necessaria.
















