Dracula e Mina: l’estasi vampiresca di Natascia De Sanctis a Roma

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DRACULA E MINA 1" Tecnica: SOFT PASTEL 70×100 NATASCIA DE SANCTI

C’è un’oscurità che non fa paura, perché è la stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, o meglio, quella connessione segreta che l’occhio nudo non vede ma che l’inconscio mastica e sputa sulla carta. Roma, Viale Giuseppe Mazzini 1/A. Non è solo un indirizzo, è il portale che venerdì 17 aprile alle ore 18:00 aprirà le porte della Galleria Patrizia Anastasi per il vernissage di Natascia De Sanctis: “Dracula e Mina”.

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Dracula e Mina: l'estasi vampiresca di Natascia De Sanctis a Roma
DRACULA E MINA 1″
Tecnica: SOFT PASTEL
70×100
NATASCIA DE SANCTI

Il cinema che si fa carne (e pastello)

Dimenticate il gothic revival da discount. Qui la De Sanctis scende nel ventre molle della pellicola cult del 1992 di Francis Ford Coppola. Non è una semplice citazione, è una possessione. Il tratto di Natascia, quella tecnica sfumata con i pastelli che sembra carezzare la superficie del desiderio, rievoca l’estetica di Gary Oldman e Winona Ryder per trasformarla in qualcosa di visceralmente altro. Le immagini caricate – una Mina che oscilla tra la purezza regale e l’abbandono al morso fatale – sono frammenti di un’anima che disegna tanto ad occhi aperti quanto, incredibilmente, ad occhi chiusi.

Oltre il visibile: il metodo dell’inconscio

La De Sanctis non è un’artista che si accontenta della mimesi. Dal 2018 ha codificato un nuovo metodo artistico che è pura discesa agli inferi (o ascesa all’illuminazione): disegnare bendata, in una connessione esoterica che trasforma l’opera in un “portale”. Non è solo pittura, è una tecnologia dello spirito che presto diventerà carne digitale attraverso un progetto artistico-tecnologico basato sugli ologrammi. Una sfida alla percezione, un cortocircuito tra antico e futuro.

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Una serata di suggestioni totali

Il vernissage non sarà una piatta passerella. A squarciare il silenzio delle ombre ci penserà la voce celestiale di Erika Nakanishi, soprano giapponese cresciuta all’ombra del Conservatorio Santa Cecilia e già membro del coro della Cappella Giulia. Mentre i flash di Dino Fiore e Giada Iuliano immortaleranno l’evento, il pubblico sarà trascinato in quell’atmosfera decadente e sublime dove il sangue non è morte, ma linfa vitale dell’arte.

C’è tempo anche sabato 18 aprile per perdersi in questo labirinto. Andateci, se avete il coraggio di guardare cosa si nasconde dietro le palpebre chiuse di un’artista che ha deciso di non avere paura del buio.

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