Arte che brucia e poesia che vibra nello spazio “Viscerale”

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Fino al 18 marzo gli spazi della Galleria Viscerale ospitano una mostra che già dal titolo dichiara la propria posizione: Viscerale. Non un semplice riferimento emotivo, ma un’indicazione precisa di metodo e di sguardo. L’arte qui non si presenta come superficie da contemplare a distanza, ma come esperienza che coinvolge direttamente il corpo e la percezione.

La collettiva riunisce Felipe Cardeña, Paolo Cassarà, Vetra Cerulli, AscanioCuba, Ali Hassoun e Zep, sei artisti che lavorano con linguaggi molto diversi ma che condividono una tensione comune: un rapporto diretto con la materia, con l’immagine e con la dimensione sensibile dell’esperienza. Le loro opere non si limitano a costruire rappresentazioni, ma cercano piuttosto di attivare reazioni, interrogare lo sguardo e mettere in gioco la presenza fisica dello spettatore.

Il percorso espositivo si muove tra pittura, scultura e linguaggi visivi che riflettono su identità, trasformazioni sociali e immaginari contemporanei.

Le visioni stratificate e simboliche di Ali Hassoun mettono in dialogo culture e identità contemporanee, mentre i ritratti di Vetra Cerulli, realizzati su supporti cuciti, trasformano la superficie del quadro in una pelle fragile e tesa. Con Paolo Cassarà il discorso si sposta sul rapporto tra umano e tecnologia, evocato nella scultura Cyborg Cop. Il lavoro di Felipe Cardeña esplode invece in composizioni ricche di colore e simboli, dove iconografie sacre e immaginari pop convivono in una proliferazione visiva. Zep porta in scena un linguaggio diretto e politico, dove il corpo diventa spazio di rivendicazione, mentre AscanioCuba costruisce immagini dense e narrative, capaci di intrecciare memoria artistica e realtà contemporanea.

All’interno di questo contesto la galleria ha scelto di aprire anche uno spazio dedicato alla parola poetica. Il 16 marzo si terrà infatti la presentazione del libro “LSD – Lunghi sogni divini” di Cataldo Dino Meo, a cura di Paola Martino, che insieme ad Alessandro Baffigi è anche curatrice della mostra, un testo di oltre trecento pagine che attraversa territori letterari e filosofici, muovendosi tra visione, riflessione esistenziale e indagine sulla coscienza.

Il titolo richiama l’universo dell’esperienza psichedelica, ma nel libro questa dimensione non viene trattata come semplice evasione. Diventa piuttosto uno strumento per interrogare la mente, il linguaggio e la percezione della realtà. In questo senso il dialogo con la mostra appare naturale: anche l’arte, come la scrittura, può essere un dispositivo capace di ampliare il nostro modo di vedere e di interpretare il mondo.

Figura singolare della scena culturale milanese, Cataldo Dino Meo attraversa da decenni la letteratura e la performance con uno spirito radicale e provocatorio. Negli anni Sessanta ha vissuto in prima linea le trasformazioni sociali e culturali di quel periodo, guidando un gruppo di giovani poeti vicini all’immaginario situazionista e partecipando attivamente alle contestazioni contro il sistema dominante. Con il suo giubbotto di pelle nera e una presenza sempre diretta e combattiva, ha incarnato lo spirito ribelle di una generazione che cercava nuovi linguaggi per raccontare il mondo.

La poesia è stata la sua forma di resistenza. Negli anni la sua scrittura si è trasformata in una pratica artistica più ampia, che spesso coinvolge anche la performance, la musica e il video.

Sulla scena, la poesia di CDM prende vita attraverso la voce e il corpo del poeta. I versi vengono declamati con una forza che richiama la tradizione antica degli aedi, quando la parola poetica non era solo lettura ma presenza, racconto condiviso, esperienza collettiva.

La mostra rimane visitabile fino al 18 marzo, mentre la presentazione, del 16 marzo, del libro di Cataldo Dino Meo rappresenta uno dei momenti di dialogo che la galleria ha scelto di inserire nel percorso espositivo.

Un’occasione per attraversare linguaggi differenti – arte visiva, poesia, performance – e ricordare che, a volte, le esperienze più intense nascono proprio nei luoghi dove le discipline si incontrano.