Come cambia un artista in 50 anni di carriera?
Si può trovare la risposta a questa domanda presso la galleria Gli Eroici Furori Arte Contemporanea di Milano, in via Melzo 30, dove dal 12 al 23 maggio 2026 è possibile ammirare la sintesi di mezzo secolo di attività dell’artista Gaetano Fracassio. L’esposizione, intitolata “Cinque Cinquantesimi”, è curata da Silvia Agliotti e accompagnata da un testo critico di Emanuele Beluffi. La mostra segna un ritorno significativo per l’artista, che espone nuovamente in questo spazio dopo quindici anni.
Possiamo definire Gaetano Fracassio un “cantastorie lirico e visionario” e un “viandante della memoria”. La sua cifra stilistica fonde la dimensione concettuale con una solida perizia artigianale, tipica di un “homo faber” capace di creare integralmente l’ambiente in cui vive. Il percorso espositivo si articola attraverso una selezione di lavori su tela e su carta che ripercorrono i suoi cinque periodi fondamentali: Cosmogonie, Ipertesti, Stanze vuote, Attese/Riflessioni e Memento Vita.
La Precarietà e la Resistenza
Gli oggetti dipinti da Fracassio — in cui la figura umana è assente — sembrano immersi in un limbo emotivo e narrativo. Come sottolinea Beluffi nel suo testo, la ricerca si concentra su “fragili architetture del possibile”. Le barche di carta e le case strampalate, i suoi “Intimi rifugi”, resistono in bilico allo scorrere del tempo. Questa instabilità non genera angoscia, ma riflette sulla precarietà dell’esistenza attraverso un equilibrio sottile tra costruzione e cedimento.
L’approccio dell’Homo Faber
Fracassio adotta un approccio fisico e materico, scoprendo giovanissimo l’arte come “esigenza psicofisica di sopravvivenza”. Vediamo una pittura stratificata dove le superfici graffiate e l’uso di materiali semplici concorrono a tenere insieme un lavoro che non ha bisogno di alzare la voce. La sua ricerca spazia con spontaneità tra pittura, scultura e fotografia.
L’universo archetipico
Il lavoro dell’artista si muove dentro un alfabeto essenziale e ridotto all’osso. Elementi ricorrenti come case, barche, stelle e un vaso verde che ritorna ciclicamente non sono semplici illustrazioni, ma simboli di un linguaggio e luoghi dell’anima. L’artista opera una riduzione sintetica del mondo, trasformando l’oggetto in un contenitore universale di ricordi e sogni.
Il Nomadismo e le Radici
Un altro elemento centrale è il nomadismo, spesso accostato alla figura del viandante pasoliniano che riconosce le cose solo procedendo a piedi, lentamente. Definito un “viaggiatore da fermo”, Fracassio è un autore capace di esplorare l’universo interiore prima di aprirsi allo sguardo esterno. Nonostante i molti anni trascorsi a Milano, l’artista è recentemente tornato nella sua città natale, Bitonto, in Puglia, mantenendo vivo quel legame con le radici che trasforma la memoria in un gioco profondo.
“Fracassio continua a costruire sapendo che ogni costruzione è temporanea. Continua a navigare, anche quando il mare è fatto di carta.”
— Emanuele Beluffi













