Alberto Barbieri, nato a Pavia nel 1958, è sempre stato attratto dalla fotografia e dal teatro, ma poi ha scelto la pittura. Per alcuni anni ha lavorato per il cinema e la televisione e ha dipinto due scenografie delle opere liriche” Pollicino” e “Rigoletto”. La sua pittura astratto-lirica, matura dopo aver frequentato la Civica Scuola di Arti Visive di Pavia, e decisive sono state le lezioni di Alberto Ghinzani e le frequentazioni con di Mario Raciti. Espone regolarmente dal 1986, e dal 1986/87 viene nominato Consulente presso il Museo della Permanente di Milano. Nel 2003 su invito dell’Ambasciata italiana di Nairobi (Kenya), realizza un murales di 36 mq., per il progetto “Tree is life”. Riconoscibile per una pennellata vibrante cattura l’emozione del paesaggio, coglie quell’intangibile sensazione fisica che si prova al contatto con la natura per varcare i limiti tra figurazione e astrazione su tela. I suoi primi sostenitori sono stati Alberto Ghinzani, Mario Raciti e Giancarlo Ossola.
Cosa vuoi comunicare con il tuo lavoro?
Nel mio lavoro cerco di varcare i limiti del paesaggio e quel che resta della memoria naturalistica. Un’ossessione carica di inquietudine, un’ansia senza certezze in una sospensione spazio-temporale, per trasferire su tela lo stupore che si rinnova nel contatto con la natura, perdendomi nell’esperienza dello smarrimento, del disorientamento.
Cosa intendi per paesaggio?
Paesaggio inteso come ultimo baluardo del visibile, non la rappresentazione bensì eco del paesaggio: una parvenza sospesa percepita in lontananza nell’illusorio e allucinante tentativo di varcare la fragile soglia del conoscibile. Così il mio paesaggio in bilico tra tangibile e invisibile, varca la soglia interiore con uno slancio vitale oltre il tutto, in una estensione spaziotemporale, oltre lo sguardo di un “Orizzonte altrove”.
Come intrecci segno, materia, colore e sentimento della natura?
Il segno, la materia ed il colore affondano nelle radici espressioniste e informali con diretto riferimento alle fonti del Romanticismo Visionario. Nelle mie pennellate cerco bagliori, attraverso lampi di bianco che fanno vibrare l’immobilità del vuoto, dipingo tracce rapinose che rischiarano la soglia dell’oscurità. Il segno, il colore servono a rafforzare tutto questo, diventano strumenti di decantazione del paesaggio come dimore dell’infinito, dimore della luce.
Quali materiali prediligi?
Nel mio lavoro utilizzo tempere acriliche industriali su carta, questo permette alla pennellata di scorrere più velocemente rispetto alla tela che ne frena la gestualità e immediatezza, conferendo al dipinto maggiori trasparenze, colori più illusivi e rastremati, privi di stratificazioni materiche e tattili, tipiche dell’informale storico, al fine di raggiungere trasparenze impalpabili, con pennellate fluide utilizzando anche stracci e spugne per imprimere e allo stesso tempo sottrarre riconoscibilità all’immagine.
Quali orizzonti ti poni nel gesto del fare pittura?
Diventare parte della natura stessa, parte di ciò che si dipinge, di un mondo interiore, m’immergo nello spazio profondo dell’anima, e dell’appartenenza stretta della natura stessa, intesa come generatrice del tutto e insieme del nulla. Vivere le contraddizioni e i dubbi in essa contenuti in una perenne inquietudine sfiorata da un’ansia senza certezze ma sempre con grande energia vitalistica. Sono interessato a una visione immersiva e conoscitiva nella natura , come ‘laboratorio’ emotivo e simbolico, alla ricerca di una interiorità e tensione spirituale. Il mio fare pittura comprende una ricerca di sé stessi e connettività con il tutto.
Che valore ha la luce nei tuoi dipinti?
La luce è un elemento fondamentale nel mio lavoro, come un ultimo baluardo del visibile, il mistero cela la possibilità di afferrare qualcosa di misurabile e allo stesso tempo inafferrabile, in cui a volte si ha la sensazione di perdita e di ritrovamento.
La luce serve a smaterializzare il visibile, per perdersi nella sua misteriosità. A volte a dare una maggiore profondità tridimensionale all’immagine, per tracciare un ‘ ipotetica linea di confine verso un oltre misterioso ma sempre in contrasto con le ombre, attraverso linee di forza mai arrendevoli ma vitali.
A quale ciclo pittorico stai lavorando?
L’ultimo ciclo di lavoro, corrisponde allo specchio del mio moto interiore, non rappresento bensì evoco un paesaggio che trasformato una matrice più astratta, espressionista e Informale in un linguaggio come già detto interiore. I colori sono sempre meno legati ad un naturalismo di matrice lombarda, avvicinandosi a una colorazione più cosmopolita. Rossi, verdi, gialli, arancioni sono legati a immagini più acide, fredde, filtrate da una memoria più artificiale di quel che rimane del paesaggio. Gli orizzonti sono spesso più obliqui, dipingo uno slittamento del paesaggio, quasi a perderne l’identità.
Chi sono stati i tuoi maestri di ieri e di oggi?
I miei Maestri Storici partono inevitabilmente dagli artisti romantici, soprattutto
Caspar Friedrich per la sua visione dell’infinito e contemplazione e William Turner per lo studio della luce e del colore per poi giungere più recentemente all’Action Painting di William Willem de Kooning, Franz Kline e Mark Rothko, gli Italiani Emilio Vedova, Ennio Morlotti ed il mio insegnante ed amico Alberto Ghinzani. Ho sempre amato Alberto Giacometti, l’inafferrabilità delle sue opere, la fragilità e il vuoto che li consuma e all’opposto Francis Bacon e la sua pulsione viscerale, solitudine e il tormento interiore ma, pur nella disperazione, segno pittorico di una grande vitalità espressiva. E infine Giorgio Morandi per la sua dimensione spirituale fatta di silenzi, umiltà e meditazione. La luce come spazio spirituale e atmosfera di sospensione temporale.
Che rapporto hai con l’Intelligenza Artificiale?
Il mio rapporto con la I.A. è puramente di approfondimento conoscitivo e di informazione. Nel mio lavoro amo l’imprevedibilità, l’errore, la sbavatura, il gesto istintivo, l’illusorietà materica, la fisicità del pigmento anche come atto di resistenza all’immaterialità del pixel. Pittura come traccia di vissuto umano emotivo, come presenza corporea impossibile da replicare per un algoritmo.
Prova ad associare i tuoi dipinti a poeti italiani del Novecento?
Se dovessi associare tre miei dipinti dal titolo “Orizzonti Altrove” ad altrettanti poeti, li assocerei in primis ad Eugenio Montale per il Suo “Male di vivere”, ma nonostante questa negatività vi è sempre la ricerca di un varco, una speranza di salvezza. Poi Giuseppe Ungaretti per le emozioni intense e immediatezza emotiva, la precarietà della vita, la fragilità e la ricerca del senso. E infine Giovanni Pascoli per la sua esplorazione sui temi della natura e del senso di mistero e smarrimento, la sua inquietudine esistenziale spesso enigmatica ed inquietante. Il paesaggio in Pascoli non è una semplice descrizione ma uno specchio dello stato d’animo.
Il tuo lavoro è di matrice romantica?
In parte vi è una matrice romantica nel mio lavoro, come nell’arte romantica gli stati d’animo e il sentimento, la sensazione di stupore di fronte alla grandezza della natura. L’ assenza di una rappresentazione chiara del paesaggio vuole spingere l’osservatore a vivere un’esperienza soggettiva ed emotiva che era l’obiettivo centrale per molti artisti romantici.
Il legame del mio lavoro al romanticismo non è stilistico bensì concettuale e tematico concentrato sulla potenza espressiva dell’arte come veicolo di emozioni profonde e personali.
Quale mostra stai preparando?
Ultimamente sto lavorando a una mostra personale che si terrà questa primavera presso la “Fabbrica Poggi” di Pavia, pilastro della storia e del design italiano di fama internazionale, dove a metà del Novecento vi hanno collaborato designer come Franco Albini che vinse il “Compasso D’oro” del 1955 con la poltroncina Luisa esposta nella collezione permanente del Moma a New York. Vico Magistretti, Marco Zanuso, Afro e Tobia Scarpa, Renzo Piano e altri. Nel 2022 cessata la produzione della fabbrica nel 2010 vi è stato un recupero degli spazzi storici, oggi trasformata in un centro culturale ed espositivo molto attivo.













