Fabrizio Sabatucci: da ” Rocco Schiavone” alla nuova serie Sky “Christian”

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Frizzante, poliedrico ed eclettico. È Fabrizio Sabatucci, attore romano che tra cinema, teatro e televisione porta avanti un’immersione nei lati emotivi e delicati del nostro animo. Lo fa con allegria e accuratezza attraverso i ruoli che ha interpretato sulla scena e sul set. Dalle performance di opere innovative come La partita di Francesco Carnesecchi a serie tv come Rocco Schiavone e Distretto di Polizia. Di recente premiato per il power speaking  al Premio Penisola Sorrentina,  un evento ideato e curato dal bravo Mario Esposito, giunto ormai alla sua 26°edizione.

Da Rex a Rocco Schiavone hai partecipato a molte serie. Come pensi sia cambiato il mondo della tv negli ultimi anni?

È cambiato tantissimo. Si è passati dal progetto televisivo basato sulla scrittura e la trama, a produzioni  che prima costruiscono il cast (molti arrivano dal mondo dei social)  e solo successivamente si costruisce una trama. Nonostante non sia un nemico delle innovazioni, io mi ritengo un sostenitore dell’idea più tradizionale che un prodotto televisivo debba partire dalla scrittura.

Come è stata l’esperienza con Rocco Schiavone?

Rocco Schiavone non è stato il mio ultimissimo progetto, infatti a breve uscirà una nuova serie per Sky “Christian” prodotto da Lucky Red. In queste due serie c’è una cura maggiore della scrittura e cura del dettaglio.

Su Christian cosa puoi dirci?

Si tratta di un Lo chiamavano Jeeg Robot al contrario. Il protagonista ha poteri sovrannaturali una specie di Messia: tra miracoli e stigmate. Ma non posso dire molto.

Di recente hai lavorato ad uno spettacolo sull’eutanasia?

 “Il condominio di Giulia” è spirata a una commedia francese molto amara. Con Francesco Venditti e Riccardo Scarafoni andremo in scena a primavera. In versione cartoon cercheremo di parlare dell’eutanasia, come un amarissimo inside out al contrario. Inoltre, dovrei riprendere la commedia surreale “L’ispettore Drake, il delitto perfetto”, ma siamo ancora in fase di allestimento.

Recentemente sei andato a ritirare il Premio Penisola sorrentina per il Power speaking che cos’è “il potere di parlare”?

Con Silvia Cavarotti e Fabio Alessi, lavoriamo da tempo a un progetto seguendo il protocollo “gioca, libera, esplora”. Mettiamo in pratica un training personale, tramite i testi, le metodologie attoriali e le tecniche di  respirazione. Attualmente abbiamo aperto 12 masterclass e 9 accademie(dai quattro, ai sei mesi), stiamo cercando di portare  questa iniziativa nei teatri.  Attingiamo all’emotività, lavoriamo con  l’anima perché, come dice Silvia, “comunicare è un gesto di generosità”.