
Luigi Serafini è stato insignito del prestigioso premio Artist of the Year 2025 ieri sera alla Pinacoteca di Brera alla presenza di Angelo Crespi Direttore Generale della Grande Brera. Alessandro Riva ha partecipato alla premiazione, che celebra l’eccezionale contributo e talento di Serafini nel panorama artistico italiano.
La nostra Jacqueline Ceresoli è stata l’unica fra i giurati a proporre e votare il suo nome.
Dal Codex Seraphinianus alla Domus Seraphiniana, la storia surreale di un creatore senza confini
Luigi Serafini (Roma, 1949) artista laureato in architettura all’ Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, viaggiatore curioso per vocazione che nel 1974 ha attraversato gli Stati Uniti con sacco a pelo e Rolleiflex, l’anno dopo si è spinto fino a Babilonia, lungo l’ Eufrate, nel 1973 visita l’Africa equatoriale e il fiume Congo. Tornato a Roma nel 1976 inizia i sui celebri Codex: una catalogazione enciclopedica scientifica dell’universo immaginaria composta da oltre mille disegni calligrafici, indecifrabili, enigmatici e affascinanti come casa sua, che rispecchia il suo mondo.
Artista, architetto e designer, c’è l’unità del molteplice nel suo Codex Seraphinianus (1981), cosa rappresenta questa catalogazione enciclopedica pseudo-scientifica del suo universo immaginario?
Il Codex Seraphinianus è stato per me uno “slancio vitale”, per citare Henry Bergson. È stato cioè un impulso irresistibile che ho semplicemente seguito, non potendo far altro, e su cui poi ho fatto mille riflessioni, ovviamente. Riflessioni che sono anche mutate nel tempo, mentre il Codex se ne sta sempre lì, tranquillo, non invecchia e ora è diventato pure del tutto autonomo… mamma mia!
Tra i mille disegni con i testi che sono segni calligrafici di una scrittura asemica e visionaria quali considera più contemporanei dentro alle problematiche di connessione tra umano, l’animale e l’artificiale?
I mille e passa disegni costituiscono un’unità, un flusso che non può essere sezionato. Ovviamente alcune tavole sembrano più iconiche di altre e adatte a rappresentare il nostro tempo. Ma possono farlo, attenzione, solo grazie alla presenza di tutte le altre.
L’editore Franco Maria Ricci nel 1981 ha per primo pubblicato il suo misterioso Codice illustrato di una lingua indecifrabile dall’immediata seduzione visiva, quali sono state le fonti di ispirazione e perché sarà un libro eterno che va oltre l’Intelligenza Artificiale?
Le fonti d’ispirazione sono state infinite e le ho assorbite attraverso gli anni filtrandole grazie a una curiosità che ho sempre sentito nei confronti del mondo e di me stesso.
In occasione dei dieci anni del Labirinto della Masone di Fontanellato (Parma), fino a luglio tiene una mostra personale che rappresenta un ritorno alle origini, cosa ha esposto e come dialoga con questo spazio unico e carico di significati simbolici?
Il labirinto è stato sempre un argomento presente fin dai primi incontri con Ricci, alla fine degli anni ’70 e fu proprio lui a chiedermi di disegnarne alcuni.
Lei suddivide la sua mostra a Fontanellato in epoca pre-Codex, epoca Codex, epoca post Codex, qual è il trait d’union tra le tre immaginifiche ‘cantiche’ del suo viaggio nella surrealtà?
Noi tutti amiamo dividere continuamente il Tempo in epoche, giorni, ore e minuti… ci sembra così di poterlo controllare, ma panta rei, os potamòs, tutto scorre come il fiume…
Scheletro, uovo, l’arcobaleno sono gli unici elementi a scatenare il suo raptus creativo come suggerisce il titolo della sua mostra a Fontanellato?
Certamente no e non me ne ero neanche accorto prima del saggio di Italo Calvino. Mi è sembrato bello giocarci per un titolo accattivante…
Si considera un erede di Italo Calvino sul piano visivo intendo dire, perché?
Sono erede, se si può dire così, di tanti scrittori e artisti. Ho una biblioteca di quasi 10.000 volumi tra Roma, Milano e Pedaso (FM), che lo attesta. Nel mio Codex però ne ho citati solo due, Raymond Roussel e Marcel Proust… ah, dimenticavo, c’è anche il divino Apollo…
Che differenza c’è tra lo scheletro e l’uovo, soggetti ricorrenti nell’iconografia di Dalì e i suoi immortalati nel Codex?
Veramente non la so la differenza, dato che un uovo è un uovo e qualche volta può essere cosmico, ma non nel mio caso.
Lei vive a Roma vicino al Pantheon in un atelier-residenza opera d’arte, cosiddetta Domus Seraphiniana… può essere considerata patrimonio culturale per l’Umanità?
La mia vicenda è piuttosto interessante… Al momento la Corte d’Appello di Roma ha sospeso lo sfratto esecutivo per ragioni estetico-culturali che devono essere tutelate al di là dei fatti amministrativi… Chiara Fama. Staremo a vedere dove penderà la bilancia e sarà un segno importante anche per il nostro Paese.
Assume droghe tipo la mescalina e il peyote che sperimentava Dalì o altre sostanze per scatenare il sua incontenibile immaginazione?
…Sperimentai la mescalina e provai a fare anche dei disegni sotto il suo effetto. Disegni che mi sembrarono straordinari nel mentre, per poi risultare assolutamente banali. Chissà, forse andò meglio a Dalì, ma io da allora non ci ho più provato e ho preferito il sempre il Frascati e il Valpolicella.
Da dove arrivano le sue bizzarre creature che farebbero invidia a quelle di Hieronymus Bosch se fosse vivo?
A questo punto non posso non citare Totò: Fantasiosi si nasce, e io, modestamente, lo nacqui!
Si riconosce nell’Arte Magica teorizzata da André Breton?
Ho avuto la fortuna di conoscere Giordano Falzoni, che considero mio mentore. A Parigi lui aveva frequentato Breton… mi ha lasciato un libro con una dedica di Breton: Anthologie de l’Humour Noir.
Mai pensato di illustrare il libro degli esseri immaginari di Jorge Luis Borges? Lo farebbe, come?
Tutte le volte che mi è stato chiesto di illustrare qualcosa, sono riuscito a deviare e a fare un lavoro parallelo… il Corriere mi chiese di illustrare La strega e il Capitano di Sciascia… realizzai “10 prove dell’esistenza del Diavolo”.
Utilizza l’Intelligenza Artificiale o preferisce ancora disegnare?
Utilizzo ChatGPT come il frigorifero o il microonde. C’è poco da fare, è un elettrodomestico fantastico!
C’è una sua opera che proprio non ama? Quale?
Per mia fortuna riesco a scartare le opere che non amo, o meglio che non amerò, poco prima di farle. E finiscono così nel cestino sotto il tavolo…
Perché continua a creare mondi fantastici, per chi?
Ma è semplicissimo, perché così continuo a vivere. Lo faccio per me stesso.
A distanza di tempo, raggiunta fama, visibilità e prestigio internazionale cosa chiede a sé stesso per essere felice?
La salute, perché quando c’è la salute c’è tutto, come capirono i primi sapiens tanto tempo fa…
Che rapporto ha con i giovani, li invita a casa sua per mostrare cosa fa?
La mia casa-studio è sempre stato un luogo aperto a giovani e vecchi… Durante Open House Roma, sono arrivate 1200 persone e 200 non sono potute salire… ho scoperto che questa ormai è una missione…














