Il lockdown della Generazione Z

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C’è Rick, musicista di strada che durante il lockdown si è messo a suonare dal suo balcone per rallegrare i vicini; c’è Tolomeo, che rimanendo sempre chiuso in casa ha scoperto la passione per la scrittura; Gaja, attrice che ha elaborato dei monologhi teatrali da mettere in scena tramite Zoom; Matilde, che ha deciso di dedicarsi al volontariato; e Giulia, che aveva appena iniziato a seguire l’università e parallelamente a studiare per diventare maestra di sci, quando il Covid ha distrutto un equilibrio già di per sé delicato.

Questi sono i 5 protagonisti di Gen Z: The Dismissed Generation, web serie documentaria uscita il 23 febbraio e prodotta da Marcello Di Gregorio, produttore e regista originario di San Donato Milanese (MI) che oggi vive a New York. In ognuno dei 5 episodi, da 3-4 minuti ciascuno, viene intervistato un giovane milanese dai 18 ai 20 anni su come ha vissuto i primi mesi della pandemia nel capoluogo lombardo. La serie si può trovare sui canali YouTube e Instagram della casa di produzione, Vanilla Shake Videos.

Il risultato è un affresco di come la generazione Z, la prima nata e cresciuta in un mondo dove internet e i social sono accessibili a tutti e che non ha mai conosciuto l’analogico, ha vissuto il primo lockdown. Giovani che, al di là di tutte le esaltazioni che si fanno di solito sul loro essere smart e al passo con i tempi, hanno perso molto per quanto riguarda le relazioni e la socialità; ma anziché abbattersi, hanno cercato dei sistemi per continuare a vivere, in attesa che la pandemia finisca.

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