Oggi in gara a Sanremo Folcast: l’intervista

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ph Chiara Mirelli

Un pop soul delicato e moderno che va oltre la tradizionale canzone d’amore, diventando un invito a mostrarsi in modo autentico, senza celare difetti e fragilità. Questo il biglietto da visita per Sanremo di Folcast (Daniele Folcarelli), in gara tra i Giovani del settantunesimo festival con il brano “Scopriti” (Laboratori Testone/Artist First), che sarà eseguito nella prima serata della kermesse canora. Un invito rivolto anzitutto a se stessi, come afferma l’artista della nuova scena cantautorale romana, che arriva sul palco dell’Ariston dopo un 2020 importante, in cui ha partecipato come apripista al concerto di Daniele Silvestri nell’ambito del festival Suoni di Marca. Unanimi i consensi della giuria degli esperti durante le selezioni di “Ama Sanremo”, con paragoni lusinghieri con Alex Baroni per l’interpretazione e Franco Battiato per la scrittura. Folcast ci racconta il concepimento del brano: “Ero a casa in un giorno di pioggia, in un’atmosfera molto in contrasto col significato della canzone. Ma il gioco era quello di invitare me stesso ad uscire dal guscio per mostrarmi come sono. L’impegno ad essere me stesso è un lavoro di tutti i giorni; ma in quel periodo questo propositi mi stava sfuggendo di mano. Per cui il brano è soprattutto un appello a se stessi per ripartire e uscire da una situazione di stasi in cui talvolta ci si può trovare nel corso della vita”.

Co-autore e produttore del brano è Tommaso Colliva, vincitore del Grammy Award per l’album “Drones” dei Muse. Quanto è importante il contributo di un professionista di questo calibro?

“E’ un elemento fondamentale che ti svolta la produzione e il livello artistico del brano. Aver condiviso con Tommaso il lavoro su questo pezzo ha portato “Scopriti” a crescere in maniera esponenziale rispetto alla primissima versione, realizzata a casa, in maniera basica e poco elaborata. Quando metti il lavoro in mano a un produttore di questo calibro senti come il brano inevitabilmente cambia e cresce. Ma deve anche esserci alla base una comunione di intenti e un pensiero condiviso su tanti aspetti del lavoro. Tommy è un maestro in quello ciò che fa e le sue scelte avvengono in autonomia. Il fatto che abbia sposato il mio progetto mi rende quindi orgoglioso perché vuol dire che ci crede. E questo si sente. Anche grazie al contributo di Raffaele Scogna, che ha collaborato alla produzione e suonato il piano e il basso, il pezzo ha preso ancora più forma, tant’è che a livello strutturale ho aggiunto assieme ad entrambi una parte che rafforzasse il significato della canzone, quella che dice “seguimi per stare meglio”. Oggi è la mia preferita perché dà maggiore forza e incisività a livello testuale e musicale. E’ stata una sfida con me stesso rimettere mano a un lavoro già realizzato e riaprire un discorso apparentemente chiuso”.

Tuoi modelli di riferimento sono artisti stranieri come John Mayer, Tom Misch e Anderson Paak, ma anche Ghemon e Willie Peyote, tra i Big di questo festival. Hai avuto modo di incontrarli? Cosa ami in particolare del loro stile? A

“Con Ghemon ci siamo conosciuti, l’ho incontrato in attesa del tampone prima delle prove, e ci siamo scambiati le nostre impressioni sul festival assieme a Fulminacci. Willie non l’ho incrociato. ma mi piacerebbe confrontarmi anche con lui. Di loro amo l’approccio molto soul, ciascuno col proprio modo di fare musica. Di Ghemon mi piace tantissimo il flow: sono rimasto folgorato da “Orchidee” , uno dei miei album preferiti degli ultimi anni, e adoro il suo modo di cantare. Non si sente mai arrivato e lavora sempre su una crescita professionale, esplorando mondi artistici diversi, con un animo soul tra flow, parti cantate e ricerca melodica. Peyote rappresenta la parte dell’hip hop più crudo e mi piace che in entrambi ci sia tanta attenzione per la parte strumentale, come si vede nei loro live, nettamente superiori alla media. La stima nei loro confronti diventa quindi inevitabile”.

Soprattutto per voi artisti in gara sarà un festival diverso, senza pubblico e bagni di folla tipici della settimana sanremese. Come vivi questa edizione così particolare?

“Sarà un Sanremo diverso per chi come me lo affronta per la prima volta, un’esperienza completamente fuori dalla norma, perché salire sul palco dell’Ariston e cantare un proprio pezzo è un’emozione grandissima. Non so se sarà più difficile senza il pubblico; di certo mancherà quella parte di calore umano importante; ma in compenso siamo qui a partecipare ad un grande evento, con tutte le misure di prevenzione e con l’orchestra che il calore lo trasmette davvero, e con cui cercherò di colmare, seppur per pochi minuti, i vuoti lasciati dalla pandemia”.

Folcast sarà accompagnato dal maestro Rodrigo D’Erasmo, che ha arrangiato gli archi del brano e lo scorso anno ha diretto l’orchestra per il vincitore uscente Diodato.