I reboot di Diabolik e quelle gare a chi era più cattivo

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Foto di ElisaRiva da Pixabay

Tra le tante cose che ci riserva il 2021, uno dei prodotti più attesi è senza dubbio “Diabolik” dei fratelli Manetti, l’ambizioso cinecomic italiano con protagonisti Luca Marinelli e Miriam Leone. Il fanboy che c’è in me spera che al film segua una riscoperta del personaggio, vecchio quasi sessant’anni, e una sua riproposizione in stile americano: svecchiare il fumetto con un reboot magari, tentare un’innovazione anche su altri media, insomma cavalcare l’onda e sfruttare il potenziale di un marchio storico. Piuttosto che divagare o raccontare la storia di Diabolik, cosa che spetterà alle decine di articoli che ne accompagneranno l’uscita nelle sale, oggi approfittiamo di questo spazio per parlare di quelli che prima di tutti tentarono di riciclare l’idea di Angela e Luciana Giussani, alternando risultati memorabili a soggetti imbarazzanti, parliamo del fumetto nero italiano.

Per prima cosa bisogna capire il contesto in cui nacque il genere, Diabolik uscì nell’Italia del 1962 agli inizi del boom economico, nel Paese che, per intenderci, due anni prima censurò La Dolce Vita di Fellini per oscenità e insulto alla morale cattolica, e in questo periodo il fumetto è ancora un prodotto rivolto esclusivamente ai ragazzini.

In Italia questo mondo segue la linea che prevale anche negli Stati Uniti, storie allegre e colorate con eroi bidimensionali, le sceneggiature non osano toccare temi più adulti, e solo dopo più di vent’anni troveremo storie come quelle di Dylan Dog o il Watchmen di Alan Moore.

Oggi leggendo i primi numeri di Diabolik, pensiamo a dei gialli un po’ pomposi in cui i personaggi spiegano letteralmente ogni azione che fanno (formula che Dio solo sa perché non hanno cambiato in sessant’anni) ma innegabilmente eleganti e rivoluzionari, ecco, all’epoca invece erano visti come l’anticristo in formato tascabile. Avere come protagonista un ladro che non si faceva scrupoli ad ammazzare in ogni numero, attirò le ire della censura sul fumetto e le polemiche dei giornali che urlavano allo scandalo ne fortificarono il mito.

L’indignazione generale fu una pubblicità senza precedenti, e se le sorelle Giussani sono ancora oggi ricordate come icone del femminismo e della genialità imprenditoriale, un po’ meno romantico è il ritratto di chi cercò di speculare sulla loro intuizione. Per mano degli editori dell’epoca, non tanto interessati all’idea dell’antieroe quanto ai soldi che gli ruotavano attorno, nacque quello che oggi è ricordato come “fenomeno K”, una sequela di copie dell’originale Diabolik che tentarono di capitalizzare sui punti che hanno reso quest’ultimo un’icona pop, il giallo e l’ambiguità morale direte voi? No, la violenza, il sesso e l’uso di lettere esotiche nel nome.

Praticamente gli editori rivali dell’Astorina non avevano mai letto un numero di Diabolik, ma affidandosi a quello che leggevano sui giornali democristiani crearono un universo che trasudava di becerismo ed elementi shock gratuiti, la cosa più fedele all’originale era in alcuni casi la calzamaglia e il font copiato dagli albi di migliore qualità.

Nel ’64 Magnus e Bunker rispondono alle Giussani pubblicando Kriminal e Satanik (e già da qua partiamo con l’abuso della K), personaggi inizialmente cattivi per il solo gusto di esserlo con fumetti che non risparmiavano scene cruente e molto più allusive di quanto non avesse mai mostrato Diabolik, tuttavia col passare degli anni questi due lavori trovarono un loro equilibrio e si affrancarono presto dal ruolo di imitatori, creandosi una propria identità e risultando godibili ancora oggi. I lavori di Magnus e Bunker sono un caso eccezionale, passiamo alle copie spudorate.

Nel ’65, l’ex marito di Angela Giussani (lo stesso che bocciò la sua idea ritenendola stupida) fece uscire Zakimort, un incrocio femminile tra Diabolik e Batman con in mezzo gangster e karate, la fiera dell’originalità, ma per quanto “nero” era ancora troppo soft. Ad ovviare a questa mancanza ci pensò Nino Cannata con Sadik, un sobrissimo fumetto che nei primi due numeri racconta le storie di un criminale in calzamaglia iper-violento e particolarmente incline al BDSM, poi a seguito di una cazziata dell’editore (spaventato dalla censura) diventato un giustiziere fascistoide che recita “Se la mia strada è costellata di cadaveri è solo perché io anticipo la giustizia degli uomini”.

Da qui parte una corsa al rialzo: c’è Killing, fotoromanzo tra l’erotico e lo splatter, Masokis, Mister X, Demoniak, Spiderman (non quello famoso). Tra gli autori si faceva a gara a chi era più cattivo, misogino, razzista, fino al punto che dallo scandalo si passò alla totale indifferenza ed il fenomeno finì senza che nessuno se ne accorgesse.

Oggi il fumetto italiano si è ritagliato un suo spazio nel mondo editoriale arrivando anche all’estero, lo ha fatto anche grazie a quel momento di rottura che rappresentò il fumetto nero che con i suoi limiti e le sue derive, è stato riscoperto dagli appassionati e chissà se con Diabolik al cinema potrà avere un suo revamping.