E’ l’ultimo esponente del simbolismo liberty del 900. Esordisce nel ‘57 alla mostra internazionale di Arti figurative alla Triennale di Milano e da lì la sua produzione viene esposta in numerose mostre internazionali, mentre l’opera “Giovani Amanti” (1977) finisce nella collezione privata della Regina Elisabetta II d’Inghilterra -senza contare le collezioni private sebbene men blasonate. Lui è il maestro Quirino De Ieso (S. Giorgio La Molara,1926 – Noto, 2006), autore di soggetti pittorici a cavallo tra astratto e figurativo per un genere laicamente devoto all’erotismo e al sacro. Alla fine degli anni Sessanta, in piena popolarità e fama internazionale, De Ieso usa una tecnica personale attraverso un pennino intinto nell’inchiostro definita “china in sovrapposizione”, dove protagonista è la linea, che tesse un ordito simbolico di creature umane e ultraterrene sospese tra sogno e realtà, in un’armonia di opposti fra il bianco e il nero che sembra il portale di accesso dalla dimensione terrena e quella spirituale. Perché in De Ieso, come afferma il critico Paolo Levi, “è la voce contrastata della bicromia ad annunciare la natura cosmica e sacrale […] di quel momento primario quando la luce si separa dal buio”.
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