Alla corte di Tommaso Santucci, arte 4.0 nel Granducato di Toscana

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Ph. Marina Alessi
Ph. Marina Alessi
Ph. Marina Alessi

Ha i capelli biondi lunghi sul collo, i lineamenti netti e decisi. Sprizza energia, Tommaso Santucci, nato a Pisa nel 1981, mentre racconta la sua vita e la sua arte nel salone di una Villa Medicea nei dintorni di Pisa, dove abita. Lì, sui muri di una antica sala nuda e austera, spiccano alcuni suo lavori, in cui vita e arte si trovano intrecciati.

Piccole tavole riunite insieme, fatte di materiali poveri, ricoperte di carta e disegnate a colori vivaci con immagini varie e scritte autobiografiche in nero. Case, gatti, facce, bocche, pezzi umani, un universo di figure naїves o di art brut. Le frasi, scritte in penna bic nera, in apparenza enigmatiche, sono legate a suoi ricordi di vita. «Dentro a quelle parole c’è tutta la mia vita, i miei momenti» dice sorridendo. Poco lontano spicca una grande tela dipinta con due sagome nere piuttosto informi. «Sono compagni di scuola» spiega, convinto. Cosa recita la scritta? “Se stai male, vai all’ospedale”. Che significa? La spiegazione è in un ricordo del liceo. Così immagini e parole si compenetrano con effetti, curiosi, armonici, magici. La prima impressione è di trovarsi di fronte a preziose predelle di pale d’altare del Trecento o Quattrocento. Meglio ancora a tavolette di Biccherna senesi, dove figure, racconti e scritte riempiono i vuoti. Gli effetti sono sorprendenti, di preziosità, originalità, freschezza.

Tommaso è colto, parla con vivacità arricchendo il suo linguaggio di citazioni filosofiche e latine, che poi subito dopo vorrebbe evitare. Ha fatto il classico e si è laureato in Storia del cinema, «con una tesi su me stesso». Artista poliedrico, complesso: suona, dipinge, scrive e fa altre cose ancora. È un gran poeta della vita che scruta attraverso di sé e ributta nell’arte: «Prendo il mio vissuto e lo ripropongo alla mia maniera per chi vuole».

Maledetto gennaio-110x100-marzo16
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«Da piccolo e adolescente non ho mai disegnato» annuncia tranquillo smentendo un luogo comune agli artisti. Ha già un notevole bagaglio di esperienza e successi alle spalle. Vincitore della Biennale di Pisa nel 2007 e del primo “Premio Alias-Arte Piacenza Nuovi talenti” nel 2012, sta lavorando indefessamente. «Mi piacciono il confronto, le sfide, le mostre collettive in cui non sono solo».

Ma le sorprese e le emozioni non sono finite. Al piano superiore della Villa, in una stanza laboratorio, tutte le pareti sono ricoperte da tavole colorate disegnate o dipinte, assemblate o solitarie, che insieme formano intarsi fiabeschi, arazzi, miniature. Di queste personali composizioni anche il tavolo è pieno. Un grande lavoro in fieri.