“Napoli Files”, l’omaggio alla canzone partenopea dei South Designers

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IMG_3470Napoli Files” non è solo un disco, è un omaggio spontaneo del duo South Designers alla canzone napoletana che è definita da tutti la musica più famosa del globo, dove i classici vengono rielaborati e rivisitati in versione 2.0 senza mai perdere di vista la qualità, la cifra stilistica e la bellezza che si respira nelle versioni originali, qui utilizzate sapientemente in una nuova forma. Questo progetto nasce dall’incontro empatico e felice di due artisti, anch’essi napoletani d.o.c., Antonio Fresa e Fabrizio Fiore. Off li ha intervistati entrambi…

Raccontateci questa tua nuova avventura professionale…
Fabrizio: Questa nuova avventura musicale nasce dall’incontro empatico e sincero con Antonio Fresa, talento pianistico e grande arrangiatore, conosciuto qualche anno fa attraverso altri amici di musica napoletani. Da questa scintilla il passo successivo è stato quello di produrre qualcosa insieme. E infatti dopo poco abbiamo prodotto il quarto disco dei Flabby, la band smooth -jazz che ho da 20 anni con Ross Pellecchia (Radio 105). Poi il tour di quel disco (I’m feeling good today RNC 2015) e successivamente l’idea di pensare a un progetto tutto nostro… che è arrivato dopo qualche anno.

Antonio: Questa nuova avventura è prima di ogni cosa frutto dell’incontro artistico con Fabrizio Fiore. Incontro scaturito dalla collaborazione sul progetto Flabby, per il quale ho cominciato a scrivere arrangiamenti circa 3 anni fa. Da quel momento abbiamo più volte pensato ad avviare una collaborazione su un nuovo progetto che raccontasse proprio questa empatia artistica.

Cosa ha aggiunto al vostro percorso professionale?

F. Napoli Files ha messo in luce dal punto di vista artistico tutte le mie stanze creative, che desideravo da tempo sperimentare, potendo in questo caso confrontarmi con un repertorio di classici senza tempo e che appartengono al mio DNA, alla mia radice, aggiungendo, editando, riarrangiando e rielaborando tutte queste canzoni per provare a dare un nuovo impulso internazionale attraverso l’idea del djing e di quello che potevo suggerire ad Antonio con questi miei files. 

A. Sicuramente è una sfida molto importante perché una rielaborazione così profonda della canzone napoletana classica e delle sue celebri interpretazioni rappresenta la volontà di osare per rendere attuale ancora una volta un repertorio che si è fatto ascoltare in tutto il mondo

Quando avete capito quale fosse la strada professionale giusta da intraprendere?
F. Direi sin da bambino; la mia vita da dj e appassionato di musica è iniziata quasi subito: a 4/5 anni avevo già il mio case con dei 45 giri e un mangiadischi verde fluo (che custodisco ancora gelosamente) con il quale andavo in giro ovunque, in strada, dai nonni o a casa di parenti e amici, facendo ascoltare le mie scelte e parallelamente grazie a i miei genitori che mi regalarono una batteria e una chitarra per esercitarmi e provare a fare musica; mi era chiaro che entusiasmo e passione avrebbero potuto riservarmi il futuro che da oltre 30 anni sto vivendo con grande gioia.
A. Nel caso di Napoli Files l’ho capito dalla pre-produzione del primo pezzo. Era un mix irresistibile di melodie, beats, pianoforte, suoni e sovrapposizioni di mondi musicali apparentemente distanti.

Quando, invece, avete capito che la vostra passione poteva trasformarsi in un vero e proprio lavoro?
F. A metà anni ‘70 dopo la visione del film “La febbre del sabato sera” a soli 13 anni ho capito che volevo diventare un dj ed avendo acquistato tanti dischi in vinile negli anni precedenti, ho provato subito a cercare una discoteca dove poter esibirmi. Sono stato fortunato perché ai tempi i dj a Napoli (quelli bravi) erano forse 7-8, io ero giovane e agguerrito e i club cercavano queste nuove figure emergenti che avrebbero cambiato tutto con la loro professione.
A. Da quando avevo 9 anni e suonavo da solo una piccola tastiera.

Finora qual è stata la soddisfazione più grande raccolta? E la delusione?
F. Molti risultati importanti sono stati raggiunti in tutti questi anni, ma forse la soddisfazione di sapere che un brano dei Flabby “The sea of you” tratto dal Anything Can Happen è finito in una puntata della soap più famosa del mondo “Beautiful” mi ha emozionato un bel po’. Resto sempre deluso quando incrocio l’approssimazione nelle persone che vivono senza attenzione per se stessi e per gli altri.
A. La soddisfazione più grande per questo specifico progetto è stata quella di aver fatto squadra con l’editore Leonardi, i quali hanno deciso di coprodurre il disco, sin dal primissimo ascolto dei provini. Delusioni non ne ho, posso soltanto dire che aspetto che la critica e la stampa nazionale si accorgano che questo è un esperimento di portata internazionale, perché sentire Torna a Surriento come se fosse una produzione tra Moby e Philip Glass non era ancora mai successo, oppure O’ Sole Mio con un andamento electro-pop tra Metro Area e Daft Punk.

Oggi a chi sentite di dover dire grazie?
F. Di certo i miei genitori, che non mi hanno mai imposto nulla e mi hanno regalato tutto quello che sono oggi, e poi una lista lunghissima di persone che mi gravitano intorno da anni senza le quali non potrei continuare a fare questa professione meravigliosa.
A. Alla vita che mi ha donato il talento e in questo progetto a Fabrizio, che ha creduto sin dal primo momento in questo esperimento e nel quale ha messo con me tutta la sapienza di anni e anni di musica prodotta e ascoltata.

Nei momenti meno semplici, cosa vi ha dato la forza per andare avanti?
F. Ho sempre pensato che la cosa importante era ed è fare, perché se produci e non stai fermo, puoi sempre riuscire ad ottenere qualcosa piccola o grande che sia, l’importante è fare e qualcosa arriverà…
A. La consapevolezza che fare questo lavoro è un privilegio.

Ci raccontate quello che ritenete essere l’episodio più curioso della vostra carriera?
F. A Positano con i Flabby per una prima serata per Canale 5, vestiti con un tight realizzato dallo stilista Gattinoni e in camerino essere sorpresi prima di andare in scena da una mise troppo sexy di Carla Boni come se fosse Carla Bruni! Che follia.
A. A poco più di vent’anni, ero in un jazz club di Napoli dove suonavo abitualmente. Nell’intervallo tra un set e l’altro il proprietario, Enzo Lucci, aveva messo una registrazione del mio quartetto. Il solista era un violino e facevamo una sorta di jazz da camera. Nel club entrò Carl Anderson, la storica voce del Giuda in Jesus Christ Superstar, che era in città per alcuni spettacoli. Appena sentì la musica disse al proprietario che stava cercando un arrangiatore. Mi sentii chiamare alle spalle e girandomi trovai Carl Anderson che mi offriva un ingaggio per scrivere l’arrangiamento di Ne me quitte pas per la sua Big Band. Da quel momento avemmo tante occasioni di lavoro insieme.

Nella vita di tutti i giorni, quando non lavorate, come amate trascorrere la quotidianità?
F. La mia quotidianità è molto dinamica; insegno scienze motorie al Liceo Classico Parini di Milano, entusiasmato dai miei studenti e dal loro mondo, seguo mio figlio Marvin con tutte le sue variabili di adolescente, cucino (dicono gli altri molto bene) spesso per gli amici, leggo tanti libri, suono o faccio djset in diverse venues, ho una fidanzata che mi supporta e mi sopporta e fondamentale come una medicina, ascolto tanta musica, almeno 3/4 ore ogni giorno, di tutti i generi, oltre a produrla!
A. Osservo e contribuisco alla sana crescita dei miei figli. Poi amo andare al cinema, cucinare, leggere e soprattutto ascoltare musica. Ma anche quando non lavoro, sono sempre in costante elaborazioni di idee.

C’è un aspetto di voi che il pubblico non conosce e che vi piacerebbe emergesse?
F. Sì ma preferisco che lo scoprano da soli, oppure seguendo le nostre attività sulla pagina Facebook di Napoli Files, dove tanti contenuti sempre nuovi risponderanno a questa richiesta.
A. Sicuramente, ma appunto sarà mio compito farlo emergere prima o poi.

Progetti futuri?
F. Ora subito una lunga serie di live per far conoscere questo progetto, poi potrebbe esserci un Napoli Files II con i South Designers, poi un nuovo disco con i Flabby, comporre una colonna sonora, completare un testo che potrebbe diventare un libro… insomma ho tante cose da fare.
A. Per ora sono concentrato su Napoli Files, il live che vorrei portare in tutto il mondo e il follow up di questo disco. Inoltre sono ampiamente coinvolto come pianista e arrangiatore con altri artisti tra cui Bungaro, del quale è appena uscito l’ultimo disco che ho prodotto artisticamente e arrangiato con lui. Direi che il futuro è già over-booked, come si suol dire.

Sempre guardando al futuro, quali altri traguardi ti piacerebbe raggiungere nella sfera privata e professionale?
F. Il mio desiderio è semplice: poter continuare a vivere di musica con persone appassionate, presenze speciali, anime sensibili e riuscire ad unire sfera privata e professionale sotto un unico condominio, quello della qualità di questa vita unica, che ho il privilegio di vivere.
A. Nella sfera personale, spero di riuscire a valorizzare ogni più piccola esperienza che mi viene offerta perché è fondamentale per me diventare una persona migliore ogni giorno. La mia personale ricerca è l’equilibrio e non il successo ad ogni costo. E poi il fatto di poter continuare a vivere di musica rimane sempre un traguardo da rinnovare.