Gasparro, trionfo seicentesco della carne in una vorticosa fotografia

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santagata-olio-su-tela-90-x-70-cm-2014-image-copyright-archivio-dellarte-luciano-pedicinMi perdonerete se, volendovi parlare di Giovanni Gasparro, mi è impossibile non citare la risposta di Camillo Langone quando l’intervistai a proposito di tutt’altra faccenda (non si agitino i miei piccoli lettori, ‘ché in realtà tutto si tiene). Il noto scrittore mi disse, a proposito del Cristianesimo, come esso fosse intrinsecamente erotòfilo: «Dio incarnandosi ha divinizzato la carne. Solo i cristiani valorizzano sia l’anima che il corpo». E considerando che il suddetto (no, non Dio, Langone) ha collocato Giovanni Gasparro nella schiera degli eccellentissimi pittori, ognuno ha la pittura che si merita: noi, che amiamo la tradizione e la buona pittura, quella del bravissimo Gasparro. Nato a Bari nel 1983 ma già con diverse mostre personali e collettive all’attivo in gallerie private e spazi istituzionali (ricordiamo l’importante mostra promossa dal MiBACT che ha messo in dialogo l’opera del pittore pugliese col grande Maestro seicentesco Mattia Preti), presente in collezioni pubbliche e private europee, una Biennale di Venezia a curriculum e la realizzazione di un intero ciclo pittorico per la decorazione della chiesa di san Giuseppe lestrazione-della-pietra-della-follia-after-jan-sanders-van-hemessen-olio-su-tela-170-x-150-cm-2012-image-copyright-archivio-dellarte-luciano-pediciniArtigiano de l’Aquila, Giovanni Gasparro interpreta i temi religiosi (ma anche quelli profani) con una pittura vibrante che viene da lontano, dal Seicento che lui molto ha studiato e che tuttavia resta fedelissima al presente: vorticosa e spaziale, quasi cinematografica, essa è carnale, esprime una religiosità sensuale, ci mostra delle Sante umane, umanissime ma mai troppo umane, pienamente calate nella contemporaneità eppure pregne dei valori (pittorici) degli Antichi Maestri, oppure ci fa tornare alla mente certi strani cerusici che vedemmo intenti a estrarre la pietra della follia dalla testa di un paziente (non si sa quanto paziente), secondo una rilettura (il cui codice è però del tutto personale) dell’opera di un altro Maestro, del Cinquecento stavolta, Hieronymus Bosch. La pittura di Gasparro è un tributo del corpo e un trionfo della carne, oltre che (merce assai rara, di questi tempi) riconoscimento della difficile disciplina, prova provata di uno che sa dipingere. Sacro abbiam detto, ma anche profano: io che sono milanese frequento spesso la galleria di Federico Rui e ogni volta che vi metto piede non posso non guardare, un po’ ammirato un po’ soggiogato, le peripezie delle anatomie di mani senza proprietari o il caleidoscopio di carne in movimento di due opere di Giovanni Gasparro sempre pronte a stordirmi.

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Nato a Milano, vivo e lavoro a Milano. Giornalista pubblicista. Laurea in Filosofia. Coordinatore di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale e presso CulturaIdentità (RG Produzioni, Milano). Scrivo di macchine e moto su Drive'n'Ride. Ho curato cento mostre di arte contemporanea in Italia, in collaborazione con svariate gallerie d'arte; i relativi testi critici sono tutti pubblicati a catalogo e online. Ho scritto una monografia pubblicata da Skira. Nel 2016/17 sono stato coordinatore del gruppo Cultura del movimento politico di Stefano Parisi Energie PER l'Italia, candidato sindaco di Milano alle elezioni 2016. Ho prodotto un magazine cartaceo d’arte contemporanea a colori su carta patinata, presentato a diverse fiere internazionali d’arte contemporanea e di cui una copia è conservata al Centre Pompidou di Parigi. Attualmente sono conservatore della Biblioteca della casa-museo Fondazione Giancarlo Sangregorio di Sesto Calende (Varese). Profilo completo qui: https://www.linkedin.com/in/emanuele-beluffi/