Vercelli: terra del riso, delle origini dell’inglese e…delle fisarmoniche

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d-museo-borgogna_cooperfisa_22-nov-2015_3Vercelli è la capitale europea del riso, è una stupenda città romana, è sede di una prestigiosa Università ed è la città che conserva il “Vercelli Book”, la prima traccia scritta nella storia della lingua inglese. Ma non solo. Vercelli è anche conosciuta in tutto il mondo per un altro primato: le fisarmoniche.

Storicamente, infatti, la fisarmonica è vercellese. Pensavate parigina? Beh, in un certo senso pensavate correttamente: ma il caratteristico timbro “musette” della fisarmonica francese, a Parigi, venne esportato proprio da Vercelli.

Nel 1921 nacque a Vercelli, in Corso Fiume, la Cooperativa Armoniche (ora Cooperfisa). Fu qui che nacque l’accordatura “musette”. Pochi anni dopo, grazie all’artigiano Domenico Cavagnolo, la fisarmonica musette approdò in Francia: nel 1923, Cavagnolo emigrò e fondò una propria bottega. Tutt’oggi, infatti, le più celebri fisarmoniche d’Oltralpe hanno firma Cavagnolo di Lione. Tra gli anni Trenta e Quaranta, la Cooperfisa vantava ben 24 botteghe e una floridissima esportazione all’estero, Parigi in primis.

Oltre alle atmosfere parigine, la Cooperfisa incontrò anche il tipico gusto italiano del liscio. Oggi, infatti, all’età di 95 anni, la Cooperfisa è la marca leader delle fisarmoniche da ballo italiane: Casadei, l’Orchestra Bagutti, Beppe Giotto, Luigi Gallia, ma anche la band di Claudio Baglioni… tutte fise vercellesi.

Ma a Vercelli non c’è soltanto la Cooperfisa, sopravvive anche l’altrettanto storico marchio Ranco. Era il 1890 quando nasceva, per volontà Antonio Ranco, primogenito di quattro fratelli, la “Ranco Antonio e F.lli”. Uno dei fratelli, Luigi, abile accordatore, fece ben presto carriera trasferendosi anch’egli a Parigi e aprendo un proprio laboratorio. Nel 1925, il fondatore Antonio morì e titolare diventò il fratello Giuseppe che portò con sé il figlio Antonio jr. passandogli definitivamente il testimone nel 1940. Tra gli anni Venti e Trenta, periodo di massimo splendore, la Ranco arrivò ad avere sessanta operai per una produzione che si rivolgeva prevalentemente all’estero per il 95%. Nel 1966 venne a mancare il titolare Antonio jr. il quale, però, negli anni Cinquanta aveva introdotto il figlio Giuseppe nel mondo dell’artigianato musicale. Ed è proprio il settantanovenne Giuseppe “Peppino” Ranco che, ancora oggi, costruisce personalmente le sue fisarmoniche nel laboratorio in Corso Prestinari, dal foglio di compensato all’accordatura finale.

Anche la fisarmonica Ranco ebbe i suoi record e aneddoti. Come, ad esempio, i fratelli Guido e Pietro Deiro, musicisti torinesi, furono i primi a esportare, nei primi del ’900, la fisarmonica a tastiera negli Stati Uniti, a Broadway e Hollywood. Ed era una fisarmonica vercellese Ranco. O come la fisarmonica per il re d’Egitto: nel 1949, un’orchestra di Torino, dotata di fisarmonica Ranco, andò in Egitto a suonare presso la Casa Reale quando si avvicinò al fisarmonicista il segretario del re Faruk: “Sua Maestà vuole quella fisarmonica”; “Io non gliela posso dare, rimarrei a piedi…”, rispose il musicista che, in seguito alle insistenze del segretario, aggiunse “Se vuole le do l’indirizzo di che me l’ha costruita…”. Fu così che in Corso Prestinari a Vercelli arrivò una lettera su carta intestata della Casa Reale egiziana e il re Faruk ebbe un piccolo pezzo di storia vercellese e italiana.