Emigrare? Non se ne parla. Rimanere in Italia per fare la differenza

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Paolo Simoni 2_bLi definiscono Millennials, Generazione Y, Echo Boomers. Sono i ragazzi nati tra gli inizi degli anni ’80 e i primi anni 2000, coloro che sono cresciuti a pane e tecnologia, con il mito del posto fisso ed il miraggio della pensione. Figli di un’Italia perennemente in crisi, dei contratti a progetto e dei voucher, hanno chiuso master, dottorati e sogni nelle valigie e con in mano un biglietto di sola andata hanno cercato all’estero ciò che il loro Paese non è capace di offrirgli. Alcuni sono rimasti, pieni di incertezze, impossibilitati nel fare progetti a lungo termine, sempre pronti a reinventarsi. E’ a questi giovani schiacciati dai dubbi, che buttano pensierosi l’occhio al mappamondo ma hanno deciso di rimanere in Italia per fare la differenza, che Paolo Simoni dedica Noi siamo la scelta (Warner), il suo ultimo lavoro. «I trentenni di oggi pagano le prepotenze di un ventennio che ha svuotato questo Paese: una classe politica che ha pensato solo ai propri interessi e ci ha lasciato solo il conto da pagare. Molti miei amici sono scappati, io ho provato a fare un disco per dire che un futuro diverso è possibile. Che si può lottare per cambiare le cose» dice il trentunenne cantautore emiliano.

Scritto sull’onda dell’indignazione e del disagio della sua generazione, il concept album con i suoi nove brani è un grido di denuncia e, soprattutto, un invito ai suoi coetanei a combattere, a prendere una posizione netta. E’ tempo di una rivoluzione culturale fa notare Simoni nella traccia 6,  Una reazione. «Siamo ragazzi teneri, forse ingenui, sicuramente privi di un megafono. Incapaci di parlare con una voce sola. Non voglio bandiere, ma una rivoluzione poetica che ci consenta di tornare a emozionarci» commenta. Nonostante delusioni e disillusioni, ha fiducia nel cambiamento, lo si sente nel battagliero singolo Io non mi privo, dove avverte: Amico fai presto, che il nostro futuro ce lo portano via.

Talento musicale fin da bambino, Simoni a due anni e mezzo distrugge la batteria della Bontempi regalatagli dalla nonna romagnola per cominciare, poco dopo, a studiare l’organo. A undici anni l’ingresso al Conservatorio a Ferrara. Cresciuto con il mito di Dalla (con cui duetta con il brano Io sono io e tu sei tu racchiuso in Ci voglio ridere su, il suo secondo disco), nel 2007 viene notato dal Club Tenco ed inserito come “nuova proposta emergente dell’anno”. La critica lo premia anche al Festival degli Autori di Sanremo ed a Musicultura, mentre dal grande pubblico si fa notare nel 2010 aprendo i concerti di Ligabue negli stadi e, nel marzo 2015, esibendosi come opening-act del “Vivavoce Tour” di Francesco De Gregori nelle date di Roma e Milano. Compositore, arrangiatore e polistrumentista, già nei suoi lavori precedenti ci offriva una fotografia incredibilmente veritiera dell’Italia di oggi. Di sole, cuore e amore ne abbiamo le orecchie piene, e lui ha ben compreso che è il momento di scrivere qualche canzone d’amore in meno e qualche testo sociale in più.