Skoll, il marmo e il fuoco della Grande Guerra

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Foto di Matteo Pisoni
Foto di Matteo Pisoni
Foto di Matteo Pisoni

Tra le chiavi di lettura utili alla celebrazione del primo conflitto mondiale, quella indirizzata alla memoria delle gesta sarebbe, forse, la più efficace. Come un inno al sacrificio di molti figli d’Italia. Eppure la retorica monumentale, spesso, è un accessorio vintage. Serve qualcosa di più intimo e sentimentale, un canto, un’ode. Serve un bardo che metta in versi quello “sforzo enorme, la prova che più di ogni altra consacrò l’Italia ad essere una nazione”.

In questo primo centenario che ricorda la partecipazione della nostra gente alla Grande Guerra, c’è un cantore ed i suoi canti. Federico Goglio, per tutti Sköll, torna con un nuovo disco (info su Skoll.it) in uscita il 10 settembre: Marmofuoco. “Ho scritto questo disco nel tentativo di contribuire a dare un’immagine diversa della nostra guerra. In una nazione che fatica quasi perennemente a difendere la propria storia – racconta Sköll – difendo la nostra guerra raccontando di un’epoca di vero pionierismo, quando l’entusiasmo delle idee si mischiava alla speranza nel futuro.

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skollCanto del futurismo e dei futuristi, delle giornate a ridosso dell’entrata in guerra (quelle che D’Annunzio definì “le giornate radiose”) quando socialisti interventisti, mazziniani, sindacalisti rivoluzionari, nazionalisti, d’annunziani si unirono nelle piazze e nelle vie in tumulto; di italiani che, nell’inferno delle trincee d’alta montagna, scoprirono finalmente il senso della nostra bandiera, dei nostri caduti”. Dopo il recente doppio tributo a Yukio Mishima e all’anima tradizionale del Giappone, il nuovo lavoro del cantautore milanese torna a celebrare attimi di vita e suggestioni su cui si plasmò l’identità di una comunità, di una patria.

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Emanuele Ricucci, classe ’87. È un giovanotto di quest’epoca disgraziata che scrive di cultura per Il Giornale ed è autore di satira. Già caporedattore de "IlGiornaleOFF", inserto culturale del sabato del quotidiano di Alessandro Sallusti e nello staff dei collaboratori “tecnici” di Marcello Veneziani. Scrive inoltre per Libero e il Candido. Proviene dalle lande delle Scienze Politiche. Nel tentativo maldestro di ragionare sopra le cose, scrive di cultura, di filosofia e di giovani e politica. Autore del “Diario del Ritorno” (2014, prefazione di Marcello Veneziani), “Il coraggio di essere ultraitaliani” (2016, edito da IlGiornale, scritto con A.Rapisarda e N.Bovalino), “La Satira è una cosa seria” (2017, edito da IlGiornale) e Torniamo Uomini (2017, edito da IlGiornale)