Una storia a regola d’arte

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Una mappatura artistico-simbolica di luoghi fisici e dell’anima in mostra a Pordenone

GalleriaPozziUn centro di cultura, aggregazione, studio e ritrovo per giovani e non, che si veste d’inedito per festeggiare i suoi primi 50 anni. La Galleria Sagittaria del Centro Culturale Casa Zanussi di Pordenone, da sabato 29 novembre fino a domenica 8 febbraio 2015, ospiterà una globale di pittura, scultura e fotografia che celebra i 426 appuntamenti di mostre, pubblicazioni, convegni finora ospitati nel mezzo secolo di attività. “Una storia a regola d’arte” è un prezioso giacimento d’arte del XX secolo racchiuso in un centinaio di opere inedite di grandi artisti, patrimonio della Fondazione Concordia Sette, documentate in diversi importanti cataloghi e visitabili anche on-line nel circuito Villa Manin dei beni culturali del Friuli Venezia Giulia, esposte in questa mostra promossa dal Centro Iniziative Culturali di Pordenone e a cura di Giancarlo Pauletto su coordinamento di Maria Francesca Vassallo.

Una visione globale in cui diverse influenze si moltiplicano, entrano in collisione tra loro, tracciano linee di intersezioni, lanciano input di intesa, si ramificano e arrivano lontano, a collegare punti diversi, epiloghi inaspettati, una mappatura artistico-simbolica di luoghi fisici e dell’anima che colloquiano tra di loro nello spazio e nel tempo. Dal Friuli all’Italia, dall’Italia all’Europa, sognando le cromie di un mondo lontano, reso spesso e materico dal tocco di Val, che porta l’arte africana ad esiti di astrattismo; dal drammatico esistenzialismo di Fadel alla tensione dinamica, vitale e densa di Busan o al classico astrattismo di Armando Pizzinato, che con la sua limpidezza e nitidezza cromatica depura ogni impeto gestuale. Gli interrogativi e le implicazioni metaforiche di Zigaina si alternano all’algida bellezza delle incisioni di Tarcisio Busetto; il simbolismo di Zavagno, Balena, Guerra, Guacci, Deison, Valvassori, Brugnerotto, Venuto, Cordenos, Cosarini, Cragnolini, Nata, Onesti, Aita, Figar getta un ponte al metafisico di Zotti, Mesciulam, Mavrodin o all’astrattismo formale di Alviani, Veronesi, Bottecchia e Roccagli, e a maestri come Cagli, Capogrossi, Ceschia, Ciussi, Colò, Pope e Basaldella. Posto speciale per l’ottava musa, la fotografia, con l’immensa luce biblica dei paesaggi della Palestina di Elio Ciol, le bambole corrotte dal tempo di Guido Cecere e i poetici particolari quotidiani di Frank Dituri.