Nuju, urban folk col sorriso

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Con il video di Tempi Moderni torna il gruppo pirandelliano, calabro-bolognese, sempre in “piacevole fermento”

Il loro viaggio inizia a Bologna e approda, dopo soltanto due mesi, al celebre Fuori Orario. Un esordio importante: “Era il 2009, ci conoscevamo già perché venivamo da altre esperienze musicali; il progetto Nuju nasce dopo anni di militanza in altri gruppi bolognesi arrivati al capolinea o quasi”. La band, estrapolando il nome dal dialetto della Calabria tirrenica (Nuju significa Nessuno ndr), come Ulisse vive la sindrome del migrante: “Quando siamo lontani dalla nostra terra vogliamo tornarci e quando ci siamo vogliamo fuggire. Abbiamo scelto di chiamarci così per mantenere viva la metafora di chi è sempre in cerca di qualcosa, di chi non si accontenta mai. Noi, musicalmente, cerchiamo sempre delle nuove mete da esplorare.

 Nunja

Il nostro nome – molto più intellettuale di noi – racchiude anche un po’ del Pirandello di Uno Nessuno e Centomila perché non sappiamo chi siamo, e gli altri ci vedono sempre in molti modi diversi”. Vicini ai trent’anni di età, nell’inevitabile perimetro delle scelte sagge e ponderate, i Nuju hanno compreso l’esigenza di far sul serio e “In soli cinque anni abbiamo fatto tre dischi e oltre 250 concerti in tutta Italia e anche in Germania“. Uno dei tanti punti di forza della band è l’identità urban-folk “Ché racchiude le radici e il futuro. Oggi, però, siamo più urban che folk: dentro la nostra musica c’è molto altro: il rock, il pop, il cantautorato, l’ironia, la follia ma soprattutto le emozioni”. Fortemente ispirato alla narrazione della cronaca e delle esperienze contemporanee, il loro repertorio é irrobustito da temi come la lotta alla mafia, il ricordo della Resistenza, le morti bianche, l’indignazione per la condizione lavorativa giovanile e “Da quella calabresità umana e musicale che – essendo parte di noi – risuona nelle nostre canzoni senza mai mescolarsi molto ai ritmi in sei ottavi e alle canzoni dialettali.

Quando scriviamo ci guardiamo dentro e intorno. Alla fine rielaboriamo il tutto e trasformiamo le emozioni in musica. Il cinema, per esempio, influisce molto su ognuno di noi: abbiamo realizzato uno spettacolo in teatro per la fine del tour 2011 in cui abbiamo intervallato le canzoni a spezzoni di film, da V per Vendetta a L’odio fino a Siamo uomini o Caporali e il Marchese del grillo. Siamo un ossimoro vivente, comico-drammatici. In ogni caso, però, il film più bello è quello che viviamo nel nostro furgone”. Prossima fermata?

“È uscito da poco Tempi moderni – il primo singolo estratto dall’album che arriverà a gennaio – nel quale, oltre a raccontare una storia d’amore in tempo di crisi, rendiamo omaggio all’indimenticabile film di Chaplin e agli anni ’30, senza mai dimenticare che “Bisogna affrontare ogni giorno con un sorriso, altrimenti è un giorno perso”. Ci stiamo preparando anche a tornare sul palco con uno spettacolo rinnovato nel quale presenteremo la nostra nuova produzione. Siamo in piacevole fermento, pronti a ri-partire”.