Come non portare i turisti nei musei di Roma…tanto c’è il web!

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A pagamento quelli importanti, gratis quelli minori:
come muoversi tra tariffe, prenotazioni, applicazioni e passaparola vari

I musei comunali di Roma Capitale hanno aumentato le tariffe. Costerà di più visitare i Mercati traianei, il Museo di Roma, i 2 Macro, i 3 Musei di Villa Torlonia e il Museo di Roma in Trastevere, secondo una certa varietà di costo che va dai €1514 dei Musei Capitolini e dell’Ara Pacis ai 7,5 della Galleria d’Arte Moderna e della Centrale Montemartini.

La decisione segue il precedente rincaro della tariffa di soggiorno per i turisti. Un provvedimento di certo poco benefico sui dissesti del bilancio comunale, ma che cerca di far reddito da un sistema nel quale, secondo il Ministero dei Beni culturali, più di un terzo dei visitatori non paga il biglietto. Il MiBac ha irrigidito le tariffe togliendo ogni bonus sopra i 25 anni, offrendo però gratuitamente la “Domenica del Museo”(ogni prima domenica del mese) e due “Notti dei Musei” annuali.

Roma ha invece reso gratuiti (o quasi) 7 musei capitolini, considerati di minor rilievo: Villa di Massenzio e Musei di Scultura Antica Barracco, Bilotti, Canonica, delle Mura, Napoleonico, della Repubblica Romana e memoria garibaldina. Quelli che la precedente assessora alla cultura, Flavia Barca,avrebbe voluto chiudere.

In realtà, dovunque siamo e a qualunque ora del giorno e della notte vogliamo, è possibile visitare gratuitamente i quattordici siti del Sistema Museale Romano, tra cui i Capitolini. Lo si può, virtualmente, navigando nell’Art Project del Google Cultural Institute, che applica alla visita di collezioni e monumenti, le note tecniche di Street View, comodo strumento di visualizzazione 3D della toponomastica. E come si ricorderà Street View è stata condannata violazioni della privacy, in Spagna, Francia, Germania e anche in Italia, dove anzi la multa, di un tondo milione, è stata la più pesante.

L’Art Project pubblica 45mila oggetti e immagini in alta risoluzione 3D, 6mila artisti, 60 musei, 408 collezioni (dalla CasaBianca al Musée d’Orsay, dal Museo dell’Arte Islamica del Qatar, alla Galleria d’arte moderna di Delhi). Tra le 385 sale a disposizione del viaggio virtuale del visitatore ci sono 35 musei italiani (da Gallarate, a Torino, da Firenze, a Milano) di cui circa la metà romani. Sito e app introducono a un’esperienza straordinaria di realtà aumentata digitale tridimensionale che fa letteralmente visitare, come si fosse sul posto, i luoghi d’arte, permettendo, per fare solo un esempio, di zoommare su ogni particolare di alcune opere.

L’accordo tra Roma e Google, datato a giugno, apre l’arte della Città eterna al web. Fa interagire 144 musei (di cui 25 archeologici) e 9 milioni di visitatori con il miliardo di utenti della piattaforma G+. Avrebbe meritato anche attenzione politica nel momento in cui il Parlamento discuteva se tassare ad hoc la società californiana, accusata di lucrare sulle infrastrutture dei media altrui e di pagare meno tasse. Invece, come già avvenuto con Cinecittà e Rai, per Google si è trattato di un atto amministrativo. Né l’assessore alla cultura capitolino (ruolo che tra l’altro era vacante), né il sindaco hanno firmato. L’hanno fatto il Soprintendente ai beni culturali, Parisi Presicce, e l’Ad Ruberti di Zètema, società che si occupa della cultura di Roma.

Dei titolari di firma non c’è da meravigliarsi. Nell’arte e nel sistema museale romano non si ama troppo una gerarchia responsabile; si preferisce la galassia, dal nome indicativo “in Comune”, gestita da Assessore, Soprintendenze archeologiche e artistiche, società private private e private pubbliche come Civita e Zetema. L’ultimo intervento ministeriale, nel tentativo di snellire ha dato autonomia gestionale ad alcune realtà di interesse nazionale, tra le proteste di quei sistemi museali cittadini ben funzionanti come un tutto unico. A Roma i nuovi 5 pianeti autonomi (Soprintendenza speciale per Colosseo, Museo Nazionale Romano e area archeologica, la Galleria Borghese; le Gallerie Nazionali d’Arte Contemporanea e d’arte antica ed il polo museale regionale) sono stati ben felici della regalata libertà di volo.

Adesso gli utenti dei musei, che siano aficionados esperti oppure generici turisti, si troveranno nella situazione degli utilizzatori di cellulari di 10 anni fa, che seguivano nervosamente e freneticamente i continui cambiamenti delle offerte degli operatori telefonici. Come si ricorderà, era divenuto di moda usare telefonini mobili a doppia scheda interna, in modo da poter cambiare operatore e tariffa a seconda dell’orario o dell’operatore del numero chiamato. Ugualmente i visitatori dei musei dovranno tenere in memoria sui loro tablet tutto il ginepraio e i cambiamenti di tariffe dei vari siti, a seconda della stagione e delle date, senza contare l’analogo cruciverba degli orari.

Per evitare file, attese e altri disagi, o peggio l’impossibilità di accedere al museo, dovranno memorizzare tutti i possibili canali di contatto previsti dalla struttura per le prenotazioni e le informazioni. Data l’alta umanità degli italiani nei confronti del turista, tra canale web o telefonico, tra app e call center, tra contact center comunale o dell’ente, tra web form e altri servizi web dell’associazione incaricata, finirà che verranno messi a disposizione i telefoni privati e le pagine facebook personali dei funzionari, degli sportellisti, degli incaricati e degli informati dei fatti.

Sempreché, in alternativa, i potenziali clienti non visitino il museo meglio a casa propria o per conto proprio, con maggiore calma, guardando ogni opera da vicinissimo, magari fumando. Grazie a Google, per visitare i musei sul web, non devono pagare niente, né prenotare, né contattare. Non devono neanche affrontare problemi di lingua.

Finora la distribuzione via Internet dei prodotti culturali e la digitalizzazione dei relativi processi produttivi ha determinato la caduta libera dei ricavi. E’ stato così per musica, libri, cinema e serial tv. L’unico settore mediatico che non sembra altrettanto danneggiato da Internet sembra il calcio, forse per una più attenta e stringente gestione dei DRM, i diritti digitali. Potrebbero contare molto anche le caratteristiche del pubblico fruitore. Adesso un altro pezzo del mondo culturale, quello museale (e a seguire grandi eventi ed esposizioni) si incammina su quello stesso percorso virtuale.

L’estate ormai passata registra un bell’aumento del 10% delle visite ai musei romani: quasi 100mila persone sono state ai Capitolini e all’Ara Pacis, ma soprattutto ai musei gratuiti. Il buon risultato non ha toccato di una virgola il crollo dei ricavi del turismo. Contemporaneamente sembra che le collezioni romane sul web siano state viste da 8 milioni di internauti. Ad un euro l’uno…