Milano corre. Consuma e ricrea il suo profilo in un moto perpetuo, dove le architetture si allungano verso il cielo e il tempo si stratifica senza tregua. È in questo paesaggio in continua trasformazione che si inserisce il nuovo progetto espositivo di Alessandro Russo, ospitato da Antonio Battaglia dal 19 novembre 2025 al 18 gennaio 2026, con il Patrocinio di Regione Lombardia e del Municipio 1 Comune di Milano. Una mostra attesa, che conferma la centralità dell’artista nel dibattito pittorico contemporaneo, presentando un ciclo di opere che restituisce ai visitatori una visione rinnovata e sorprendente dello skyline milanese.
Russo torna con lavori che segnano un ulteriore avanzamento nella sua ricerca artistica: una pittura sempre più essenziale, maturata, capace di trasformare la metropoli in un teatro di luce e movimento. Il suo sguardo si posa sui nuovi simboli della città — Bosco Verticale, Torre UniCredit, CityLife, Torre Diamante, il Palazzo della Regione Lombardia — interpretati attraverso tagli visivi vicini al linguaggio fotografico, eppure filtrati da una sensibilità pittorica che ne supera la pura documentazione.
Il titolo Milano Nuovi profili racchiude l’essenza del progetto: Russo racconta una città che non conosce immobilità, e lo fa attraverso una pittura rapida, istintiva, che immortala squarci di realismo urbano trasformandoli in visioni sospese. Se nella sua formazione si riconoscono i fondamenti della grande tradizione figurativa italiana ed europea a cavallo tra XIX e XX secolo, è nel confronto con il presente che la sua poetica assume una voce inconfondibile. La modernità entra nei suoi quadri non come semplice tema, ma come struttura stessa del linguaggio: sovrapposizione di prospettive, sintesi geometrica, luce riflessa, assenza deliberata del cielo.
La sua Milano è un organismo autonomo, vibrante, privo di figure umane e tuttavia densissimo di vita. Gli edifici diventano i protagonisti assoluti della scena, condensati in linee, piani cromatici, tracce visive che rimandano tanto alla grande stagione delle avanguardie quanto alla sua esperienza degli ultimi decenni. In particolare, l’uso della lamiera — oggi elemento distintivo della sua produzione — diventa una superficie su cui la città sembra riflettersi e mutare di continuo. Il supporto metallico dilata la luce, la frammenta, accoglie le variazioni atmosferiche e ne fa parte integrante della composizione.
La mostra rappresenta anche un ritorno significativo nel contesto di Brera, quartiere che ha accolto Russo fin dagli esordi milanesi alla fine degli anni Settanta. Nel clima culturale di una Milano che continua a essere luogo di sperimentazione e produzione artistica, l’opera di Russo si inserisce con naturalezza, restituendo al pubblico una lettura poetica e insieme strutturale delle trasformazioni urbane degli ultimi quindici anni.
Il percorso dell’artista è ampio e consolidato: dalle prime personali nella sua Catanzaro negli anni Settanta, alle mostre in Italia e in Europa, alle committenze pubbliche, fino alla partecipazione alla 54ª Biennale di Venezia nel 2011. Negli ultimi anni la sua ricerca sui paesaggi urbani ha trovato riconoscimenti crescenti, culminando nelle recenti esposizioni a Milano, Venezia, Innsbruck e nella grande antologica 2025 al Museo MARCA di Catanzaro, accompagnata dalla monografia Alessandro Russo. Opere 1990–2025, a cura di Marco Meneguzzo.
In questa nuova personale milanese, Russo sembra racchiudere l’essenza del suo lungo percorso: la capacità di vedere la città come luogo di stratificazione e memoria, ma anche di proiezione verso il futuro. La sua Milano non è mai un semplice scenario: è un corpo vivo che si rinnova e si offre alla pittura come materia autonoma, come forma pura, come visione.
Milano Nuovi profili è dunque la testimonianza di un dialogo continuo tra un artista e la sua città d’adozione, tra la verticalità delle architetture e l’orizzonte interiore di un pittore che ha saputo trasformare l’esperienza urbana in una poetica personale e inconfondibile.
Un omaggio alla Milano che cambia. E allo sguardo di chi, da oltre cinquant’anni, non smette di raccontarla.















