Retroilluminazioni in scena: “Nuove Visioni” tra arte e tecnologia

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Giuseppe Di Dio_Bowie in London

Arriva a Milano, in via Angelo della Pergola 11, una mostra che non si limita a esporre oggetti belli da guardare: Nuove Visioni – Art\_Light\_Design\_Connection, concepita da Paola Martino ed Emanuele Beluffi, porta la retroilluminazione al centro del racconto artistico. Da Quadruslight, non più mero contenitore, ma vero laboratorio sensoriale, la luce – meglio: la retroilluminazione – non è effetto scenico, ma parola viva, veicolo di senso

Dopo la collettiva d’esordio nella Milano Art Week, questa seconda tappa rilancia con una rosa di undici artisti senza compiacimenti, ma con un obiettivo chiaro: far vibrare la materia-luce, trasformarla in protagonista di un discorso visivo che ridefinisce l’opera esposta.

Lo spettatore non assiste, si trova dentro: la retroilluminazione smaschera profondità nascoste, annulla i confini tra superficie e spazio interno. Come avevamo detto a proposito della prima collettiva, «ogni opera si sviluppa su una doppia superficie percettiva». Qui, la luce conversa con la pittura bisbigliata di Marianna Bussola, che evoca vulcani interiori, e con la fotografia stratificata di Alberto Calcinai: due piani sensoriali che smontano la realtà e la rimontano in chiave emozionale.

Fausto Bianchi, eclettico tra digitale e incisione, costruisce mondi simbolici che mutano sotto l’effetto luminoso; Walter Capelli reinterpreta il Sacro Monte in spettri di luce cinematografica: sono visioni che non si limitano a essere viste, ma si vivono. Da scenografo, Vanni Cuoghi trasforma ogni spazio in ambientazione immersiva: la retroilluminazione riscrive la scenografia, l’installazione diventa teatro.

Il barocco digitale di Giorgio Cecchinato si accentua sotto il fascio luminoso, divenendo visione simbolica; le ritrattistiche urbane di Giuseppe Di Dio – tra architetture e volti – trovano nei “world’s frames” una cornice viva; la fusione ironica di fotografia e pittura pop nei collage di Giuliano Grittini vibra di nuova energia.

Cristiana Palandri gioca con ombre e trasparenze, in un unico disegno che evolve con la luce; Roberto Polillo indaga percezioni in bilico, con immagini che mutano se osservate sotto tutt’altra luce. E infine Alessandro Russo restituisce cicli figurativi che diventano metafore urbane, scenario di memorie collettive, dinamiche grazie al retro-illuminato.

Questa mostra non è un esercizio tecnologico: è un manifesto della luce come motore della narrazione visiva. Le opere non rimangono passive, ma agiscono: scrivono, respirano, cambiano. In un’epoca in cui l’iperstimolazione visiva ha reso tutto fluido, Quadruslight propone riflessioni concrete: se la luce plasma la forma, cambia anche la percezione, e di conseguenza il senso.

Philip Auslander, pioniere della performance, ha sottolineato che l’esperienza va oltre la fruizione: “è un happening che accade nel momento in cui il fruitore vi partecipa”. Qui succede: non solo si guarda, ma si è dentro a quella tensione tra vibrato e stabilità, tra superficie e abisso.

In sala, ogni pezzo – da Bianchi a Russo – si mette in gioco, non in vetrina. Maestro silenzioso è il curatore: chi firma questo progetto – e non lo nasconde – è la luce. Non un orpello, ma un tratto grammaticale, fluido, antagonista di staticità.

Nuove Visioni è un invito a riscrivere lo sguardo, a chiedersi cosa succede quando la luce smette di essere passiva e diventa viva. Nuove Visioni è un atto poetico che mette la luce al centro del discorso, e chiede allo spettatore di seguirla. E per il panorama artistico nostrano, è un respiro rigenerante.