Houellebecq e Henri Lévy nemici pubblici

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Michel Houellebecq e Bernard-Henri Lévy, rappresentanti di rilievo dell’intellighenzia francese e internazionale, si segnalano per un libro che riporta un confronto serrato delle loro opinioni. Sono opinioni di intellettuali di diversa posizione culturale. Lévy esponente di spicco dei nouveaux philosophes e del maggio francese, Houellebecq scrittore e saggista di grido, conservatore, noto per una critica severa della società contemporanea. Nel libro scritto insieme ci dicono come ci si sente ad essere additati da nemici pubblici. E lo motivano.

Nemici pubblici, perché minacciano i luoghi comuni, nemici pubblici, perché provocano il perbenismo, nemici pubblici, perché indeboliscono le sicurezze in cui è comodo per tutti adagiarsi. Un quadro vero e desolante di certa parte del mondo occidentale, che non ammette i propri limiti, ma vive ripiegata su se stessa. Il confronto potrebbe finire qui, constatando la concordanza di pareri, forse sorprendenti per scrittori di diversa estrazione politica e culturale.

Ma ad accendere la polemica ci pensano coloro che criticano, con nessuna ragione a supporto, la recente visita di Levy in Ucraina in tempi di guerra. Sorprende che vi sia chi non accetta una scelta di testimonianza, che potrà essere condivisa o meno alla prova dei contenuti, ma non può essere censurata con leggerezza preventivamente. C’è chi richiama la differenza fra due scrittori noti e affermati. Certamente due voci contrapposte nel panorama letterario e politico francese, ma unite nella stessa valutazione, e talora di condanna, della società contemporanea. Due posizioni di comodo, dicono alcuni. Orchestrata per ottemperare a interessi editoriali e rispettare supposti appoggi politici. Forse, ma comportamenti facilmente rilevabili nella prassi professionale,

Il fatto però che si presta ad una considerazione di qualche interesse è la coincidenza di vedute fra Levy e Houellebecq che porta a una possibile identità culturale, come semplice dialettica degli opposti. Considerazione che non può essere condivisa da alcuni nostri intellettuali più propensi a vivere nella separazione e nella divisione. Personaggi che non hanno predisposizione a nuove idee e a qualche pensiero originale, ma, quando scrivono, confezionano polpettoni indigesti, di una banalità assoluta. Sono quelli che vogliono apparire sul palcoscenico mediatico e si limitano – si fa per dire – a lanciare anatemi su l’uno o sull’altro, e lo fanno quando fa loro comodo e una brezza improvvisa li scuote da loro torpore. Così, accade in questi giorni, Lorsignori criticano aspramente il viaggio di Levy in Ucraina, ritenendo la sua una esibizione inutile e concertata con i suoi padroni per interessi di parte. Invece, sarebbe bene pensare che ogni azione è criticabile, ma non censurabile. Levy, almeno, si espone a critiche anche malevole. Altri nel loro tinello fumano e bevono il caffè.

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Laureato in Architettura svolge la sua attività professionale a Milano dove apre uno studio di progettazione e consulenza nel campo edile e, nel contesto di iniziative parallele, si dedica a progetti di allestimenti e comunicazione a livello internazionale. Redige numerose relazioni di ricerca e approfondimento di temi tecnici e scrive libri per associazioni di categoria. Collabora a giornali e riviste con articoli di architettura, con particolare riferimento alla città e allo sviluppo urbano. Partecipa come opinionista a trasmissioni televisive nell’ambito di iniziative volte a descrivere con spirito critico la città nei suoi molteplici aspetti e funzioni. Attualmente sta preparando un libro sulla città globalizzata, sui rischi della perdita della sua identità in quella che la cultura sostenitrice del processo di assimilazione progressiva chiama “residenza disaggregata”.