“La città lontana” di Adelelmo Ruggieri è solo per chi sa vedere

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Solo dentro i misteri del mistero che è l’uomo puoi cercare certi perché. Con in mano la raccolta delle poesie del marchigiano Adelelmo Ruggieri, La città lontana (Marcos y Marcos, 2021, pp. 240, € 20), viene da chiedersi per esempio cos’ha di particolare quel cielo, per aver acceso lo sguardo di Leopardi, per darci ora idilli delicatissimi.

“Nella sua stanza da ragazzo/ Alle due del pomeriggio, dopo pranzo/ C’era una luce speciale/ Quando tirava tutta su la tapparella/ Il sole per intero l’irraggiava/ E lui se ne stava disteso, sereno/ In quella luce le cose/ Se ne stavano naturali e calde”.

Nessun bisogno di parole sforzate: basta uno stereotipo, l’aggettivo ”speciale”, a svelare un segreto nascosto sulla superficie delle cose. C’è un silenzio, una pacatezza, una lontananza, appunto, dal disturbo delle città affaccendate. Dalle parole rampanti, che provano sempre a vincere qualche penosa battaglia persa. E poi Ruggieri ha un’altra capacità straordinaria: abbassare il rumore interno, l’affannarsi del cuore che dà la voce stridula e rende meno capace lo sguardo.

Il dolore c’è, ma è maestoso e fermo. A volte lo aggredisce come un parossismo di gocce d’acqua che si accumulano. Oppure è assedio di parole, in bilico, tremanti: “le ore belle/ e quando stavo a pezzi, e gole e gore e nervi/ e nevi”. O gli permette di entrare dentro le ragioni degli accadimenti casuali, fino a disporlo a “lavare il pavimento sotto le lapidi” con più verità, con più pietà (rima ontologica).

Sono itinerari coraggiosissimi, ma, ecco, nella pietà del cielo che è la pioggia, “l’aria poi si pulisce” e “diventa/ Più celeste che mai”. Un cuore fatto paesaggio, finalmente in pace, muto. Crederemmo fosse quello del poeta; invece è il cuore-tutto dell’essere amato, tutto linfa, tutto motivo per sperare. “Stiamo parlando, era ora/ Ci stiamo guardando negli occhi/ Mi arriva in fronte la luce chiara/ Dei tuoi occhi”. Il tempo si riassume tutto in quell’“era ora” – non servono i calendari e le agende. Il resto è luce: appunto, tutto.

“E quell’aria sottile sul tuo corpo/ Disteso in un campo di maggio/ Tra i tulipani, e non è ricordare/ È di più”. Un verso finale che poteva risparmiare all’umanità tanto fragile accumulo di trucchi per sopravvivere, tanta aggressività finita in qualche pagina di giornale.

“[…] questo verbo, per esempio/ Trasalire, al solo dirlo ripete/ Che succedeva quando ti vedevo/ Quell’impaccio che diventa sussulto/ Quello spavento che non è che gioia”.

Mette i brividi il coraggio con cui Ruggieri mostra cosa vale e cosa no e come ciò che vale sia proprio ciò che il mondo tendenzialmente non fa e non considera.

“Quanto pesa una formica?/ Un grammo?/ Molto meno di un grammo/ Cammina sveltissima la formica/ Solo il sale la ferma/ La sola ragione di esserci stato sei tu/ Sei tu il sale che mi ferma qui”.

Formiche o forme: ha ancora occhi, il mondo, per vedere?