La dimensione del “Noi” Vittorio Cuculo racconta la genesi di Ensemble

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Vittorio Cuculo la promessa del sassofono jazz italiano ha firmato Ensemble, il nuovo disco firmato Vittorio Cuculo Quartet Incontra i Sassofoni della Filarmonica Sabina “Foronovana”, disponibile sui principali digital stores e in copia fisica da martedì 18 maggio 2021. Prodotto dall’etichetta Wow Records di Felice Tazzini e Francesco Pierotti, in questo album, insieme al sassofonista Vittorio Cuculo (sax alto, sax soprano in Misty), compongono la sezione ritmica Danilo Blaiotta, pianista di talento della nuova generazione, Enrico Mianulli, contrabbassista di notevole esperienza e solidità ritmica e, dulcis in fundo, una vera e propria leggenda vivente della batteria jazz nazionale e internazionale: Gegè Munari.

Ensemble è un disco concepito con l’intenzione di far emergere lo spirito di aggregazione fra tutti i musicisti. Come avviene l’incontro tra personalità diverse come le vostre all’interno del vostro quartetto?

La composizione del quartetto asseconda lo spirito di incontro, pur nella differenza delle singole esperienze maturate. Il Vittorio Cuculo 4tet feat. Gegè Munari, infatti, mette insieme personalità diverse, con approcci strumentali, stili e modi di suonare che nella diversità trovano un punto di equilibrio all’interno del gruppo. Con Enrico Mianulli, al contrabbasso, mio assiduo collaboratore, ci conosciamo e ci frequentiamo musicalmente da un po’ di tempo, e con il suo black sound mainstream apporta precisione, leggerezza al progetto. Danilo Blaiotta, poliedrico pianista, contribuisce, con il suo approccio fresco e moderno, a dare ulteriore spinta al nostro stare insieme, dando un tocco di eleganza e stimolando percorsi ulteriori. Sicuramente il quartetto è la formazione ideale con la quale mi esprimo al meglio. Con “The Legend” Gegè Munari, Danilo Blaiotta, Enrico Mianulli, ho condiviso tanti momenti particolarmente belli. Il jazz è così, è capace di questa magia: quando si ha la fortuna di poter contare su compagni e musicisti così, alla fine tutto si incastra magicamente nel modo giusto.

Cosa vuol dire la dimensione del NOI nel fare musica e quanto è diventata importante dopo la pandemia?

In generale, per chi fa il musicista la dimensione del Noi è molto importante, perché si fa parte di una piccola comunità all’interno della quale si opera in maniera creativa in base a percorsi fra loro comunicanti e la creatività, anche quando viene esercitata apparentemente in modo individuale, non è mai solitaria. In particolare, nel Jazz tutto questo è ancora più evidente, soprattutto in ragione della sua struttura e della sua storia: l’improvvisazione e l’interplay tra i musicisti sono due pilastri che caratterizzano questa musica. La pandemia ha colpito tutti, fisicamente, economicamente e psicologicamente. Un evento così disastroso non può che lasciare il segno. Per quanto mi riguarda, ho riflettuto sulle esperienze fatte, ho studiato, ho chiuso il percorso degli studi accademici. Ho sofferto la situazione, perché per un musicista il contatto con gli altri ed il pubblico è vitale. Ho quindi sperimentato come sia importante stare uniti, fare gioco di squadra, puntare sulla relazione umana. Questo è fondamentale ed è l’insegnamento che mi pare di poter cogliere.

Ensemble “è l’idea che il senso dell’appartenenza a un organismo più grande, in questo caso il jazz, debba essere recuperato e rinvigorito, donandogli acqua e linfa, così come si fa con una pianta, per farla crescere bella e robusta”.  Come è nata e continua a crescere oggi la sua passione per il jazz?

In casa, insieme a mio fratello, che è un violinista, fin da quando eravamo piccoli, è sempre circolata la musica, classica, leggera, jazz. Mia madre è pianista ed insegna, mio padre è anche lui un grande appassionato di musica. Sono arrivato al jazz passando per le percussioni classiche e per la batteria. Ho suonato nella JuniorOrchestra, un’orchestra giovanile dell’Auditorium parco della musica di Roma, ho anche studiato la marimba, ero arrivato ad usare 2 battenti per ciascuna mano. Poi un giorno, da mio padre ho sentito in un disco il sax di Parker ed è stata la svolta. Ho quindi iniziato a studiare sistematicamente il sassofono e ad ascoltare tanto jazz, formandomi anche con l’ascolto della musica dei più grandi, oltre che con l’insegnamento dei docenti. La mia passione per il jazz, nonostante le tante e continue difficoltà, cresce e si alimenta per quella spinta ritmica che sta alla sua base e che mi ha sempre catturato, affascinandomi. Direi che ritmo e improvvisazione sono il fuoco che alimenta la mia passione.

La tracklist è formata da nove brani, appartenenti alla tradizione jazzistica, eccezion fatta per Brava, che apre “la chiave” dell’album ad una sua ospite speciale, la talentuosa cantante Lucia Filaci. Quanto l’amore alimenta la creatività per un artista?

La scelta dei brani da eseguire e da porre all’ attenzione dell’ascoltatore è stata in realtà abbastanza naturale, seppur comunque pensata e studiata in ogni dettaglio. La presenza di musicisti di grande esperienza come “The Legend” Gegè Munari, di importantissimi arrangiatori come Roberto Spadoni, Mario Corvini, Massimo Valentini e Riccardo Nebbiosi, e i miei meravigliosi colleghi e amici Danilo Blaiotta e Enrico Mianulli, uniti all’Ensemble di sax e alla voce di Lucia Filaci è stata una carta vincente e un mix musicale vincente anche nella scelta del repertorio e dei diversi brani da sottoporre all’attenzione del pubblico. Tutto quello che accade intorno al musicista lo influenza e l’amore, poi, è certamente un sentimento, anzi il sentimento vitale che alimenta la spinta verso il domani. Non saprei dire quanto influenzi la creatività. Posso dire che l’amore porta pienezza e libertà nell’ essere noi stessi.

Nel suo album hai avuto l’onore di avere come partner una vera e propria leggenda vivente della batteria jazz nazionale e internazionale: Gegè Munari. Quanto l’incontro intergenerazionale ha donato linfa vitale al vostro modo di fare musica?

La collaborazione con il grande Gegè Munari, “The Legend”, era già avviata nel mio esordio discografico “Between”, uscito per AlfaMusic. Quando ho avuto la fortuna di conoscere questo leggendario batterista, ero intimorito dalla grande importanza della sua figura e dalla sua significativa autorevolezza nel mondo Jazzistico. La prima volta che ebbi modo di incontrarlo ho subito notato il suo sorriso e la sua grande vitalità, mi disse, e mi dice sempre, che la cosa più importante nella musica è il divertirsi e lo star bene: fu un momento che mi toccò l’anima e il cuore. Vedere una grande figura come quella di Gegè, che ha suonato con tutti i più importanti Jazzisti del mondo, aver sempre la voglia e l’entusiasmo di suonare e di divertirsi con altri musicisti, mi ha davvero emozionato e colpito positivamente, trasmettendomi il desiderio di far sempre del mio meglio. Gegè Munari è un grandissimo batterista che con il suo drumming è punto di riferimento di intere generazioni, un drumming che viene da lontano, carico di uno swing trascinante che ha respirato e immagazzinato musica sui più rinomati palchi italiani ed europei. Gegè rappresenta per me, per il gruppo e per il progetto, quella benefica esperienza sempre pronta a donarsi.” The Legend” Gegè Munari è e rimarrà sempre un punto di riferimento per la mia vita.

Nella sua valigia dell’artista, da un punto di vista umano, quali sono le tre cose che porta con sè ?

La gioia di vivere un’esperienza particolare ed unica, in una realtà diversa da quella dalla quale provengo; la consapevolezza che la musica è una lingua universale in grado di superare gli steccati culturali e unire persone, paesi assai diversi; le emozioni molto forti vissute e che mi lasciano dentro un pezzetto di ogni posto dove ho suonato.

Se chiude gli occhi, qual è il sogno nel cassetto da realizzare?

Nell’immediato ho un piccolo ma grande sogno che mi piacerebbe realizzare: che questo lavoro discografico possa avere un riscontro positivo anche in termini di accoglienza nei festival, nelle sale da concerto o all’aperto, dove poterlo suonare, magari riuscire ad organizzare un piccolo tour, perché per l’impegno e per l’entusiasmo profuso è sicuramente un progetto che merita. Sulla bontà del progetto, nelle note di copertina, si si sono espresse figure capitali del Jazz: Paolo Fresu, Stefano Di Battista e Eugenio Rubei (li ringrazio e li ringrazierò sempre tanto per il loro incoraggiamento e sostegno). Sono consapevole delle difficoltà economiche ed organizzative presenti in questo momento, però mai rinunciare al sogno…

Idee per il futuro ne ho, avrei già in mente un’idea da sviluppare per un prossimo progetto, ci devo lavorare in termini di realizzazione, ma il seme è già presente.

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