“Life”, il primo “film senza immagini”

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Un progetto corale, con 107 attori tra grandi voci del cinema e della pubblicità, che ripropone in chiave nuova i tanto amati romanzi radiofonici degli anni Cinquanta, con la voce come mezzo di comunicazione privilegiato per tradurre immagini e delineare il profilo psicologico dei personaggi. Parliamo di “Life”, il primo “film senza immagini” – attualmente in fase di montaggio e di prossima distribuzione online – che, riportando alla ribalta l’audiodramma, ne fa un’eccellenza italiana utilizzando lo stile del doppiaggio cinematografico e coinvolgendo famosi professionisti del settore. Tratto dalla trilogia letteraria dell’attore e speaker riminese Alex Poli, edita da Booksprint, e realizzato con Voci.fm, l’audiofilm – scritto e diretto dallo stesso Poli – può essere definito un thriller esoterico strutturato sulla vicenda di John Templar (Roberto Pedicini, doppiatore italiano di Kevin Spacey e Jim Carrey), ambizioso produttore televisivo americano, che mette a punto uno show di grande successo dal cosiddetto “Libro del Destino”, volume magico che al solo tocco descrive tutta la vita di chi ne viene a contatto.

“Life”, il primo “film senza immagini”

Ma quando un concorrente muore dopo aver scoperto la data della propria fine, tutto assumerà toni drammatici. A dare voce alle parole di Poli, interpreti d’esperienza e giovani leve, scelte attraverso un contest. Un progetto crossmediale, che dalle pagine scritte e dall’”audio movie” diventerà anche un film e una serie tv. La storia nasce da una toccante esperienza dello stesso Poli, inconfondibile voce di tanti celebri spot, speaker di Rtl 102.5 e per oltre vent’anni di Rete 4. “”Life” è stato concepito cinque anni fa dopo un particolare evento che mi è accaduto – racconta – dovuto a un aneurisma cerebrale che ha arrestato il mio cuore per due minuti e mezzo, durante i quali ho fatto un giro “dall’altra parte”. Un’esperienza unica che mi ha lasciato però una grande ricchezza in termini di consapevolezza, e quando mi sono risvegliato è scattata l’idea della storia. La domanda a monte è la seguente: ”E’ così importante correggere il futuro? E se potessimo farlo, avremmo mai il coraggio di affrontarlo pur sapendo che in un dato giorno non ci saremo più?”. Elaborando questo pensiero a seguito di quello che aveva vissuto, l’artista si è soffermato sulla possibilità del concetto del libero arbitrio che, in base a quella esperienza particolare di contatto con l’aldilà, va oltre le singole scelte di ogni giorno, assumendo un significato legato ad un cambiamento profondo, in grado di scavalcare la legge universale della relazione lineare causa-effetto. “Nel momento in cui tu pensi e agisci in un modo e ricevi un effetto risposta diverso rispetto allo schema precostituito, cambia anche il libero arbitrio – ha osservato Poli – Per cui ho buttato giù un canovaccio chiedendomi come giustificare proprio l’umana libertà di scelta. Da qui l’idea del “Libro del Destino” di “Life”, che corrisponde a questo pensiero romanzato, comunicato però nella maniera più chiara possibile, evitando i possibili fraintendimenti di un pensiero astruso e complesso”.

Puoi dirci qualcosa in più su questo gioco inventato da Templar?

“Lui crea il gioco dopo aver rubato questo volume ad uno sciamano di Tulum, in Messico, presso una tribù che non ha contatti con la civiltà. I giocatori scommettono consapevolmente sul loro futuro attraverso le ruote della vita, enormi slot machine che danno dei numeri corrispondenti alle singole pagine del futuro che andranno a sfogliare, a loro rischio e pericolo, perché in quelle date potrebbero anche non essere più in vita. Però c’è una parte del loro futuro che poi si avvererà pedissequamente, perché dimostreremo attraverso il romanzo che non serve intervenire col classico libero arbitrio, dato che inesorabilmente si va incontro ad un destino già scritto. Per John è diverso. Anche lui subisce gli effetti del destino ma, grazie ad una catarsi spirituale, riesce a cambiare letteralmente il suo futuro. Ci sarà quindi una differenza tra i concorrenti che operano le scelte di tutti i giorni, subendo inesorabilmente un destino, e il protagonista che attua un vero e proprio cambiamento interiore”.

Life” quindi sembra veicolare un messaggio sociale in linea con l’attuale periodo storico, che dovrebbe sancire una riscoperta del sé. E’ così?

“Il messaggio finale sta proprio nella sollecitazione ad abbandonare la falsariga su cui si è costruita l’attuale società, imperniata sull’io e non sul noi, con tutti i problemi che questo comporta. Per cui “Life” prelude quasi, come opera veggente, avendola scritta qualche anno fa, a questo attuale periodo di trasformazione – sotto l’egida dell’Era dell’Acquario – in cui stiamo andando e passeremo attraverso il caos, come ci passa John Templar, per poi assurgere e rinascere attraverso la catarsi. Lui arriverà a parlare a un certo punto con gli alti vertici della società e grazie al “Libro del Destino” farà vedere quale sarà il futuro a cui l’umanità andrà incontro continuando a seguire i binari della società fondata sull’ego”.

“Life”, il primo “film senza immagini”

Il cast del tuo audiofilm è una vera e propria “nazionale” di interpreti: dalle voci del cinema (Pedicini, Carlo Valli, Maria Pia Di Meo, Chiara Colizzi…) ad attori, speaker, come Natale Ciravolo ed Eric Alexander, e giovani leve (Riccardo Isgrò, Jvonne Giò, Emanuele Anastasio…).

“A Carletto ho già proposto una parte nel film. E’ stato eccezionale così come Roberto, Edoardo Siravo, grandissimo attore, ed Emanuela Mulè, una della bravissime attrici coinvolte nell’audiofilm. Il cast è ricchissimo e ognuno è perfetto nella propria parte. Ci sono anche alcuni attori giovani, ugualmente bravi che ad incarnare il carattere che avevo in mente e mi complimento ancora una volta con loro. E’ tutto studiato al millesimo. I dialoghi li monto personalmente, e ho tutte le colonne originali che poi vado ad ambientare con l’ingegnere del suono Gianluca Carbone, anche autore di una suite di 65 brani che utilizzeremo sia nel film che nella fiction. Una cosa enorme”.

Nei panni di Titan, co-protagonista della vicenda, Claudio Sorrentino, indimenticabile voce italiana di John Travolta e Mel Gibson, scomparso nei giorni scorsi. Un tuo ricordo.

“Con grande nostalgia e dolore dedicherò quest’opera a Claudio, che ascolterete all’inizio delle puntate e che oggi mi manca da morire perché ci conoscevamo da oltre 35 anni. Nel 1987 avevo fondato nella mia città l’emittente privata Rimini Hot One Hundred e feci una serata di inaugurazione all’Altromondo Studios, presentata assieme a Susanna Messaggio. Invitai Claudio, Pino Colizzi, Tony Esposito e Antonio Colonnello, voce di J.R. in “Dallas”. Assieme abbiamo realizzato uno show doppiando “Arma letale”, uscito da poco, e da allora io e Claudio ci siamo tenuti in contatto costantemente. In occasione di “Life” abbiamo ripreso a frequentarci e abbiamo concepito un progetto che era nel suo cuore da anni e che dopo tante riunioni stava prendendo forma. Si trattava di un’accademia del cinema di alto livello in collegamento con l’Actors Studio che lui avrebbe diretto, con due sedi, una a Roma e l’altra a Milano. Claudio era un amico vero perché percepivo da parte sua un vero affetto, e sentivo un legame che non si può definire a parole, ma di cui avvertivo la presenza costante”.