Piazza Fontana: come e perché Pinelli morì?

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fonte immagine marcelloveneziani.com

Il mistero di Piazza Fontana si risolverà quando verrà data risposta certa a queste due domande: 1) Come morì Pinelli? 2) Perché morì Pinelli?

Il libro del giornalista Pierangelo Maurizio, Piazza Fontana. Tutto quello che non ci hanno detto (Editore Settimo Sigillo, 2019, 394 pagine, 30 €), non dà risposte ma mette chiarezza: auto-pubblicato nel lontano 2001, è uscito a dicembre 2019 in seconda edizione identica alla prima. Perché? Semplicemente perché ogni virgola del libro è valida ancora oggi a distanza di tanti anni.

Nella gran messe di produzioni editoriali date alle stampe in occasione del cinquantesimo anniversario dell’eccidio di Piazza Fontana, questo libro passerà del tutto inosservato per due ragioni.

"Piazza Fontana. Tutto quello che non ci hanno detto" di Pierangelo Maurizio presenta una tesi “contro” rispetto alla vulgata su Piazza Fontana

La prima: lo pubblica l’editore Settimo Sigillo, cioè quanto di meno mainstream si possa immaginare, con un catalogo, come dire?, decisamente “fuori moda”.

La seconda: Maurizio contestualizza l’attività degli anarchici, illuminando quelle zone oscure della prima fase delle indagini alla quale successivamente si aggiunse la seconda, quella sui “neri”.

Nessun indizio autorizza tesi colpevoliste e nessun alibi traballante è indice di colpevolezza: Maurizio afferma di esser stato fra i sostenitori di Pietro Valpreda all’epoca della sua incriminazione e, non a caso, Piazza Fontana. Tutto quello che non ci hanno detto è dedicato sia a lui che a Pinelli, con una citazione di Valpreda in esergo.

Le molte pagine del libro contengono una gran quantità di informazioni dettagliate, apparentemente marginali ma in realtà dirimenti alla luce di una lettura del fenomeno diversa rispetto alle acquisizioni generalmente condivise, presentando al lettore molte informazioni minute poco note anche a chi ne approfondito lo studio dell’episodio storico di Piazza Fontana. Al punto che il libro va letto prestando attenzione anche alle famigerate note a pié di pagina.

Una parte del libro è dedicata all’attività storica degli anarchici, con una lunga parentesi sulla strage al Teatro Diana di Milano nel 1921.

Per citare la scheda editoriale del libro: “Dopo 50 anni c’è una verità giudiziaria: la strage di Piazza Fontana è nera. Ma non è detto che sia la verità storica“. 

Nel contrasto fra nozioni acquisite e piste investigative abbandonate il libro di Pierangelo Maurizio si inserisce come una luce interstiziale nell’oscurità del quesito fondamentale: o si capisce perché Pinelli morì o non si saprà mai la verità su Piazza Fontana.

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Nato a Milano, vivo e lavoro a Milano. Giornalista pubblicista. Laurea in Filosofia. Coordinatore di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale e presso CulturaIdentità (RG Produzioni, Milano). Scrivo di macchine e moto su Drive'n'Ride. Ho curato cento mostre di arte contemporanea in Italia, in collaborazione con svariate gallerie d'arte; i relativi testi critici sono tutti pubblicati a catalogo e online. Ho scritto una monografia pubblicata da Skira. Nel 2016/17 sono stato coordinatore del gruppo Cultura del movimento politico di Stefano Parisi Energie PER l'Italia, candidato sindaco di Milano alle elezioni 2016. Ho prodotto un magazine cartaceo d’arte contemporanea a colori su carta patinata, presentato a diverse fiere internazionali d’arte contemporanea e di cui una copia è conservata al Centre Pompidou di Parigi. Attualmente sono conservatore della Biblioteca della casa-museo Fondazione Giancarlo Sangregorio di Sesto Calende (Varese). Profilo completo qui: https://www.linkedin.com/in/emanuele-beluffi/

5 Commenti

  1. I soliti servizi segreti e le destre che cercano di rifarsi una verginita’ dopo tutte le stragi eseguite e la droga,si’ la droga smerciata e usata per combattere i movimenti democratici che davano fastidio agli USA,niente di nuovo sempre servi negli anni 20 degli agrari e degli industriali,negli anni 30-40 dei nazi fascisti e negli anni 60 della CIA,il loro ideale :” FRANZA O SPAGNA PURCHE’ SE MAGNA”

  2. dove impera la sinistra succede il disastro, ne abbiamo le prove:Russia Cina, Cuba, Venezuela, Zimbabwe, Italia Grecia, ecco dove la sinistra comunsocialista ha distrutto i paesi e impoverito i popoli, senza contare i morti… e quelli sono tanti!!!! La Russia e la Cina sono diventate capitaliste, ma come prima il capitalismo lo odiavano?? ora sono progredite, mentre le altre nazioni, Italia compresa sono sul baratro, *ORA* non nel 2011,i soldi c’erano eccome tant’evvero che abbiamo aiutato la Grecia e la Germania con una pacca di miliardi….ora????meno male che io abito in Usa!!!!!

  3. o lo so bene perche pineçlli mori’…poco manco’ che anni prima ci volassi pure io giu da quella finestra…e da perfetto innocente..come il pinelli…solo che qualcuno-..forse per liberarsi dalle attenzioni pressanti dei questurini..disse che io sapevo qualcosa su un assalto..io che da studente universitario..ma ammaliato come de andre dei bassifondi..frequentavo Via del campo…;Mi ritrovai in pigiama e pantofole catapultato a Milano e seuqestrato sette giorni nelle celle nelle fondamenta di fatebene fratelli..vere camere di tortura psicologica..al settimo giorno..fui appeso dalla finestra…parlo del 1966..Visto che non ne sapevo niente veramente..il giorno dopo fui messo alla porta IN PIGIAMA E PANTOFOLE. Nel 1967 nme ne andai all’estero e non ritornai mai piu’ in Italia

  4. negli “anni di piombo” quando succedevano fattacci del genere il partito comunista in combutta con i sindacati organizzava per il giorno successivo la manifestazione “antifascista” (per rimescolare le carte e le verità) anche quando ad “operare” erano le brigate rosse, e così facendo diventavano complici dei terroristi rossi e neri! e quando più la magistratura(alcuni magistrati)si avvicinavano alla verità rossa, più aumentavano le manifestazioni antifasciste!

  5. In questo paese adulterato dall’antifascismo in servizio permanente effettivo, la sinistra ha sempre prosperato alimentando la damnatio memoriae verso “piste nere” – da Piazza Fontana alla Strage di Bologna – mai dimostrate di là da ogni ragionevole dubbio con sentenze emesse da toghe non di rado cromaticamente affini al vermiglio. Perchè verità processuale e verità ontologica spesso non collimano.

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