E dopo la tomba lo Stato ci segue anche nell’Aldilà..

0
Foto di 8926 da Pixabay

Il dubbio è se leggere l’ultimo libro di Nicola Porro possa fare bene alla salute o far schizzare le transaminasi degli italiani, soprattutto quando in Parlamento c’è da esitare la legge di stabilità (la vecchia finanziaria, per intenderci).

Con Le tasse invisibili. L’inganno di stato che toglie a tutti per dare a pochi (La Nave di Teseo, 205 pagine, € 17), il vicedirettore del Giornale e conduttore di Quarta Repubblica vuole sfogarsi e puntare il dito sui troppi deliri che accompagnano l’asfissiante cappa tributaria del sistema Italia.

In ultimo sono arrivate le tasse su merendine e plastica. «L’imposizione fiscale si è adeguata ai tempi e alle mode: oggi la tassa è buona, politicamente corretta, biologica e verde. Come alcuni superbatteri, le imposte sono così diventate immunoresistenti agli antibiotici conosciuti».

La verità è che ormai non c’è più spazio per parlare di una tassazione giusta, utile, «bella» (memento Tommaso Padoa Schioppa) o necessarie.

Dopo il fallimento nell’elargizione dei servizi (spesso scarsi o inesistenti), bisognava inventarsi dell’altro per riuscire a mette le mani nelle tasche degli italiani per far quadrare dei conti che non tornano mai.

Ecco arrivare quindi la lezione morale, la ramanzina che ci inchioda alle presunte responsabilità del contribuente italiano circa i mali del mondo.

«Le nuove tasse si giustificano per emergenze tutte da dimostrare, su comportamenti che in modo arbitrario si ritengono socialmente deprecabili. Le tasse invisibili sono etiche ed ambientali. Sono richieste non già per migliorare le condizioni del presente, ma per evitare i drammi di un futuro catastrofico, che si dà per certo».

Nicola Porro non dimentica di ribadire ciò è sempre stato, con buona pace di Gad Lerner e gli altri distributori non autorizzati di patenti politico-culturali: un liberale sine glossa. Uno di quelli che le imposte è disposto a pagarle tutte, ma senza sentirsi preso in giro (o sotto scopa) da uno Stato che non sempre fa il suo dovere.

«I socialisti volevano occuparsi dei cittadini dalla culla alla tomba, i loro nipoti hanno scoperto che ci si può occupare anche dell’aldilà. La morale resta la solita. I nostri rappresentanti passano gran parte del loro tempo, per di più pagati da noi, a cercare un modo per spillarci quattrini. Sempre per il nostro bene. Si intende».

 Le tasse invisibili, il libro di Nicola Porro

Di paradosso in paradosso si arriva alla situazione attuale, dove l’aumento delle pressione fiscale in Italia (ma anche fuori) assume delle percentuali irrazionali, tant’è che dagli anni Sessanta «ogni anno il prelievo pubblico è aumentato dell’8 per cento». Il tutto è figlie delle deleghe in bianco che nel tempo i governati hanno concesso ai governanti.

Alexis de Tocqueville, prima di altri, aveva capito che sarebbe andata a finire così: «I popoli democratici che hanno introdotto la libertà nella sfera politica mentre aumentavano il dispotismo nella sfera amministrativa, sono arrivati a delle situazioni fortemente paradossali. Quando si tratti di questioni di ordinaria amministrazione che richiedono solo il ricorso al buon senso – scriveva quasi duecento anni fa – essi ritengono che i cittadini ne siano privi; quando si tratti di governare tutto intero il territorio dello Stato, essi attribuiscono a questi ultimi prerogative immense. Ma è difficile immaginare che uomini che abbiano rinunciato del tutto all’abitudine di decidere per le loro cose possono riuscire a scegliere bene quelli che devono governarli». Ecco il punto.

ADERISCI A CULTURAIDENTITA’: TESSERATI ANCHE TU!