Angelo De Santi, il gesuita che “sistemò” una volta per tutte la musica sacra

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Le opportunità del tempo. Angelo De Santi e la Scuola Superiore di Musica Sacra I secoli del Seicento e del Sette-Ottocento lasciarono nella musica liturgica, contrariamente a quanto si possa pensare rispetto a una stagione aurea, effetti devastanti.

Prima botta: nel 1614 venne pubblicata la cosiddetta Editio Medicea del Graduale Romano, il testo liturgico con il repertorio gregoriano della Messa. Gli esteti rinascimentali corressero arbitrariamente le melodie e i melismi tagliando quasi totalmente quelli sulle sillabe finali. Ne risultò un canto artificioso e tanto monotono da esser definito cantus planus, canto piano. Tale edizione, che inizialmente si spacciò falsamente come curata da Palestrina, venne ristampata ancora nel 1870 a Ratisbona e su tale edizione la Santa Sede pose un privilegio editoriale.

Secondo aspetto tragico (per la musica sacra) fu il melodramma: nell’Ottocento, tutta la musica da chiesa italiana era quella dell’opera lirica. Gli organisti si dilettavano in trascrizioni di arie celebri di Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi; i compositori si impegnavano nel realizzare cavatine per l’elevazione, marce per l’offertorio, polke per la comunione; e, infine, gli organari costruivano addirittura gli organi con appositi registri in grado di riprodurre gli strumenti dell’orchestra (violini, trombe, fagotti, ottavino, timpani, campanelli…). Questa era la musica “sacra” in Italia nell’Ottocento.

È evidente che, in una simile situazione, si rese necessario un pesante intervento: Pio X, il 22 novembre 1903, promulgò un motu proprio (Inter sollicitudines) in cui mise al bando la musica operistica dalla liturgia e invocò l’edificazione di una scuola specializzata in musica sacra. Ma dietro a papa Pio X ci fu un’altra figura, finora ritenuta marginale: padre Angelo De Santi. A gettare luce su uno dei maggiori protagonisti del movimento italiano di riforma della musica sacra ci ha pensato Ramon Saiz-Pardo Hurtado, musicologo e docente presso la Pontificia Università Santa Croce, con Le opportunità del tempo. Angelo De Santi e la Scuola Superiore di Musica Sacra (Olschki Editore, pagg. 247, euro 38).

De Santi non fu musicista, egli stesso si definì «cultore di studii musicali, per la parte scientifica ed erudita». E proprio per questo, nel marasma ottocentesco tra melodramma e un gregoriano stuprato e inespressivo, ritenne doveroso «dare un fondamento teologico alla musica sacra e liturgica». Il libro di Hurtado ripercorre dettagliatamente, con perizia granitica, le orme di padre De Santi: giunto a Roma da Zara con il «fermo proposito di scrivere saggi su temi apologetici, teologico-liturgici e storici relativi alla musica sacra, per cercare di porre rimedio a una situazione che era confusa perfino nei suoi fondamenti teorici», il gesuita, nel 1892, scrisse una bozza di Regolamento per la musica sacra emesso, poi, nel 1894, dalla Sacra Congregazione dei Riti. Quello stesso documento, riportato nel volume di Hurtado, costituirà il canovaccio (molto spesso in modo letterale) per il documento papale del 1903: padre De Santi, dunque, autore del motu proprio di Pio X e stretto collaboratore di papa Sarto, fu il maggiore riformatore italiano di musica sacra. Non solo: grazie all’impulso desantiano si giunse anche all’istituzione di una Scuola Superiore di Musica Sacra dove il canto gregoriano iniziò a essere insegnato secondo il nascente e aggiornato metodo di Solesmes basato sugli antichi codici manoscritti.

Impossibile elencare e ripercorrere tutte le tappe della biografia di padre De Santi e dell’intera opera di ricostruzione della musica liturgica da questi operata: il volume di Hurtado, miniera di citazioni, documenti, testi inediti e passi di diari privati, lo fa esaustivamente ridonando la giusta collocazione a uno dei protagonisti più ignorati della musica sacra tra Otto e Novecento. Un bel regalo natalizio per chi ama la musica sacra, inconsapevole del fatto che, senza De Santi, probabilmente quella stessa musica avrebbe percorso ben altre strade.